studio medico

Coworking e studi medici

Quali sono le caratteristiche che rendono idoneo uno studio medico?

  • presenza di almeno tre ambienti (sala d’aspetto, sala di visita e servizi igienici) con caratteristiche definite. Aerazione ed illuminazione idonee, coibentazione termica adeguata, giusto dimensionamento degli spazi, strumenti per la ricezione di chiamate;
  • arredamento e attrezzature indispensabili all’esercizio della medicina generale;
  • lavandino in studio;
  • rispetto della normativa vigente circa lo smaltimento di rifiuti speciali;
  • non è necessario prevedere l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • non è necessaria l’autorizzazione da parte del sindaco per l’idoneità igienico-sanitaria.

Gli studi medici inoltre non necessitano di autorizzazione da parte del Comune per apertura e funzionamento (a meno che non siano presenti attrezzature per prestazioni particolari). I locali possono essere adibiti a studio medico ad uso esclusivo oppure inseriti all’interno di un contesto di civile abitazione, con spazi appositamente dedicati. Nel caso in cui lo studio fosse situato all’interno di strutture adibite ad altre attività non mediche, questo dovrebbe avere ingresso indipendente e dovrebbe essere eliminata ogni sorta di comunicazione tra le due strutture.

Vi sono perciò studi medici che nascono come tali e danno spazio a medici convenzionati, con servizi annessi e connessi. Un tempo non lo chiamavano certo “coworking”, ma il principio era ed è lo stesso. Una reception con personale che prende appuntamenti e risponde in maniera personalizzata. Una stanza attrezzata a seconda dell’esigenza. Un medico utilizza la stanza in determinati momenti. Una zona di attesa e ci sono servizi. Poca differenza dunque da quello che può offrire uno spazio di coworking.

Due sono invece le modalità attraverso le quali il concetto di “coworking” si applica al campo medico:

Dal e esigenze sono quelle sopra indicate, se è vero che il concetto del “coworking” è da molti anni applicato nel settore degli studi medici, d’altro canto sempre più coworking e business center sfruttano questi pochi accorgimenti per creare uffici ad hoc in grado di accogliere medici convenzionati.

_Elena

smart working

Smart working contro i più scettici

Nonostante i notevoli successi riscossi, lo smart working ha ancora un nemico dal quale guardarsi: lo scetticismo. Non a caso, nella classifica europea relativa alla sua diffusione, l’Italia è il fanalino di coda, con solo il 7% di lavoratori che ne fanno uso. Tanto è vero che, se da un lato molte aziende diffidano dall’adottare nuove soluzioni, dall’altro quasi il 40% dei lavoratori italiani è scettico al riguardo.

Come spiegare che è possibile lavorare anche comodamente seduti sul divano di casa?

È ancora troppo radicata l’idea che il farsi vedere mentre si lavora sia più importante di ciò che si fa lavorando. Inoltre, che valgano più le ore di permanenza in ufficio rispetto gli obiettivi raggiunti.

Tanto temute, inoltre, sono le distrazioni casalinghe: famigliari, figli, coinquilini. Senza contare la preoccupazione del dover fare le faccende domestiche o le continue tentazioni a cui si è sottoposti lavorando fianco a fianco con il frigorifero.

Come ovviare al problema?

Qui entriamo in campo noi, o meglio, la sempre più diffusa offerta di spazi condivisi di lavoro, proprio come il nostro. Grazie a questi spazi, è possibile lavorare vicino a casa, gestire l’orario in totale autonomia e dove le occasioni di contatto umano, che di certo non mancano, eliminano completamente la percezione di isolamento ed alienazione nella quale possono invece ricadere coloro che lavorano da casa.

_Serena

worker

Smart working dal punto di vista del lavoratore

Qualche dato sullo smart working in Italia

Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, circa il 7% degli impiegati adotta lo smart working; si tratta nella maggior parte di uomini (69%) con età media 41 anni.

Lo smart worker è un lavoratore sempre più isolato, che mantiene contatti virtuali con l’azienda. Per periodi determinati (ad esempio qualche giorno al mese), può non essere più fisicamente presente in ufficio ma resta collegato virtualmente ad esso.

Perché decidere di ricorrere allo smart working?

Poter decidere di ricorrere allo smart working rappresenta un vantaggio sotto molti aspetti e per molte categorie. Le donne possono gestire meglio gli orari per andare incontro alle esigenze famigliari. I pendolari risparmieranno sui tempi degli spostamenti, e ciò che ne guadagna è la produttività. Lo smart worker deve essere messo in grado di operare con i giusti strumenti tecnologici, per lo svolgimento del lavoro da remoto. Questo dipende comunque dal datore di lavoro.

Il lavoratore deve, come normativa prevede, poter scegliere di appoggiarsi al lavoro agile. Non tutti infatti sono pronti ad approcciarsi a questa modalità di lavoro. Deve avere la possibilità di provare e di tornare alle condizioni precedenti, qualora non si sentisse portato al lavoro da remoto.

Da un lato, chi adotta il lavoro agile ha maggiore autonomia e indipendenza; d’altro canto, deve possedere un forte senso di responsabilità, una forte capacità di concentrazione ed un buon senso dell’organizzazione. Scattano dunque una serie di meccanismi impliciti. Così, l’home worker tenderà ad essere più competitivo, dovrà rendere più di un office worker perché deve dimostrare di poter svolgere lo stesso lavoro anche al di fuori delle pareti dell’ufficio classico. Non dovrà cedere alle distrazioni e dovrà essere dotato degli stessi mezzi del collega in ufficio. Dovrà avere una adeguata connessione ed una potente rete per accedere in cloud a tutti i documenti a cui accede il collega in postazione standard.

