coworking commercialisti

Il commercialista entra in coworking

Anche i commercialisti sfruttano i vantaggi dell’ufficio condiviso

Nonostante quella dei coworking sia una realtà in continua crescita, sono ancora tanti i pregiudizi che ne frenano l’adesione da parte di alcune categorie di professionisti. Il coworking viene spesso pensato come un ambiente  unicamente per freelance, startupper e per tutte quelle professioni “nuove”, frutto dell’evoluzione degli ultimi anni. A tal riguardo sono opportune due precisazioni:

  • È in crescita il numero delle grandi aziende che investono nello spazio di lavoro condiviso per creare uffici locali d’appoggio o sedi distaccate.
  • Sono sempre di più le figure professionali “tradizionali” (commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, ecc.) che una volta provato il coworking, decidono di non abbandonarlo.

Può il commercialista appoggiarsi al coworking?

Quella del commercialista, nell’immaginario collettivo viene percepita come una figura di impostazione tradizionale, ancorata a schemi lavorativi piuttosto rigidi. Risulta quasi incompatibile con la figura del coworker inteso come “professionista senza fissa scrivania”. Affinché tutti possano sfruttare appieno i vantaggi che l’economia collaborativa e il coworking offrono, è necessario superare quest’idea frutto di una mentalità ancora troppo conservatrice.

Il commercialista già sfrutta i vantaggi della condivisione

La condivisione non è poi una novità per i professionisti classici. Quanti sono ad esempio i commercialisti che lavorano in studi condivisi? Una pratica sicuramente molto diffusa, simile sotto alcuni aspetti al coworking ma da non confondere con esso. Con lo studio condiviso il commercialista punta unicamente al risparmio dividendo spese, utenze e personale con colleghi della sua stessa categoria. All’interno del coworking ha la possibilità di interagire con professionalità diverse. Il valore aggiunto sta nella possibilità che competenze tradizionali possano fondersi con saperi più innovativi. Così capiterà che un commercialista riceva consulenze digitali e tecnologiche in cambio di aiuti fiscali e amministrativi e viceversa, il tutto nello stesso ambiente, risparmiando tempo, denaro ed energie.

599 europa: giornata di prova gratuita per commericliasti

Dunque, se da un lato il commercialista deve credere nel coworking, quest’ultimo ha l’importante compito di garantire al professionista il soddisfacimento di quelle che sono le sue esigenze base. Ecco che allora 599 europa vuole rispondere alle specifiche esigenze di questa figura lavorativa. Mette a disposizione del professionista un personale sempre pronto ad accogliere e indirizzare la clientela. Fornisce servizi essenziali come stampante ed internet. Garantisce il rispetto della privacy, fornendo uffici chiusi con arredi pronti all’uso per l’archiviazione di documenti. Permette estrema disponibilità degli spazi, garantendo anche formule di noleggio giornaliero per incontri o riunioni fissati all’ultimo minuto. Non pone alcun limite di accesso, con orari estremamente flessibili.

Proprio per incentivarne l’uso da parte dei commercialisti, 599 europa ha deciso di offrire una giornata di prova gratuita in ufficio privato a tutti i commercialisti ed esperti contabili iscritti all’Ordine. Basterà presentare il coupon qui sotto.

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_Elena

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European Freelancer Week 2016

European Freelancer Week

Finalmente anche il libero professionista può celebrare la sua settimana. Nasce infatti la prima European Freelancer Week. 7 giorni (dal 17 al 23 ottobre 2016) dedicati ad eventi in tutta Europa, incentrati unicamente sul freelancer e sulla sua crescente importanza nel mondo del lavoro contemporaneo. Sono già programmate iniziative a Roma, Torino, Berlino, Bruxelles, Varsavia e Zagabria. Singoli, organizzazioni e spazi di coworking sono invitati ad entrare a far parte della grande community dei freelancer, per contribuire insieme al riconoscimento della figura. Definiti dall’Economist “la nuova forza lavoro della on–demand economy”, un sistema nel quale le persone vengono impiegate solo per il tempo in cui sono strettamente necessarie. Insieme vogliono battersi per creare una comunità più compatta ed ottenere risposte e normative adeguate.

Chi è il freelance?

Nell’immaginario comune, il libero professionista viene connotato come un individuo che lavora in piena libertà e sregolatezza, senza orari e luoghi di lavoro fissi. Ma nonostante lavori quando e dove vuole, il tempo della sua attività è sempre frutto di un’attenta impostazione e organizzazione. Operare al di là del tradizionale rapporto di lavoro genera opportunità e sfide, gli aspetti negativi accompagnano sempre quelli positivi: l’instabilità di reddito e il rischio di rimanere isolati.

Cos’è la European Freelancer Week?

La European Freelancer Week 2016 è resa possibile grazie all’attività volontaria di una coalizione di otto associazioni di freelancer di diversi paesi europei. Tutti possono parteciparvi e proporre eventi (conferenze, workshop, sessioni di networking) da aggiungere al calendario. Sono invitati a contribuire all’iniziativa anche i coworking, che sono ormai diventati il luogo preferito dei liberi professionisti, quasi una seconda casa. Questa lotta è infatti dedicata anche a loro. Lo scopo assoluto è permettere una volta per tutte il riconoscimento del valore che freelancer e reti di coworking apportano all’economia e alla società moderna.

