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Pandemia e smart working

Nell’ultimo anno, il ricorso allo smart working è stato forzato dalla situazione emergenziale. Questo ha accelerato un fenomeno che era già in corso.

Pandemia: un acceleratore del lavoro agile

La pandemia ha chiaramente velocizzato il processo di passaggio allo smart working. Una tipologia di lavoro usata ben prima dell’emergenza sanitaria. È noto da tempo infatti, e più volte abbiamo trattato l’argomento, che la produttività per aziende che utilizzano il lavoro agile, aumenti del 15% (dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). Si stima infatti che abbia velocizzato un processo (pochi mesi) che, in fase normale, le aziende avrebbero impiegato due anni per raggiungere.

Alcune aziende, hanno deciso di passare al lavoro flessibile in maniera permanente. È il caso di Revolut, fintech inglese, dove il passaggio al lavoro flessibile lo hanno deciso i lavoratori. Saranno infatti loro a scegliere dove lavorare, terminata la pandemia. In ottica di flessibilità l’azienda riprogetterà anche gli spazi interni. Saranno cioè presenti zone specifiche per lo sviluppo di nuove idee, zone dedicate alla formazione e altre all’interazione tra colleghi, oltre che con gli esterni (riunioni).

Minore innovazione per le aziende

Se è vero da un lato che il lavoro agile ha spinto ad una maggiore produttività, si assiste però ad un calo della capacità di innovazione di prodotti e servizi. A cosa è dovuto? I manager non delegano e hanno più difficoltà ad incentivare team virtuali. Inoltre, la minore presenza fisica in ufficio non permette un ottimale brainstorming.

Pandemia: il benessere al centro

Ripensare l’organizzazione aziendale in modalità flessibile e smart, significa tenere come fulcro benessere e produttività dei dipendenti. Ricorrere al lavoro agile permette anche di dare maggiore valorizzazione ai talenti. Maggiore impegno e produttività, sono consentiti da un ambiente più flessibile e al passo con la variazione delle esigenze del lavoratore.

Nuovi benefit

Nell’anno del Covid-19, sono cambiati anche i benefit apprezzati e richiesti dai lavoratori. Durante il lock down infatti, la costrizione alla solitudine, può aver reso fondamentale il ricorso a sedute di meditazione, ad esempio. Sono perciò meno apprezzate (oltre che per ora inutilizzabili) aree in azienda dedicate a ping pong o calcio balilla.

Responsabilità e sviluppo del talento

Con lo smart working è premiata la capacità personale di riadattarsi ed evolvere, all’evolvere della situazione. Il lavoro agile ha responsabilizzato i lavoratori. Non soltanto perché ora lavorano per obiettivi; volenti o no, tutti coloro che hanno approcciato allo smart working hanno dovuto fare i conti con la tecnologia. Nuovi strumenti, digitalizzazione, innovazione.

Smart working: il pericolo della solitudine

In piena pandemia, si è stati costretti a ricorrere al lavoro agile. All’inizio questo può essere per alcuni stato entusiasmante, perché situazione completamente nuova ed in ambiente di casa. E dunque sull’immediato ha dato una spinta ad una maggiore produttività. Ma sul lungo termine, diventata prassi per sempre più aziende (anche fuori dall’emergenza dei primi tempi), oggi si rischia di cadere nella trappola dell’isolamento e della solitudine. Dunque dell’esaurimento. Il ritorno all’ufficio, anche solo per qualche giorno a settimana, provoca aumento dell’umore. Stare in isolamento ed avere meno rapporti con i colleghi, o comunque parlarci solo tramite video call, ha reso più sterile la comunicazione, rendendo i rapporti più difficoltosi ed univoci.

Smart working e sicurezza informatica

Ora, l’ufficio può essere ovunque. Inizialmente le aziende hanno dovuto adattarsi, dal punto di vista tecnologico, alla situazione emergenziale. Ora hanno avuto modo e tempo di migliorare la loro infrastruttura informatica. Il passaggio al cloud è obbligato: grazie a questo, si ottiene la flessibilità per lavorare ovunque, da qualunque dispositivo ed in qualunque momento. Svincolare l’utente al posto fisico di lavoro ed alla rete aziendale, deve però essere associato ad un ottimo controllo sulla sicurezza informatica. Tutti i dati che escono dai muri dell’azienda, devono essere protetti e non attaccabili.

