Articoli

mamma

Mamme e lavoratrici #1

Il nostro è uno staff al femminile; sono sempre di più le donne e le mamme che lavorano nei nostri spazi; da quando siamo aperti abbiamo già visto nascere almeno tre piccoli. Per tutti questi motivi, il tema della conciliazione maternità-lavoro, è un argomento che a noi di 599 europa sta particolarmente a cuore.

Portare i figli a lavoro

Il caso delle mamme libere professioniste meriterebbe un articolo a parte. Si tratta della categoria meno facilitata ad affrontare il rientro a lavoro nei tempi “consoni”. E che in alcuni casi si vede costretta a portare fisicamente e per necessità il proprio figlio a lavoro.

Dalla nostra esperienza, possiamo dire che il nostro coworking sia aperto a ricevere i figli, più o meno piccoli. Sebbene non ci sia uno spazio a loro dedicato, capita spesso di vedere arrivare mamme e papà a lavoro accompagnati, specie ora che le scuole sono finite. Il bello del business center è che contrariamente ad un ufficio tradizionale, è possibile portare i piccoli senza che questo comprometta i propri rapporti lavorativi. Infatti, chi utilizza i nostri spazi ha la libertà di gestione del proprio tempo, ed essendo all’interno del proprio ufficio riservato ed insonorizzato non reca alcun disturbo ai colleghi che stiano ad esempio ricevendo i propri clienti in quel momento.

L’iniziativa “Bimbi in ufficio”

Quante volte noi mamme dobbiamo spiegare ai nostri bimbi che andiamo a lavorare per portare a casa i soldini? E loro ci guardano con aria interrogativa, non capendo che cosa intendiamo. Portare i bimbi in ufficio, quando fattibile, permette a questi proprio di realizzare che cosa fanno mamma e papà. E perché no, metterli alla propria scrivania è un modo per loro di sentirsi grandi!

Non solo coworking e business center sono più aperti a ricevere i piccoli. L’amministrazione comunale di Milano, con sede a Palazzo Marino, il 10 luglio con l’iniziativa “Bimbi in ufficio” aprirà le porte ai figli dei dipendenti. Così i figli potranno toccare con mano, scoprire e condividere le mansioni giornaliere dei propri genitori.

Mamma e papà lavorano. Chi guarda il piccolo?

Un problema non indifferente è quello di dove “lasciare” i propri figli durante l’orario di lavoro. Un argomento che dovrebbe essere affrontato ben prima di progettare una gravidanza. Nella maggior parte dei casi, i nonni o sono molto giovani dunque lavorano ancora, o sono troppo anziani per potersi occupare di piccoli terremoti. Molti passi avanti sono stati fatti (per citarne alcuni, Bonus nido oppure nidi aziendali). Abbiamo già affrontato questo argomento in un precedente articolo.

La scelta delle mamme

Quando una lavoratrice diventa mamma, dovrebbe poter scegliere se e come affrontare il proprio rientro a lavoro. Molte mamme dopo la maternità obbligatoria, scelgono di accedere alla maternità facoltativa (anche non retribuita) pur di stare il più possibile col proprio piccolo, in una fase della vita così delicata e dove è richiesta costante presenza. Alcune poi scelgono l’aspettativa, mentre altre rinunciano definitivamente al proprio lavoro. Anche se non è sempre facile né possibile scegliere se e come continuare o meno a lavorare. Un secondo stipendio oggi come oggi è fondamentale; inoltre sono sempre più le donne che non vogliono rinunciare alla propria carriera. I figli in fondo crescono, molto più in fretta di quanto non si creda.

È difficile, in alcune giornate sembra impossibile, ma si può conciliare la propria vita occupazionale con il lavoro di mamma. Qualche giorno più di altri, bisogna fare i conti con i propri sensi di colpa. E certamente, le aziende devono avere una mentalità aperta che permetta questa conciliazione. Perché una mamma ha pieno diritto a sentirsi lavorativamente soddisfatta. Una mamma è prima di tutto una donna.

Cosa cambia per le donne, ed in particolare per le mamme, nel 2019?

Con la Legge di Bilancio 2019, viene ufficialmente riconosciuto lo smart working come misura a sostegno delle madri. Infatti, viene oggi data la precedenza all’accesso al lavoro agile da parte delle madri, entro tre anni dal congedo di maternità. Tale priorità possono averla anche i genitori che debbano assistere ad un figlio disabile. Inoltre è fatto divieto discriminare o licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza, come lavorare in turni notturni, fino al primo anno del bambino. Inoltre, oggi la futura mamma può scegliere l’astensione dal lavoro per i primi 5 mesi del bambino ossia può decidere (qualora non vi siano controindicazioni mediche), di lavorare fino al momento del parto. Ancora, come misura a sostegno del rientro a lavoro, il bonus nido è stato portato dal 2019 da € 1.000,00 a 1.500,00. Non solo vantaggi per le mamme: le donne prossime alla pensione, possono scegliere di andare in pensione con qualche anno di anticipo, certo con un importo minore.