_Elena

azienda

Smart working e aziende

Lo smart working: quali vantaggi per le aziende?

Le aziende costantemente si adattano all’evoluzione del lavoro. Dal momento che è stato regolato, sempre più puntano allo smart working o lavoro agile, facendo svolgere il lavoro ai loro dipendenti da casa oppure da spazi di coworking.

Per le imprese, il ricorso al lavoro “smart” deve significare in primis un sensibile calo delle spese immobiliari e di gestione. Dunque un aumento della produttività, una accelerazione dell’innovazione e della competitività ed anche una maniera per attirare i migliori talenti. Alcune imprese mirano a diminuire gli spazi non utilizzati adottando la scrivania “flessibile”. Tramite questa modalità, la postazione del dipendente non è fissa all’interno dell’ufficio ma varia in funzione della disponibilità o della prenotazione. Altre aziende applicano lo allo smart working in toto.

Perché il lavoro agile funzioni, è chiaro che le imprese si debbano adeguare. Ciò significa: buona infrastruttura virtuale, applicazioni che mettano in contatto il personale per avere sempre sotto controllo la situazione. Utilizzo di sistemi informatici per svolgere riunioni e meeting da remoto.  Ricorso a programmi che permettano di accedere in cloud ai dati presenti in ufficio. Dotazione di sistemi per mantenere la sicurezza informatica sui dati che “escono” e potenziare l’attuale rete aziendale.

Come le imprese sfruttano il lavoro agile

Ad oggi, il 30% delle grandi imprese in Italia sfrutta i vantaggi del lavoro agile. Se è vero che il fenomeno tra le grandi aziende italiane è sempre più diffuso, difficile è che riescano a gestirlo le piccole imprese. Questo, per due ordini di motivi: innanzitutto, una mancanza di cultura nel settore. Si tratta di un fenomeno ancora troppo giovane perché molte aziende siano aperte e pronte a recepirlo. In secondo luogo, l’adeguamento ha un certo prezzo, che non tutti sono pronti a sobbarcarsi.

Quali aziende in Italia, effettivamente, sono ricorse al lavoro agile?

Tra le grandi aziende, anche le pubbliche amministrazioni. Ferrovie dello Stato ha avviato un periodo di prova di un anno: 500 dipendenti possono lavorare da qualsiasi luogo prescelto da 4 a 8 giornate al mese. L’azienda fornisce ad ogni lavoratore tutti gli strumenti informatici necessari e pone ad ogni lavoratore obiettivi misurabili.

Tra i grandi nomi spuntano anche American Express, Vodafone, Ferrero, Barilla, Enel, Siemens, Microsoft. Fastweb è ricorsa al lavoro agile dal 2015. Ma anche Alstom, Philips, Sisal, Unicredit, Qui!Group, Sanofi.

_Elena

smart working

L’evoluzione del lavoro: lo smart working

Lo smart working è stato normato

Cambia lo spazio di lavoro, non solo in termini di dimensioni, ma anche dal punto di vista della tipologia. A maggio, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul lavoro agile, riconoscendo di fatto lo smart working, o lavoro agile. Questo dona di fatto maggiori tutele ed agevolazioni non soltanto ai liberi professionisti, ma anche a grandi e piccole imprese (nonché alle pubbliche amministrazioni) che si affaccino a questa realtà.

Lo scopo è sempre lo stesso: per il datore, aumentare la produttività e diminuire i costi di gestione dell’ufficio, andando a ridurre le spese immobiliari. Per il lavoratore, aumentare la conciliazione tra casa e lavoro.

Ma come funziona, in sostanza, lo smart working?

Si tratta di una modalità oggi attiva a tutti gli effetti. Attraverso il ricorso allo smart working, il rapporto di lavoro può essere svolto sia all’interno dei locali aziendali, sia all’esterno, a discrezione dell’impiegato e/o dell’azienda. Il lavoratore può scegliere dove lavorare: da casa, dal bar, dal coworking. Grazie allo sviluppo della rete, alla connessione wifi e a lavori che sempre più sfruttano la tecnologia cloud, ecco che si riduce lo spazio lavorativo necessario  e diminuiscono gli strumenti di cui il lavoratore necessita. (Lo sapevate che negli ultimi 10 anni, lo spazio individuale per ogni impiegato è passato dai 23 ai 17 mq?)

Nessun vincolo di orario (ad esempio 9.00 – 18.00), sempre però entro i termini orari stabiliti da contratto. Vengono stabiliti i tempi di riposo, i dispositivi da utilizzare (il datore è comunque il responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore) e le misure da adottare per assicurare la disconnessione dagli strumenti.

Come avviene però effettivamente il controllo del lavoro svolto fuori dall’ufficio?

Tramite obiettivi, posti dall’azienda; il trattamento economico è lo stesso di quello riconosciuto per la stessa attività svolta nei locali all’interno dell’azienda.

Quali i benefici?

Gli Osservatori del Politecnico rilevano come nelle aziende che adottano lo smart working, si assista ad un generale aumento della produttività. Inoltre, alla riduzione dei costi immobiliari, ad una netta riduzione dell’assenteismo, nonché al miglioramento del clima aziendale.

_Elena