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Anche Enel si affida alle startup

Anche Enel punta alle start-up

L’ultima trovata di Enel? Puntare sulle startup. L’11 luglio scorso il colosso dell’energia ha colpito nel segno, inaugurando il primo Innovation Hub di così grandi dimensioni a Tel Aviv. Ha scelto non a caso quella conosciuta come “la Nazione delle startup”.

Come potrebbe essere definito un Hub?

Ma facciamo un passo indietro, di che cosa si tratta?  Perché ne parliamo noi che invece ci occupiamo di coworking? L’Hub viene inteso come uno spazio fisico o virtuale nel quale si incontrano professionalità diverse provenienti da luoghi differenti. È il regno delle startup, che ne escono arricchite di conoscenze e progetti. Il coworking è uno stile lavorativo che prevede l’utilizzo di uno stesso ambiente, dove ogni lavoratore, come sapete, ha la possibilità di mantenere indipendente la propria attività. Il denominatore comune però è lo stesso: la condivisione di idee e di spazi. Nell’Innovation Hub di Tel Aviv il lavoro di squadra è d’obbligo. Più startup, che verranno selezionate dai rappresentanti Senior di Enel, potranno usufruire di uno spazio creato ad hoc, dove saranno libere di sprigionare tutta la loro creatività. Così sogni ed ambizioni possono trasformarsi in idee concrete destinate a diventare business vincente. Finanziate non soltanto da Enel, ma anche dal ministero dell’Economia Israeliano, lavoreranno allo scopo di sviluppare e realizzare servizi e prodotti all’avanguardia. Inoltre, si occuperanno di individuare nuovi usi dell’energia al fine di renderla accessibile ad un numero sempre maggiore di persone. E così anche Enel si affida alle startup, mossa vittoriosa per un’azienda che riconosce come punto saldo della propria strategia aziendale la modernità e l’innovazione teconologica.

_Serena

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La testimonianza di Microsoft

La carrellata di informazioni sul mondo dello smart working continua… A questo punto potremmo chiederci: “Funzionerà o no? Prenderà il sopravvento nelle realtà italiane? Trasformerà i lavoratori in persone più felici?”. Per rispondere a queste domande la cosa più giusta da fare è basarsi sui casi concreti. Basarsi cioè su tutte quelle aziende che, avendo abbracciato questo modello prima di altre, possono dare prova della sua funzionalità. Fra tante testimonianze, oggi ho deciso di proporvene una niente male: il caso Microsoft.

Smart working: il caso Microsoft

Perché proprio questa azienda? Se vogliamo parlare di pionieri dello smart working, Microsoft fa al caso nostro. Il colosso americano ha stretto amicizia con questo “New World of Work” ben dieci anni fa e non se n’è di certo pentito. Il suo percorso continua indisturbato più forte che mai in questa direzione. Ne dà prova la nuova sede di Milano in zona Porta Volta che sarà inaugurata il prossimo febbraio. Un progetto all’insegna di flessibilità e innovazione. Una ricerca interna presentata il 18 febbraio 2016 in occasione della Giornata del Lavoro Agile, ha evidenziato che ben il 57% dei dipendenti Microsoft fa smart working tutti i giorni. Un plusvalore per molti, soprattutto per le donne che rappresentano il 36% dei dipendenti, la cui maggioranza è mamma. D’altronde non c’erano dubbi sulla buona riuscita dell’operazione. Proprio il core business dell’azienda ha permesso il raggiungimento di certi risultati prima di altri. Non dimentichiamo infatti che la natura stessa di Microsoft consiste nella produzione di quegli strumenti tecnologici che stanno alla base dello smart working. Ogni dipendente viene automaticamente dotato della strumentazione necessaria (portatile, smartphone, connessione wireless) per poter lavorare ovunque e a qualsiasi ora. Insomma, sempre nel rispetto di regole ferree, più libertà e autonomia al lavoratore.

_Serena

laptop and coffee

Lo smart working s’imbatte nella pubblica amministrazione

Smart working e grandi imprese

Se avete letto l’articolo precedente, sapete già quanto le grandi imprese italiane stiano sentendo negli ultimi anni la necessità di un rinnovamento dell’ormai attempato rapporto datore-dipendente. Ma il governo come intende intervenire in tutto questo?

Anche la PA si imbatte nel lavoro agile

All’alba del 2016 il Parlamento si è mosso. Il 28 gennaio è stato approvato il disegno di legge sul lavoro agile, finalmente è stata creata una normativa ad hoc per lo smart working. Ma la novità assoluta sta nel rimando esplicito alla possibilità di applicazione del modello flessibile anche ai dipendenti degli enti pubblici. D’altronde in passato se n’era già parlato con la riforma Madia nell’agosto 2014. L’articolo 14 prevede che “le pubbliche amministrazioni adottino misure organizzative per la sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa allo scopo di promuovere la conciliazione di tempi di vita e di lavoro dei dipendenti”.