I contro

Certo la scelta di avvantaggiare le mamme all’accesso al lavoro agile, desta non poche critiche, in quanto si avvantaggia solo una fetta di coloro che potrebbero averne bisogno. Inoltre, soprattutto le piccole aziende si troverebbero in difficoltà a concedere lo smart working ai propri dipendenti, specie se presente più di un soggetto con diritto alla priorità.

 

_Elena

lavoro agile

Lo smart working è per tutti?

La giusta mentalità per lo smart working

Il lavoratore che prende la decisione di appoggiarsi allo smart working deve essere certo pronto a farlo. Ad una prima analisi l’idea è allettante. Per un giorno alla settimana, ad esempio, si ha completa libertà nella gestione del tempo, a favore del raggiungimento di obiettivi. Sebbene questi siano impostati sempre e comunque dall’alto. D’altro canto, ci si rende più volubili, perché bisogna essere pienamente in grado di gestire al meglio la giornata a disposizione, senza perdere di vista gli obiettivi. Insomma, capacità di autoregolarsi ed autogestirsi, senza cadere in perdite di tempo.

Alcuni dunque riusciranno ad esprimere la loro vena più creativa, grazie alla contaminazione che ne può derivare frequentando ambienti più vari. La voglia e la capacità di organizzare il proprio tempo sono uno sprone per molti talenti, che altrimenti chiusi nelle quattro mura dell’ufficio tradizionale non potrebbero esprimersi.

Quali sono i rischi?

Non tutti sono preparati a questo cambio di paradigma, a questa “rivoluzione”. Va rivista la formazione, vanno rivalutate le modalità operative delle aziende. Il pericolo è infatti dietro l’angolo: il rischio principale è quello di ricostruire in un luogo diverso quello che era il vecchio ufficio tradizionale, dal quale si è cercato di allontanarsi. Un altro rischio è che il lavoratore remoto diventi sempre più isolato. Il limite temporale attualmente imposto (di ad esempio un giorno a settimana) da dedicare allo smart working, serve proprio per evitare l’alienazione. Per qualcuno, il lavoro agile può essere di aiuto, dal momento che libera le proprie potenzialità e favorisce la meritocrazia, basandosi sulla produttività tramite obiettivi.

Smart working e meritocrazia – il lavoro per obiettivi

Ad oggi, alcune aziende, in pieno clima di sfiducia, controllano tramite applicazioni, il rendimento dei dipendenti (monitoraggio di flussi mail, navigazione internet, ecc.). Lo smart working invece in un certo senso “obbliga” ad una maggiore produttività, poiché spinge chi lavora fuori dall’ufficio a produrre tanto quanto (o più) di chi lavora in maniera tradizionale. Il poter lavorare da casa, anche solo per qualche giorno a settimana, è una opportunità tanto sognata, che si vuole tenere stretta. Contano i risultati, non più le ore di presenza fisica. E così, se per raggiungere l’obiettivo imposto, il lavoratore potrà impiegare meno ore rispetto a quelle di ufficio (perché circondato da meno distrazioni, ad esempio), ne guadagnerà in termini di tempo.

La responsabilizzazione del lavoratore

Per il lavoratore è molto importante essere organizzato. Maggiore intreccio di vita privata con vita lavorativa, ma possibilità di svolgere commissioni (organizzate) in qualunque momento della giornata, a scelta. Come la scelta delle ore in cui svolgere le proprie mansioni.

La resistenza al lavoro agile

Se è vero che le aziende in start-up possono iniziare la loro attività già poggiando le basi sul concetto dello smart working, più difficile è che grosse aziende strutturate si approccino a questa filosofia. Sempre più grandi aziende anche della PA si avvicinano al lavoro agile (per fare alcuni nomi Vofafone, Ikea, Siemens, Benetton, Fasweb, Sky, Unicredit, Eni, Poste Italiane). Ma in generale le grandi realtà sono in Italia ancora poco preparate, nonostante i dati estremamente positivi alla mano. Si tratta di una resistenza di fatto culturale, che necessita un grande sforzo di organizzazione e comunicazione. Le aziende più “vecchie” devono essere formate ed informate, sui vantaggi e sulle modalità organizzative. E per fare ciò si parte dal basso, ossia dal lavoratore. Principalmente rendendolo più responsabilizzato.