La sicurezza prima di tutto

Il ritorno nell’ambiente che è dedicato al lavoro, come l’ufficio, deve in ogni caso svolgersi in piena sicurezza. Gli ambienti devono essere sicuri, protetti e accoglienti. 599 europa sanifica gli ambienti regolarmente. Gli spazi vengono sempre tenuti areati. Viene rilevata la temperatura agli ospiti e fornito l’igienizzante mani in tutti gli ingressi. Le riunioni vengono svolte con distanziamento, riducendo il numero di posti disponibili. Viene tenuto l’elenco dei partecipanti per i 14 giorni successivi al meeting.

ufficio flessibile

L’ufficio dopo la pandemia è l’ufficio flessibile

La pandemia da Covid-19 ci ha insegnato l’imprevedibilità, l’adattamento e la resilienza. La capacità di evolvere in funzione del cambiamento, improvviso, ha infatti permesso, in ambito lavorativo, di uscire dall’emergenza adottando strategie di smart working. Strategie che, ora, possono essere affinate, ad un anno dall’insorgenza della pandemia.

Gli ambienti di lavoro sono cambiati in maniera repentina. Abbiamo modificato gli spazi e i comportamenti lavorativi in funzione delle norme di distanziamento. Ma abbiamo anche modificato i tempi ed i modi di lavorare. Si tratta di cambiamenti che ormai sono destinati a rimanere.

Come hanno reagito le aziende

Tramite ridimensionamento degli spazi. In questo momento molte aziende riducono i propri locali, gestendo il personale tramite una marcata rotazione (work-rotation) delle presenze. Questa può avvenire con scaglionamento giornaliero del personale, tramite ricorso in maniera alternata allo smart working. Oppure concentrando le risorse interne sulle attività fondamentali, delegando certe mansioni in maniera fissa allo smart working.

Perciò molte aziende decidono di usare spazi più piccoli, ben serviti, dove appoggiare temporaneamente alcuni o tutti i lavoratori. Altre invece, non potendo appoggiarsi allo smart working, decidono di mantenere grandi spazi, per garantire il distanziamento.

Cosa vogliono i lavoratori

La pandemia ha rimesso al centro la persona. Ha infatti permesso ai lavoratori di capire più esattamente come sentirsi meglio in ufficio. Dopo un ricorso iniziale forzato al lavoro smart, le persone vogliono tornare in ufficio, a quella normalità fatta di colleghi e confronti, fuori dalle mura di casa. Per lo meno per alcuni giorni a settimana.

Ufficio flessibile nel tempo

I lavoratori oggi apprezzano sempre più la gestione del proprio tempo in smart working, pur non dovendo dedicare al lavoro agile tutti i giorni della settimana. Hanno il desiderio di interfacciarsi, di persona, con capi e colleghi. Sebbene ci si sia abituati alle riunioni tramite le applicazioni più varie, è ancora e sempre preferibile incontrarsi di persona. Una grande fetta di lavoratori italiani ha espresso la preferenza verso lo smart working (potendo scegliere tra aziende con orario tradizionale e aziende che ricorrono al lavoro agile). Ma non solo: l’80% di questi, vorrebbe alternare metà settimana in smart e metà da ufficio. In ogni caso, apprezza il lavoro agile per il minore stress del viaggio casa-ufficio. E quello che nel lavoro puramente in smart manca, è principalmente il contatto con i colleghi.

Il tradizionale orario di lavoro, fatto di 8 ore passate in ufficio per 5 giorni a settimana, è destinato a cambiare. Ricorrere alla flessibilità oraria è fondamentale quando i colleghi vivono a fusi orari diversi. Oppure quando un progetto segue una stagionalità o tempistiche particolari. O ancora semplicemente quando si voglia scegliere il tempo da dedicare alle proprie attività personali e/o professionali.