La speranza è che lo smart working diventi una pratica sempre più diffusa, non solo una prassi possibile ma un traguardo. Lo scopo è ottenere una maggiore flessibilità che sia pur sempre tutelata nei contratti. Un primo assaggio di responsabilizzazione del dipendente era già stato abbozzato con il telelavoro, tentativo fallito, causa la scarsa propensione all’innovazione della pubblica amministrazione.

La Pubblica Amministrazione potrebbe trarne molti vantaggi

Vogliamo parlare dello svecchiamento che lo smart working porterebbe a questo settore? Una scossa di entusiasmo ad una gestione manageriale ormai secolare e sopita. Si vanno creando così le condizioni ideali per la nascita di un ambiente nuovo, dove lavoratori motivati possano ritrovare fiducia nelle proprie capacità. Una cultura del lavoro basata sui risultati e non più solo sul rigido adempimento di procedure burocratiche.

_Serena

worker

Le aziende danno il benvenuto allo smart working

Smart working o lavoro agile

Spronato da una società in continua evoluzione, il mondo del lavoro ha deciso negli ultimi anni di rimettersi in gioco. Da un esame accurato dei tradizionali vincoli legati a luogo e orario nasce lo smart working, conosciuto anche come “lavoro agile”. Con questa definizione si identifica la prestazione del dipendete che non deve necessariamente essere eseguita da una postazione fissa, ma può essere svolta ovunque. Da casa, da un ufficio decentrato o da un coworking.

Quali aziende ne beneficiano?

Nonostante in Italia sia ancora troppo bassa la percentuale di piccole-medie imprese che lo adottano, l’utilizzo dello smart working è destinato ad aumentare. Peccato perché proprio le Pmi otterrebbero oggi i migliori benefici in termini di produttività. Questo perché favorito dalla crescente diffusione degli spazi di coworking. Ha invece ottenuto una fortuna maggiore nel campo delle grandi imprese e multinazionali, che in numero sempre maggiore, lo accolgono a braccia aperte. Padova ne è l’esempio: Vodafone (da aprile 2014) e Safilo (aprile 2016) stanno sperimentando questo nuovo modello con buoni risultati. In Safilo chi aderisce al progetto, vi destina il 20% del proprio orario settimanale, mentre i dipendenti Vodafone lo utilizzano fino ad un giorno a settimana.

Il fatto che non sia più il capo a dettare le regole su come e quando si lavora, comporta benefici sia al lavoratore sia all’azienda stessa. Il dipendente  può gestire al meglio gli orari quindi la propria vita familiare, ciò riduce l’assenteismo, i costi e aumenta l’efficienza dell’individuo stesso.

_Serena

student in hotel

The Student Hotel: il primo albergo ibrido in Italia

Dopo un’enorme fortuna in Olanda, Charlie Mac Gregor ci riprova e punta sull’Italia. Il giovanissimo fondatore e amministratore delegato della società The Student Hotel ha scelto il Bel Paese per il suo progetto. Entro il 2017 l’abbandonato Palazzo del Sonno, conosciuto anche come Palazzo delle ex ferrovie di Viale Lavagnini a Firenze, si trasformerà nel primo esemplare italiano di albergo ibrido. Siete curiosi di sapere di che cosa si tratta? La struttura sarà albergo e al tempo stesso residenza a lungo termine per studenti, diventerà una meta per i viaggiatori, che potranno condividere il loro soggiorno con studenti, giovani professionisti e imprenditori. Il tutto in un contesto maestoso, la facciata ottocentesca rimarrà la stessa, ma l’interno sarà completamente ristrutturato in chiave moderna. Ci saranno 394 stanze, una biblioteca, una lavanderia e si parla persino di una piscina panoramica sulla terrazza. Non mancherà la piazza esterna aperta a tutti con caffetteria, ristorante e palestra, che diventerà presto punto di incontro di giovani toscani e non.

E adesso vi chiedo…in un progetto così moderno e prestigioso, poteva mancare uno spazio di coworking? Ebbene sì, la società olandese ha pensato anche a questo! Il coworking che ormai è ovunque, sarà presente anche all’interno dello Student Hotel di Firenze. Ci saranno spazi condivisi e sale riunioni dove tutti potranno comodamente lavorare.

Gli oltre due milioni di euro versati nelle tasche del comune serviranno ad una riqualificazione della città. The Student Hotel ha già pronti 600 milioni da puntare su nuovi palazzi italiani. Sarebbero già state adocchiate Milano, Roma, Padova, Torino, Bologna. Insomma, sindaci drizzate le orecchie, i prossimi potreste essere voi!

_Serena