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Il coworking contagia il lusso

Non pensiate che la sharing economy venga utilizzata unicamente da chi è costretto a modificare le proprie abitudini di consumo per ridurre le spese. L’economia della condivisione non è solo una delle risposte più efficaci alla crisi, ma un nuovo modo di vivere e lavorare, che facilita scambi professionali, creativi e culturali fra tutti, indipendentemente dal tenore di vita di chi ne usufruisce. Tanto è vero che negli Stati Uniti, la sharing economy diventa di lusso. In che modo? Nascono i coworking per le celebrità.

Spring Place: il polo delle celebrità

Spring Place a New York è uno spazio condiviso esclusivo, una sorta di club privato, polo creativo. È riservato ad alte personalità dell’arte, del design, ma anche ad imprenditori della moda e del cinema, come lo stilista Maxwell Osborne o gli attori Adrian Brody e Leonardo Di Caprio. Attivo da giugno 2016 nel quartiere di Tribeca, il coworking dello sfarzo si sviluppa grazie ai due imprenditori italiani Francesco Costa e Alessandro Cajrati Crivelli. I due, sono stati mossi dalla considerazione che negli USA il 40% della popolazione non utilizza più il tradizionale ufficio ormai obsoleto, trattandosi di free lance o mini strutture di due/tre persone.

Ma cosa spinge personaggi di questo calibro a frequentare un coworking?

Spring Place è un luogo dove lusso ed esclusività si svecchiano e cercano di incorporare il nuovo. Uno spazio condiviso dove lavorare, organizzare eventi mondani, sfilate, set fotografici, convocare meeting e fare network. Insomma anche le star per sentirsi più cool stanno adottando pian piano nuovi approcci al lavoro.

Serena

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Hub e coworking per l’Africa

Africa Summer School

“Penso che la soluzione migliore al momento sia agevolare la crescita di Hub e coworking in Africa per incentivare la circolazione delle conoscenze sul mondo delle start up e delle imprese”. Queste le parole di Lorenzo D’Amelio, uno dei giovani imprenditori sociali che hanno partecipato all’Africa Summer School. La settimana formativa interculturale è iniziata il 29 luglio scorso. Durante la settimana, i 50 partecipanti hanno avuto il privilegio di approfondire cultura e storia del Continente, affiancati da docenti ed esperti africani e italiani. Scopo dell’iniziativa infondere conoscenze e stimoli necessari per la creazione di progetti di business da sviluppare in Africa. Il miglior progetto, riceverà un premio e sarà accompagnato nella sua fase di incubazione. La missione più importante? Liberare l’Africa dalla percezione comune di “Paese da salvare”, riconoscendola piuttosto come una Terra ricca e potenzialmente interessante, promuovendo un’educazione all’intraprendenza e all’autoimprenditorialità.

Perché l’Africa?

Perché nuovi Hub e coworking potrebbero fare al caso di questa Terra? Per creare ritrovi fisici, spazi di interazione sempre connessi ad Internet, dove rendere possibili il dialogo e la circolazione delle idee e di nuovi progetti. Lo scopo? Incentivare lo sviluppo delle imprese locali, permettendo alle popolazioni di guadagnare finalmente la propria indipendenza. Insomma distribuire opportunità laddove i talenti non mancano. Non a caso diverse multinazionali stanno già investendo su giovani africani, Amazon ad esempio è presente nel Continente con attività di sostegno alle startup. Google ha come obiettivo la formazione di 1 milione di Africani alle competenze digitali. Mark Zuckerberg (fondatore e amministratore delegato di Facebook) ha destinato ben 24 milioni di dollari ad Andela, una startup di New York la cui missione è la formazione di sviluppatori software in Africa. Del resto non dimentichiamo che le migliori soluzioni nascono sempre dalle sfide più difficili!

Serena

start up

Anche Enel si affida alle startup

Anche Enel punta alle start-up

L’ultima trovata di Enel? Puntare sulle startup. L’11 luglio scorso il colosso dell’energia ha colpito nel segno, inaugurando il primo Innovation Hub di così grandi dimensioni a Tel Aviv. Ha scelto non a caso quella conosciuta come “la Nazione delle startup”.

Come potrebbe essere definito un Hub?

Ma facciamo un passo indietro, di che cosa si tratta?  Perché ne parliamo noi che invece ci occupiamo di coworking? L’Hub viene inteso come uno spazio fisico o virtuale nel quale si incontrano professionalità diverse provenienti da luoghi differenti. È il regno delle startup, che ne escono arricchite di conoscenze e progetti. Il coworking è uno stile lavorativo che prevede l’utilizzo di uno stesso ambiente, dove ogni lavoratore, come sapete, ha la possibilità di mantenere indipendente la propria attività. Il denominatore comune però è lo stesso: la condivisione di idee e di spazi. Nell’Innovation Hub di Tel Aviv il lavoro di squadra è d’obbligo. Più startup, che verranno selezionate dai rappresentanti Senior di Enel, potranno usufruire di uno spazio creato ad hoc, dove saranno libere di sprigionare tutta la loro creatività. Così sogni ed ambizioni possono trasformarsi in idee concrete destinate a diventare business vincente. Finanziate non soltanto da Enel, ma anche dal ministero dell’Economia Israeliano, lavoreranno allo scopo di sviluppare e realizzare servizi e prodotti all’avanguardia. Inoltre, si occuperanno di individuare nuovi usi dell’energia al fine di renderla accessibile ad un numero sempre maggiore di persone. E così anche Enel si affida alle startup, mossa vittoriosa per un’azienda che riconosce come punto saldo della propria strategia aziendale la modernità e l’innovazione teconologica.

_Serena