Ufficio flessibile nello spazio

I lavoratori, potendo scegliere, preferiscono anche la gestione personale del proprio spazio. Gli spazi di lavoro devono essere disegnati su misura su chi ci lavora, dando a questi ultimi la possibilità di scegliere il luogo desiderato.

Il commuting, o “pendolarismo”, è il tempo speso dal lavoratore per raggiungere il luogo di lavoro. Per aumentare la produttività e il tempo dedicato al lavoro (dunque il benessere del lavoratore), è opportuno ridurre al massimo gli spostamenti per raggiungere l’ufficio. Come? Deve essere data libera scelta al lavoratore, di lavorare da casa oppure da un locale vicino a casa (il cosiddetto “Working Near Home”). Uno spazio che non è il proprio ufficio, ma ben lo rappresenta. In modo da ricreare l’ufficio, con “colleghi” che non sono i propri ma persone che lavorano in altre realtà. In uno spazio consono in quando a luce, silenzio quando serve, buon ricambio di aria, una buona dose di green e perché no, di arte.

Qui si può ricreare l’ambiente di lavoro, senza perdere tempo in viaggi ed evitando gli affollamenti, ottimizzando benessere e produttività.

Riprogettazione dell’ambiente ufficio.

Il luogo di lavoro deve in ogni caso essere riprogettato. Devono essere creati ambienti vari e differenziati, in una commistione di spazi aperti (per facilitare gli incontri) e chiusi (per garantire la concentrazione). In una alternanza di ambienti altamente modulari e adattabili. Diventa importante dunque avere all’interno della stessa azienda spazi chiusi, zone in open space, meeting room ed aree break.

599 europa: la soluzione ideale in tempi di Covid

Con un notevole risparmio di soldi, energie e tempi, un ambiente multifunzionale come 599 europa, permette alle aziende di concentrarsi esclusivamente sul loro core business. Niente burocrazia, svincolo temporale, un canone mensile comprensivo di tutto, spazi sanificati. In un ambiente estremamente ergonomico e con tutte le dimensioni che devono esserci nell’ambiente di lavoro: aree ad accesso riservato, zone pubbliche e spazi chiusi e privati.

Coworking

Chi utilizza gli uffici arredati in era Covid?

Oggi, vogliamo fare un’analisi di come si sta muovendo il settore noleggio uffici arredati, in epoca Covid.

Chi ha continuato ad usare gli spazi, chi ha ridotto le dimensioni. Dunque chi ha aumentato cambiato i turni di presenza, chi ha smesso definitivamente. Ma anche chi ha iniziato ad approcciarsi all’ufficio arredato proprio ora. Quali conseguenze sta portando il Covid, a breve termine? Minor numero di persone presenti in sede, turnazione per mantenere il distanziamento, riduzione degli spazi da utilizzare.

Cambiamento: presto per fare i conti

Da marzo, ci stiamo gradualmente “abituando” alla mancanza di certezze, nella vita privata come in quella lavorativa. Alcuni settori sono stati letteralmente stravolti da questo virus (pensiamo al settore turistico, alberghiero, alla ristorazione). In questo marasma però, ci sono alcune attività che ne hanno risentito meno oppure che hanno addirittura lavorato di più. È certamente presto per fare i conti di quello che è stato, è e sarà, l’impatto del Covid sulle attività produttive e commerciali. Ma nel nostro piccolo vogliamo vedere chi, dopo due lockdown, ha comunque continuato (o addirittura avviato) la propria attività all’interno dei nostri locali.

La nostra esperienza

Noi stessi, gestori business center, abbiamo, durante il primo lockdown, dovuto interrompere la nostra attività. Mentre quando il Piemonte è entrato in zona rossa, ad inizio novembre, abbiamo potuto continuare ad essere operativi. Con tutte le accortezze anticovid, adeguando i locali secondo le norme e lavorando, dove e quando possibile anche da parte del cliente, su appuntamento.