Il cambio dei paradigmi

Con l’avvento del lavoro agile è la cultura aziendale che deve essere riformattata. Il processo deve essere graduale e deve avvenire a tutti i piani. Innanzitutto, deve essere analizzato se l’azienda sia in grado di gestire il lavoro agile. Dunque, quale possa essere la chiave per aumentare il benessere dei dipendenti. Deve poi aumentare la fiducia dei manager sul personale e per contro, il personale deve essere formato per saper gestire il lavoro da remoto. L’azienda deve riorganizzare i propri spazi in virtù del cambiamento e dotarsi di tutti gli strumenti atti per la realizzazione dell’infrastruttura tecnica.

Una buona strategia per le aziende, sarebbe quella di rendere lo smart working trasversale, applicando la formula del lavoro smart non solo ai dipendenti, ma anche ai manager.

 

_Elena

famiglia

Smart working: la famiglia al centro

Lavoro agile: per donne o per uomini?

Si stima in Italia che il 20% delle mamme lavoratrici, abbandoni la professione entro i primi due anni del primo figlio. Con questo dato alla mano, nel momento in cui è nato il concetto del lavoro agile, si pensava che questo fosse prevalentemente scelto dalle donne, in vista di una migliore conciliazione casa-lavoro. Ma non è stato così: infatti, nella fascia di età dai 30 ai 50, lo smart working è utilizzato nella stessa misura da donne come da uomini. Questo anche in funzione di un cambiamento sia nelle esigenze della famiglia, sia nelle responsabilità della stessa. Si pensi al fatto che ad oggi, anche i papà hanno gli stessi diritti delle mamme ad accedere al congedo di paternità. Cambiano le esigenze, cambia la cultura, cambiano i diritti.

Meglio il tempo o i soldi?

Abbiamo già visto in questo articolo, come i dipendenti ai quali ne venga data la possibilità, tra tempo e soldi, scelgano (quando possibile) il tempo. Da dedicare alla famiglia o ai propri hobbies, a seconda delle esigenze. Il tempo è infatti considerato un bene di lusso. I dipendenti sfruttano tutto il tempo che viene loro. Dalle 90 aziende certificate Top Employers Italia 2018, emerge che:

  • il 74% dei dipendenti usufruisce di orari flessibili;
  • il 30% utilizza lo smart working;
  • il 34% sfrutta la possibilità di ridurre le trasferte di lavoro;
  • il 52% dei dipendenti utilizza congedi speciali per i genitori;
  • il 44% contributi per assistenza ai bimbi;
  • il 48% la possibilità di portare famiglia o bambini in azienda un giorno lavorativo.

Sono sempre di più dunque le aziende che danno benefit a favore di del work-life balance, nell’ottica di creare un rapporto di fiducia azienda-dipendente. Ad esempio, alcune aziende elargiscono ore di permesso supplementari, retribuite, al dipendente che si sia distinto nella produttività. Tali benefici sono anche condivisibili tra colleghi diversi, a favore di una solidarietà aziendale.

Poter scegliere il lavoro agile

Da una ricerca di Regus, la multinazionale di spazi di lavoro flessibili, emerge che l’85% di mamme e papà se ne hanno la possibilità, preferiscono sfruttare lo smart working, per poter meglio gestire i propri impegni famigliari. Sarebbero disposti non solo a rinunciare ad altri benefit pur di ottenere il lavoro flessibile. Ma il 74% degli stessi si è addirittura detto disposto a lasciare il proprio lavoro a favore di uno che dia maggiore flessibilità.

In aziende ad impronta più rigida, sarebbe auspicabile avere la possibilità di usufruire del lavoro flessibile almeno in casi di emergenze, ad esempio recuperando ore oppure gestendo tale flessibilità con i colleghi, qualora debbano essere coperte un tot di ore giornaliere per esigenze di contatto col pubblico.

Modifiche nell’orario di lavoro

Molti genitori vorrebbero variare i propri orari di lavoro. Ad esempio, sono molti quelli disposti a rinunciare alla pausa pranzo, o anche ad accorciarla, pur di terminare prima la propria mansione. Come molti vorrebbero avere la possibilità di scegliere di accedere prima al luogo di lavoro (ad esempio entrare alle 7.30 anziché alle 8.30). L’importante, in fondo, sono i risultati: spesso, la possibilità di entrare prima (e di conseguenza uscire prima) permette specie al mattino di sfruttare quel tempo in cui in ufficio non c’è ancora nessuno per concentrarsi di più, dunque essere più produttivi.

