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Lavorare in paradiso

È ufficialmente partito il countdown per le vacanze, voi cosa state aspettando? Siete ancora alle prese con le valigie o vi state già godendo il sole in spiaggia?

Freelance senza pausa

Per molti prendere una pausa dal lavoro, dallo stress del mondo digitale, dalla routine quotidiana è indispensabile. Per altri invece è fondamentale essere in grado di lavorare anche quando si viaggia. Stiamo parlando di loro, degli instancabili, di quelli che non hanno nessuna voglia di mandare in vacanza il proprio progetto. Popolo dei freelance niente paura, partite anche voi, potrete lavorare ovunque! Lo sapete infatti, sono sempre più numerosi gli attrezzatissimi spazi di coworking vista mare nel mondo. Ma che il fenomeno sia ormai più che diffuso non è una novità,  non è infatti di questo che voglio parlare oggi!

La soluzione? Le “workation”

Avete mai pensato di andare in workation? O forse non sapete neppure di che cosa si tratti? Il termine è un  neologismo che nasce dall’unione dei due vocaboli inglesi “work” e “vacation” e ben rappresenta la nuova era digitale. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno due concetti così opposti si sarebbero fusi in un’unica realtà? Con questa formula ci spingiamo oltre il semplice coworking. Parliamo di pacchetti unici che includono sia l’alloggio che lo spazio di lavoro, il tutto in luoghi di vacanza incantevoli. E dove si trovano? Quale potrebbe essere la destinazione più adatta a voi? Le Canarie ad esempio offrono una vasta scelta di coworking e workation, in particolare Gran Canaria e Tenerife. Oltre Europa invece scegliete il Messico con Next Coworking, Punspace a Chiang Mai, una delle principali città della Thailandia, o volate a Bali verso Co-work Paradise. Queste sono solo alcune delle mete dove è possibile viaggiare, divertirsi, conoscere altre culture e riposare senza mai sentirsi in colpa per avere accantonato il lavoro. Insomma per chi proprio non può farne a meno, la possibilità di dedicare qualche ora agli impegni lavorativi anche nei paradisi tropicali c’è! Fate però attenzione a non farvi prendere troppo la mano perché il rischio è quello di rinunciare alle vacanze vere e proprie. Ritagliatevi sempre dei giorni senza pc per staccare veramente la spina! Buone vacanze a tutti!

_Serena

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E adesso un pò di storia… Le origini dei Business Center

Possiamo dirlo, quello scorso è stato decisamente un weekend all’insegna dei Business Center. Partecipare alla tavola rotonda e al Workshop di Bologna è stato per noi più che stimolante. Abbiamo nuovi progetti, nuove idee… Insomma stiamo lavorando per voi!

Quali sono le origini dei Business Center?

I Business Center sono ormai una realtà sempre più diffusa in Italia e nel mondo. Tutti sanno cosa sono, ma quanti conoscono le loro origini? Per capire come nasce il fenomeno dobbiamo fare un grosso salto temporale e raggiungere il 1929, l’anno della grande depressione. Siamo in America, perché si sa, i grandi progetti partono sempre da lì! Tutto ha origine dalla genialità di alcuni gruppi di avvocati che, colpiti da una crisi economica soffocante, abbozzano un primo progetto di ufficio condiviso, dove utilizzare in comune librerie legali, raccolte giuridiche, sale riunioni ed anche segretarie (le nonne delle moderne segretarie virtuali). La circolazione di questo progetto permette la nascita, all’incirca 40 anni dopo, dei primi Business Center nel continente. Un iniziale franchising del settore viene alla luce a San Francisco verso la metà degli anni 70 da T. J. Tyson;  mentre Paul Feagan, avvocato di Los Angeles, tra il 1971 e il 1980 crea una rete di 180 centri, ridotti a 30-35, acquisiti in seguito da Barrister Executive Offices, tutt’oggi gruppo di successo nel settore.

E il nostro Paese come viene raggiunto dal fenomeno?

Questo nuovo modo di intendere l’ufficio  oltrepassa l’Oceano e sbarca nel 1974 nella Penisola con Sebastiano Carpentieri, dirigente che aveva provato in prima persona l’esperienza durante un soggiorno di lavoro negli Stati Uniti. Inizia così l’era dei Business Center anche da noi!