Chi non ha mai smesso: i settori indispensabili

All’interno dei nostri uffici sono rimaste sempre attive varie attività, a marzo: i settori trasporti, logistica, gas, medicale, energetico; alcuni liberi professionisti, hanno continuato ad utilizzare gli spazi. Ad esempio, il settore edile (tecnici, geometri, architetti) ha spesso continuato a lavorare, soprattutto per stare al passo con gli sgravi fiscali da bonus sull’edilizia.

Riduzione degli spazi

Diverse aziende, sono riuscite a superare indenni la prima chiusura, per poi non riuscire a gestire come prima la seconda. È il caso di telefonia e produzione software, che hanno dovuto diminuire gli spazi in affitto, dunque le spese (o lavorando da casa, o riducendo il numero di uffici occupati).

Riduzione della presenza

Le grandi aziende, che aprono sedi operative da noi, principalmente si occupano di progettazione meccanica. Usano gli uffici per i tecnici o gli agenti di commercio. Hanno lavorato da casa. E quando c’è stata la ripresa, hanno comunque fatto (e stanno tuttora facendo) presenza a turni. Con lavoro in smart working da casa, quando non presenti in ufficio.

Per chi dice no all’home working

Chi proprio non è fatto per lo smart working da casa, e può scegliere (o l’azienda glielo permette) utilizza gli uffici arredati o le postazioni in coworking. È il caso di Marco, agente nel settore edile. Non può viaggiare (come farebbe normalmente per incontrare i propri clienti), ma l’azienda gli ha dato la possibilità di appoggiarsi alle nostre scrivanie. L’ambiente è sicuro, costantemente sanificato. Viene rispettato il distanziamento perché abbiamo ridotto i posti a sedere. Può entrare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Al piano terra un bar aperto con servizio d’asporto. Qualche chiacchiera in piena sicurezza. Insomma, sono molti i motivi che lo spingono a preferire questo spazio rispetto a casa propria. Ad un costo decisamente vantaggioso.

Covid: un’opportunità per iniziare

Alcune aziende, lo abbiamo già detto, hanno lavorato (a casa o in ufficio) più di periodi normali. Qualcuno dice terminerà il 2020 con un fatturato maggiore dello scorso anno. Da maggio, quando è terminato il primo lockdown, ad oggi, diverse attività hanno però trovato il coraggio di cominciare, da zero. È il caso di Claudia, titolare di una piccola impresa famigliare, che ha deciso in un periodo così particolare, di mettersi in gioco, in proprio e noleggiare un ufficio in maniera continuativa nei nostri locali.

Vediamo inoltre uno spiraglio: oggi, dopo qualche disdetta, finalmente una nuova prenotazione, un noleggio a lungo termine. Grazie Fabio!

Al passo col cambiamento

Abbiamo detto essere in un’epoca di cambiamento. Ci siamo tutti dovuti adattare: ad usare le mascherine, il gel, a lavarci spesso le mani. Siamo sicuri che al di là di un vaccino, molti comportamenti rimarranno in noi anche in futuro. Per molto tempo, in ambiente di lavoro, staremo “lontani” da colleghi e collaboratori.

Nei nostri 35 uffici arredati, due sale riunioni, postazioni in coworking e centro congressi, continuiamo a farvi accedere in totale sicurezza. Continueremo a garantirvi il distanziamento, riducendo i posti. A fare sanificazione regolare e ad accogliere i vostri ospiti misurandone la temperatura. Perché in un momento così particolare, siamo sicuri che il miglior modo di farvi stare bene, lavorativamente, sia donarvi un ambiente in cui possiate sentirvi sicuri. Anche se siete obbligati allo smart working.

_Elena

affittaule corsidia

Sale per corsi di formazione in presenza

Sale a Torino e dintorni per corsi di formazione in presenza

L’importanza di un’aula comoda e accessoriata quando si organizza un workshop, un seminario o un corso di formazione a Torino e dintorni

Vuoi organizzare un corso di formazione che si svolge di presenza a Torino? È un’ottima idea! Se sei un educatore, un formatore o un libero professionista questa è l’occasione per costruire relazioni professionali. Ma anche per fare networking, sperimentare nuove modalità per l’apprendimento interattivo, etc.