La scelta del luogo dove lavorare in maniera flessibile

Scegliere dove lavorare (avendone la possibilità), può dipendere da più fattori. Lo spazio può essere casa propria, oppure un coworking, o ancora un bar, o un business center. La scelta varia in funzione del costo, in primis, ma anche della comodità: meglio che sia vicino a casa oppure vicino alla scuola dei propri figli? O ancora nelle vicinanze della casa dei nonni?

 

_Elena

sicurezza informatica

Smart working e sicurezza informatica

La giusta collaborazione tra azienda e lavoratore agile

Da momento che le reti aziendali sono sempre più attaccabili dal punto di vista informatico, è come detto nell’articolo precedente, necessario che l’azienda dia al dipendente i giusti strumenti di sicurezza informatica. Il lavoratore dal canto suo deve essere preparato per evitare questi attacchi. Un lavoratore può infatti, lavorando da remoto, fare danni, involontari ma anche ingenti da questo punto di vista, se non conosce le precauzioni che può prendere. Deve fare sì di non rendere vulnerabile la rete che utilizza.

In che modo? Ecco alcune soluzioni.

  • Utilizzando punti di accesso sicuro.

Ad esempio non utilizzando connessioni wifi completamente aperte e free.

  • Creando una rete VPN.

Utilizzando la VPN infatti si crea una corsia preferenziale dove transitano dati tra il computer che si utilizza ed il server aziendale, senza rischio di intercettazione degli stessi.

  • Creando (a seconda delle esigenze) una rete protetta da pw per le connessioni di lavoro.

Se si lavora da casa, si dovrebbero mantenere perciò separati i dispositivi domestici da quelli aziendali (qualora si subisca un attacco sulla rete domestica, non sono compromessi i dati sensibili della rete aziendale).

  • Aggiornando regolarmente (anche programmandoli con specifici software) applicazioni e sistemi operativi di tutti i dispositivi utilizzati.
  • Gestendo efficacemente gli accessi da dispositivi e applicazioni, utilizzando e cambiando regolarmente password complesse (memorizzazione anche tramite software).
  • Usando in maniera consapevole e sicura le mail.

Ad esempio, non devono essere aperti gli allegati né cliccati collegamenti di mail provenienti da sconosciuti; anche quando la mail sembra provenire da fonte attendibile, andrebbe sempre controllato l’indirizzo mail del mittente.

  • Installando Anti-Malware/Anti-Virus.
  • Prevedendo un piano di risposta ad eventuali attacchi informatici.

Azienda e dipendente devono essere istruiti e pronti a reagire in caso di attacco, in modo da rispondere repentinamente ed in maniera controllata ad una minaccia, presunta o reale.

  • Prevedendo un backup costante, ridondante, sicuro.

Che il salvataggio avvenga su supporti fisici o virtuali, ci si assicura che i dati non vengano persi, in caso di attacco o cancellazione.

A chi spettano le spese di gestione?

Oltre al problema sulla sicurezza, non è ancora chiaro a carico di chi debbano essere le spese di gestione del proprio ufficio “alternativo”. Dal decreto sul lavoro agile, si evince che il datore è anche responsabile del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnatigli per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Dunque il dipendente potrà ricevere le attrezzature (pc, stampante, tablet, ecc.), ma non si stabilisce a chi spettino i costi della connessione internet, ad esempio. Rispettando pedestremente la norma, questa prevede il pari trattamento tra lavoratore agile e dipendente; d’altro canto il primo non affronta spese di trasferta.

A questo punto sta dunque al datore decidere come gestire queste spese. Se il lavoratore agile sceglie di appoggiarsi ad un ufficio all’interno di un business center, il datore potrebbe assumersi l’onere del noleggio dell’ufficio in condivisione. Se il lavoratore utilizza una stanza della propria casa, potrebbe essere trovato un accordo col datore di lavoro per quello che riguarda la connessione internet, a compensazione delle spese di trasferta, che in questo caso il lavoratore non avrebbe da sobbarcarsi.

 

_Elena

sicurezza

Smart working e sicurezza

Portando il lavoro fuori dall’ufficio tradizionale, è comunque garantita la sicurezza?