_Serena

 

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Coltivare la terra in coworking

Il coworking è anche condivisione della terra

In ogni coworking regna la condivisione. 599 europa ne è la prova: qui condividiamo spazi, scrivanie, idee, progetti e sogni. Ma cosa significa condividere? Possedere qualcosa in comune, partecipare con altri ad un lavoro, un’attività, un’esperienza.  Il coworking non è solo un nuovo modo di lavorare, ma un innovativo stile di vita che si sta diffondendo nel mondo. Questo modello è applicabile ovunque, in ufficio, dal parrucchiere, al mercato, a scuola, al mare, al ristorante e novità delle novità anche nell’orto.

Come funziona l’orto condiviso?

Terreni inutilizzati vengono spartiti fra persone di età diversa (dai bambini agli anziani), di nazionalità e culture differenti. Insieme coltivano la stessa terra producendo ognuno i propri frutti. Alcuni orti vengono messi a disposizione dal comune in cambio di un piccolo affitto, poi ci sono quelli abbandonati che vengono presi in gestione da scuole o associazioni, fino agli orti aziendali  offerti a beneficio dei dipendenti.  Tanti casi, un unico obiettivo: favorire collaborazione e socializzazione per educare gli individui al rispetto verso l’uomo e la natura.

_Serena

Coworking in musica

man-person-sitting-playingQuale segreto nasconde il coworking? Quale ingrediente gli permette di avere così tanto successo? L’arma vincente è la sua versatilità, le sue logiche sono applicabili a tutto! Ne dà prova l’amicizia inedita nata tra coworking e musica, un’intesa sulla quale nessuno prima d’ora aveva puntato. L’incontro avviene a Milano nel 2013, quando Andrea Dolcino, dopo aver lasciato il lavoro in un’importante azienda di applicazioni per smartphone, decide di creare un prodotto esclusivo riservato unicamente alla produzione musicale. Viene alla luce IndieHub: un contenitore culturale di progetti dedicato all’arte dei suoni, che unisce uno spazio di coworking ad uno studio di registrazione. A differenza di 599 europa, che ospita coworkers di settori diversi, IndieHub è un coworking verticale, in esso infatti hanno accesso solo alcune categorie professionali legate fra loro dall’interesse comune per la musica. Ci lavorano musicisti, editori, grafici, web designer che pur mantenendo sempre la propria autonomia possono insieme lavorare a progetti comuni. Dopo tre anni i risultati sono tanti: con dischi jazz, album rock, è punto di riferimento a Milano per le nuove produzioni musicali. IndieHub è una scommessa vinta. Riuscirà questa nuova formula di coworking a prendere piede anche nelle altre città italiane?

_Serena

Il coliving parte da Matera

of-matera-sassi-1200459_640Dall’articolo precedente è chiaro il ruolo da apripista assunto dall’America nella diffusione  del “vivere e lavorare in collettività”. Ma l’Italia che posizione ha in tutto questo? Negli ultimi anni il coliving ha fatto tappa anche nel nostro Paese, muovendo i primi passi a Matera. Casa Netural nasce dell’architetto piemontese Andrea Paoletti, responsabile design per The Hube, network internazionale che conta decine di coworking in tutto il mondo. Diviso fra la passione per la natura e l’interesse verso la città, Andrea decide di trasferirsi a Matera nel 2012 e di dar vita a questo progetto, inserendo un elemento fino a quel momento tipicamente cittadino, in un ambiente rurale. Casa Netural  è l’unione tra coworking e coliving, in un habitat naturale e  ricco di impulsi positivi. Nella stessa struttura in cui alloggiano, i turisti possono usufruire di spazi per lavorare ai loro progetti da remoto.

Con questa idea Andrea ha gettato le fondamenta per la nascita della “comunità del fare”: un insieme di individui che hanno gli stessi valori, sogni e obiettivi, mossi dal pensiero sempre più moderno che negare la condivisione dei propri pensieri sia un male e al contrario sia fondamentale mettere in rete la propria intelligenza. Casa Netural è una cassaforte di risorse: il luogo arricchisce i coworkers che vi fanno tappa e gli ospiti con le loro idee valorizzano questo territorio splendido le cui potenzialità devono ancora sbocciare.

_Serena