C’è anche un ulteriore motivo per cui optare per questa tipologia di corsi. Infatti ci sono delle materie e delle tematiche specifiche – spesso legate a un certo grado di manualità e tecnica – che è molto difficile affrontare in webinair o con un insegnante collegato in streaming.

La scelta della giusta location

Dopo aver stabilito corso da tenere, il programma dettagliato e quante ore durerà, ti troverai di fronte a un punto di svolta cruciale. Dovrai cercare una location ideale a Torino e dintorni per corsi di formazione, seminari e/o workshop.

Chi organizza un corso in presenza spesso pensa che basti sfruttare degli spazi che ha già a disposizione. Ad esempio il proprio ufficio, la sala di un’associazione di cui fa parte, bar o locali gestiti da amici e conoscenti, etc. Ma non è sempre detto che questo genere di soluzioni possa andare bene.

Quando si deve scegliere un aula per un corso a Torino sono tantissimi gli aspetti da valutare. Innanzitutto lo spazio è capiente abbastanza? Il locale scelto rispetta le norme di sicurezza? Ci sono delle attrezzature necessarie per la presentazione e lo svolgimento delle lezioni? Il luogo scelto è dotato di wi-fi? Gli alunni o i corsisti avrebbero a disposizione dei banchi o dei tavoli dove poter appoggiarsi per prendere appunti in modo ottimale? Il posto selezionato è collegato bene con la metro o i mezzi di superficie? C’è la possibilità di un parcheggio? È un luogo adatto ad accogliere anche delle persone disabili?

Il successo di un corso di formazione in presenza è indubbiamente legato anche alla qualità della struttura che lo ospita. Per questo motivo è importante rivolgersi a chi offre delle aule o sale per eventi di questo tipo a Torino o nelle zone limitrofe, pensate per ospitare parecchie persone e in totale sicurezza come quelle offerte da 599 Europa. Specialmente in questo periodo dove bisogna rispettare anche le norme per contrastare la diffusione del virus Covid-19.

Se vuoi organizzare un corso di formazione in presenza Torino o nell’hinterland le nostre sale sapranno soddisfare sicuramente le tue esigenze.

Perché scegliere una sala o un’aula corsi a Torino offerta da 599 Europa?

Come potrai immaginare gli uffici non sono luoghi pensati e strutturati per ospitare corsi di formazione. Per una questione di dimensioni – perché non sono quasi mai adatte . Dunque perché se organizzassi il corso direttamente lì, i tuoi dipendenti, colleghi o collaboratori si troverebbero a lavorare in spazi troppo stretti. In questi non è possibile garantire una corretta attività didattica che non contrasti con quella lavorativa, piena di chiamate, confronti con i colleghi, riunioni, etc.

Anche qualora trovassi una sala da dedicare a un corso di formazione, magari offerta da un amico o conoscente che gestisce un bar o un’associazione, devi valutare bene certi aspetti per capire se si tratta davvero di una buona soluzione. Vediamo nel dettaglio cosa tenere in considerazione.

Lo spazio ideale per un corso di formazione a Torino o Volpiano (TO)

La cosa peggiore che può capitare a un corsista è quello di ritrovarsi una sala troppo piccola. Non c’è abbastanza spazio per muoversi liberamente, per cui si sentirà compreso e tutt’altro che comodo. Senza dimenticare che in questo periodo bisogna prestare particolare attenzione alle norme che regolano il distanziamento sociale, per prevenire la diffusione del coronavirus.

Gli spazi messi a disposizione da 599 Europa sono progettati esattamente per la capienza dichiarata, in modo da assicurare l’ambiente migliore per l’apprendimento. Da un punto di vista legale, poiché sono tutte in regola con le attuali norme di sicurezza. Ma anche dal punto di vista della comodità, poiché si tratta di sale curate in ogni dettaglio.

599 Europa offre sale igienizzate quotidianamente, eleganti e ben attrezzate, con lavagne, wi-fi e proiettore.

L’importanza dell’acustica e della presenza di supporti audio-video

È di fondamentale importanza verificare l’acustica della sala o dell’aula scelta. In particolare se sia possibile seguire e ascoltare la lezione da vari punti della sala. Dopo aver trovato uno spazio controlla se la voce del relatore è ben udibile ovunque tu sia seduto. Oppure se riscontri dei problemi, come ad esempio un’eventuale eco.