Secondo l’Articolo 18 Lavoro Agile punto 2, “il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa”. All’interno del decreto sul lavoro agile non viene dunque esplicitamente chiarita la differenza tra sicurezza relativa agli strumenti di lavoro e quella relativa al luogo prevalente di svolgimento dello stesso. Nel primo caso, la sicurezza deve essere garantita dall’impresa. Nel secondo caso, la sicurezza non può essere imputata al datore, che per definizione del lavoro agile, dovrebbe ignorare il luogo di svolgimento. Ma vediamo che tipi di sicurezza dovrebbero essere garantiti.

Tipi di sicurezza

  • Sicurezza del luogo di lavoro

Nella forma, cambia in funzione del luogo di lavoro. Che questo sia casa oppure bar oppure postazione in coworking, o ufficio condiviso in un business center. La sicurezza del luogo di lavoro, che normalmente è garantita dal datore di lavoro, fuori dall’ufficio tradizionale assume connotati meno definiti. Non è ancora stato reso chiaro questo passaggio del decreto sullo smart working.

Anche i lavoratori in smart working hanno comunque diritto ad essere assicurati dall’azienda, su malattie professionali ed infortuni. Ammesso che dipendano da rischi legati alla prestazione lavorativa svolta in casa. Qualora l’infortunio fosse connesso all’attività svolta, rientrerebbe negli infortuni sul lavoro. Non è chiaro però se la stessa cosa valga anche per coloro che decidano di appoggiarsi a spazi di coworking o business center.

  • Sicurezza informatica

Da questo punto di vista, deve esserci in primis una preparazione dei dipendenti, in merito alla sicurezza informatica. Il dipendente deve essere consapevole dei danni che può recare all’azienda lavorando da remoto. Dunque deve essere preparato a seguire una serie di norme. Ogni singolo dipendente dovrebbe collaborare con l’azienda. Questa, dal canto suo, dovrà ricorrere a tutti gli strumenti necessari affinché la rete dei dati che escono dalla stessa sia comunque al sicuro. Spetterà così all’azienda il ricorso ad esempio alla figura professionale dell’IT o Network Security Manager. Questa figura deve lavorare per la creazione di una rete non attaccabile, anche portando la stessa fuori dalle pareti dell’ufficio.

Ovviamente non tutte le aziende sono disposte ad accollarsi le spese per la gestione della sicurezza informatica.

  • Sicurezza del lavoratore

Abbiamo detto che il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del proprio dipendente “agile”. La normativa prevede che in questo senso, venga consegnato al dipendente stesso ed al rappresentante dei lavoratori, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta. In questa devono essere evidenziati i rischi generali e specifici connessi alla modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.

Il lavoratore secondo il decreto, ha poi diritto alla tutela contro gli infortuni che possano avvenire nel tragitto casa-lavoro. Questo è inteso come luogo prescelto dal lavoratore stesso, fuori dall’azienda.

Sicurezza e privacy

La sicurezza del lavoratore potrebbe anche essere compromessa dal punto di vista della privacy. Il lavoro agile infatti da la possibilità al datore di lavoro di entrare nella vita privata del dipendente. In che modo? Con una connessione illimitata al luogo di lavoro, il lavoratore potrebbe esporre la propria vita privata alla mercè del datore, dando accesso a quest’ultimo ad una serie di dati personali che prima non avrebbe mai considerato. Oltre a consentire in maniera non autorizzata il controllo, sul dipendente, da parte del datore.

Ad esempio, tramite la webcam si potrebbero involontariamente mostrare dati privati, riguardanti stile di vita, appartenenza politica, religiosa, ecc.

Le così evolute app di controllo della produttività, potrebbero compromettere la privacy del dipendente, che ad oggi è sì regolata per le aziende tramite il GDPR, ma così poco chiara e anzi antica, per quello che riguarda questo tipo di violazioni sul privato.
Un altro caso è quello nel quale il datore fornisce al dipendente un pc, un tablet, un telefono aziendale.

In questo caso, non rappresenta violazione della privacy leggerne eventualmente i messaggi presenti. Questo, secondo quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 4 sull’utilizzo delle informazioni raccolte e acquisite attraverso agli strumenti di lavoro. Tutti gli strumenti di cui è dotato il lavoratore dall’azienda, infatti, sono strumento di lavoro e come tale il dipendente è informato che il datore di lavoro potrebbe accedere ai dati presenti ed utilizzarli. La normativa in questo senso è molto chiara, esplicitando infatti che tutti gli strumenti di lavoro, come tali, non dovrebbero mai contenere dati sensibili di chi li utilizza. E così, la speranza per il lavoratore di utilizzare anche per i propri dati personali i dispositivi fornitigli, svanisce, o meglio, qualora ne conservi, ne deve essere pronto a pagare le conseguenze.

 

_Elena