Altra cosa importante è il fattore visibilità. Anche dagli ultimi posti bisognerebbe essere in grado di poter osservare bene chi tiene la lezione e i relativi supporti visivi di cui si avvale.

Anche la presenza di un proiettore o di uno schermo è un fattore importante di cui tenere conto. Specialmente se è necessario proiettare delle slide durante l’evento.

La Sala M2 – Green Room e la Sala M3 – Grey Room sono perfette per vari tipi di corsi di formazione ed eventi. Per classi di poche persone (minimo 6), come per classi con un numero ideale di alunni (20 persone).

Come trovare degli alunni per il tuo corso di formazione

599 Europa è in grado di offrire gli spazi e le soluzioni migliori quando si tratta di organizzare corsi di formazione, workshop, masterclass o eventi dedicati all’apprendimento a Torino e nell’hinterland.

C’è però un altro aspetto da curare, che non è per nulla secondario: chi si iscriverà al tuo corso di formazione? In questo caso esistono diverse piattaforma che possono aiutarti a trovare dei potenziali alunni, come ad esempio Corsidia. Corsidia mette a tua disposizione una serie di funzionalità per ottenere dei contatti di altissima qualità. In particolare verifica della mail del contatto ricevuto, del numero di telefono, possibilità di utilizzare un sistema avanzato per filtrare e raccogliere contatti tramite chat chiamato ADRIS, ecc.

Rispetto ad altre piattaforme, che puntano più sulla quantità che sulla qualità dei contatti che ti possono fornire, Corsidia ti permetterà di trovare più facilmente delle persone reali davvero interessate alla tua offerta formativa.

Adesso che sai perfettamente quali sono gli aspetti principali di cui tener conto quando si organizza un corso di formazione in presenza a Torino, non ti resta che metterti all’opera. Buona organizzazione!

social network

Rischi e vantaggi del mondo dei social network

In questo odierno mondo iperconnesso i social network sono sicuramente le piattaforme di interscambio più utilizzate. Oltre ad avere una buona conoscenza del loro utilizzo è importante interrogarsi sui rischi connessi ad esse.

Che cosa sono i social network?

La nascita dei social network, reti sociali, risale agli anni novanta e vede un’importante espansione nel decennio successivo. I social network sono piattaforme digitali, tipicamente gratuite, che creano connessioni fra i propri iscritti. Queste sono tipicamente fruibili tramite World Wide Web o apposite applicazioni per dispositivi mobili.

A che cosa servono i social network?

Il loro scopo è quello di facilitare la comunicazione, consentendo la condivisione veloce di contenuti digitali. In questo caso le interazioni fra persone saranno dirette ed immediate. Le quattro parole chiave dei social sono:

  • Conoscenza;
  • Comunicazione;
  • Condivisione;
  • Interazione.

Come si usano i social network?

Verrà richiesto ad ogni persona, per accedere a questi servizi, di creare una propria identità digitale, un profilo utente. Per creare il proprio profilo personale basterà inserire pochi semplici dati (nome, cognome e indirizzo email privato). A questo punto inizierà la vera e propria interazione, che consentirà di costruire una rete di conoscenze virtuali, una rete di contatti.

Perché l’utilizzo dei social ha riscontrato una così elevata crescita?

La conoscenza è la base e lo scopo di qualsiasi piattaforma social, poiché permette di connettere contemporaneamente persone di tutto il mondo.
Esistono svariati motivi per cui le persone usano il social:

  • Entrare in contatto con persone, realtà e culture diverse;
  • Svagarsi ed estraniarsi da un mondo reale non sempre roseo;
  • Scopi lavorativi o benefici.

Dopo aver identificato vari motivi di utilizzo dei social possiamo ben immaginare che il loro impiego non sia riservato ai privati cittadini. I social sono utilizzati ormai anche da aziende ed istituzioni statali. Qui vengono impiegati per raggiungere un sempre maggiore parterre di possibili elettori e acquirenti.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio   

In questo mondo di interazioni virtuali dobbiamo fare però attenzione a tre aspetti:

  • Privacy: i social creano una “vetrina dell’immagine”. In essa ogni utente può condivide le proprie passioni ed interessi entrando a contatto con coloro che le condividono. Attenzione però al non esagerare nel condividere esageratamente informazioni personali.
  • Filtro: spesso il social tende ad essere percepito come qualcosa distinto dalla realtà. In questo senso lo stare dietro ad uno schermo durante l’utilizzo crea un filtro. A volte ci si dimentica che dietro ad ogni profilo digitale vi è una persona vera.
  • Informazione: in questa realtà virtuale l’informazione viaggia velocissima ed acquista credibilità tramite la condivisione. Questo è un problema poiché spesso crea accese discussioni basate su informazioni inesatte.

I pericoli dei social

Da questi tre fondamentali aspetti possiamo evincere diversi pericoli che nascono da un inattento, disinformato ed eccessivo uso dei social:

  • Dipendenza da “like”: il social è orami diventato un metodo di identificazione e creazione di autostima. I likes, i messaggi, le richieste di amicizia sono così fondamentali da creare un’inspiegabile euforia nel destinatario. Nello stesso tempo la disconnessione e l’esclusione può creare malessere, come se si rinunciasse ad una cosa importante.
  • Il cyber mobbing e lo stalking: sono corrispettivi digitali di problemi reali. Questi si manifestano solitamente con minacce di violenza, maldicenze ed insulti o pubblicazioni di contenuti intimi. La miglior strategia per proteggersi sarebbe rendere pubblici meno dati personali possibili.
  • Il pericolo del trattamento dei dati: quello a cui non tutti pensano è che chi naviga in rete lascia sempre delle tracce. Questi dati vengono forniti di conseguenza ai giganti della Silicon Valley che ne creano dossier digitali vendibili ai propri partner. Il rischio è che questi dati finiscano nelle mani sbagliate (hacker, cyber criminali, falsari di dati, social engineer, ecc.).
  • Il mondo social resta un mondo reale: avere profili con gaffe, figuracce e cose inadatte può avere ripercussioni sul quotidiano. Il 75% dei responsabili del personale delle aziende si affidano alle piattaforme per farsi una prima idea sui candidati. Alcune informazioni possono essere usate per ricatti e diffamazione. Certamente le piattaforme hanno regole per la cancellazione dei contenuti inadeguati, ma non sempre questi interventi sono immediati.
  • Creazione di problemi sul piano emotivo e sociale: sia per gli adolescenti che per gli adulti. L’utilizzo sbagliato e sofferto dei social crea centinaia di casi di solitudine, ansia, problemi di autostima, bulimia, anoressia e depressione.

Lati positivi dell’utilizzo dei social network  

Il social non presenta solo pericoli ed insidie. Una connessione istantanea può anche facilitare alcuni aspetti del quotidiano se usata consapevolmente e criticamente.
La connessione a queste piattaforme rappresenta per i loro utenti la possibilità di accedere a qualsiasi informazione, aumentando o ristrutturando la propria conoscenza. Le nuove conoscenze acquisite vengono così elaborate, costruite, prodotte e diffuse tramite la condivisione. Le nuove tecnologie dell’informazione velocizzano ed ottimizzano questo processo. La rete non è uno luogo fisico e situato, ma è ovunque. Questo luogo permette di comunicare con sconosciuti, instaurando diversi tipi di relazione e di sentirsi parte di una stessa collettività.

Educare e formare gli individui a essere buoni utenti digitali

I problemi causati dai social sono innegabili, ma forse basterebbe un po’ più di educazione digitale per far si che essi diventino sempre meno pericolosi.

Al 599 Europa pensiamo che l’utilizzo consapevole dei social (come Facebook e Instagram) sia un ottimo metodo di comunicazione e divulgazione. La nostra struttura nasce però come luogo di incontro e collettività. Per questo motivo offriamo postazioni di coworking e sale comuni dove poter lavorare, ma anche incontrarsi e creare nuove reti relazionali.