Un artigiano in coworking

coworking artigiano

Anche l’artigiano, di qualunque settore faccia parte, entra in coworking.

Ciò che i cosiddetti “coworking artigiani” forniscono sempre, a prescindere dal tipo di artigiano al quale si rivolgono, sono: gli spazi di lavoro, la sperimentazione e la condivisione di attrezzi. Li differenziano gli strumenti e i servizi accessori che offrono.

I Fablab e la stampa 3D

In Italia, i primi coworking “artigiani” hanno visto la nascita nel 2011. Como Sole, affiliato alla rete Coworking Project, è stato creato per dare spazio a professionisti che volessero approcciarsi alla stampa 3D. Ne sono nati innumerevoli, in tempi successivi (ad esempio, nel 2012 Toolbox, a Torino), con all’interno veri e propri laboratori di innovazione e FabLab. Sono laboratori di sperimentazione per artigiani digitali, che danno accesso a servizi, spazi e visibilità che altrimenti non avrebbero modo di sperimentare. Nella maggior parte di casi si tratta di veri e propri incubatori, dove le start up più innovative possono accedere anche gratuitamente.

Gli strumenti manuali

A partire dal 2014, da Mai Gad a Torino vengono messi a disposizione dei coworkers specializzati in sartoria, attrezzi quali ricamatrici, macchine da cucire, tavoli da stiro.

MegaHub a Vicenza, dal 2016 condivide macchinari per il taglio laser, stampanti e frese, ma anche banco di elettronica e strumentazione di carpenteria e falegnameria.

Anche pialle, frese, cacciaviti e chiavi inglesi, entrano in coworking: è il caso di Co.Labo, il coworking artigiano che nasce a Rozzano (Mi) nel 2016. Co.Labo dota artisti ed hobbisti di strumenti e spazi dove esporre le loro creazioni. Sempre a Milano e sempre nel 2016, nasce Make Milano, che attrezzando le postazioni con strumenti per la lavorazione della ceramica, del legno, per bricolage e cucito, apre le porte a potenziali artisti. Gli artigiani possono effettuare restauro o riuso creativo, condividendo spazi di lavoro ed idee, grazie a corsi, eventi e workshop. Anche in questo caso, hanno la possibilità di esporre e promuovere le loro creazioni.

La bottega condivisa

Il coworking artigiano, a Firenze, si evolve in bottega condivisa. Piccoli artigiani possono accomodarsi da Lofoio, uno spazio che mette a disposizione banchi da lavoro, attrezzi e internet. I creativi hanno accesso a spazio e strumenti fuori dalla propria abitazione, a costi decisamente più contenuti rispetto alla normale locazione di locali artigianali.

Il coworking e l’alto artigianato

A Roma all’inizio del 2018, ha aperto Manifactory: spazio di coworking sì, ma di alto artigianato, dove gli artigiani che vi possono accedere sono scelti tramite particolari criteri (di qualità e design). I designer del Made in Italy hanno a disposizione un laboratorio attrezzato ma anche uno showroom dedicato. Ridotte le spese dell’affitto tradizionale, a vantaggio tra il resto di promozione e creazione di sinergie con altri produttori del fatto a mano.

Sulla stessa onda, a Montelupo Fiorentino è nato nel maggio scorso Facto. Il coworking diffuso occupa 4 stabili, adibiti a postazioni in coworking, laboratori ed atelier, spazi espositivi dove mostrare le loro opere al pubblico, e ancora aule di formazione, sale meeting e sale eventi.

La regolamentazione degli artigiani in coworking

I coworking visti finora, si sviluppano con l’intento di ospitare più creativi, più o meno specializzati in un certo ambito, messi in grado di sperimentare ed utilizzare gli attrezzi del mestiere. Esiste una forma diversa di coworking che riguarda l’artigianato. Lo spazio in questo caso è gestito da uno degli artigiani, che mette in condivisione esclusivamente il locale ad un’altra figura professionale. Gli strumenti di lavoro, relativi al proprio mestiere, rimangono propri.

Questa forma di condivisione, prima di febbraio scorso poteva avvenire a Milano da parte di più professionisti facenti lo stesso mestiere. Oggi è stata regolamentata anche tra differenti professioni. Sotto lo stesso tetto, potranno dunque lavorare più artigiani, ad esempio parrucchiere ed estetista, uno come titolare e l’altro come affidatario. Regolati da specifica normativa e con costi ridotti per entrambi.

Diversamente dagli altri casi, nei quali chi ne trae vantaggio (oltre al gestore dello spazio) sono gli artigiani che utilizzano spazio ed attrezzature, in questo caso ne beneficiano anche i clienti. Questi, in un solo luogo, potranno accontentare esigenze differenti e correlate (per esempio, messa in piega e manicure), a prezzi estremamente competitivi.

Dall’utilità agli eccessi della condivisione

Che sia per fini sociali, relazionali o utilitaristici, prima o poi, tutti finiscono nella rete della condivisione.  Si condividono beni, servizi, denaro (pensate a tutti quei processi di finanziamento collettivo che rispondono al nome di crowdfunding), conoscenze (Wikipedia è solo uno dei tanti esempi), competenze e tempo.

Come si condivide il tempo?

Un esempio significativo potrebbe essere quello delle Banche del Tempo. Ne avete mai sentito parlare? Si scambiano saperi e attività il cui valore è calcolato unicamente sulla base della quantità di ore fornite o utilizzate; una sorta di istituto di credito basato sulla circolazione del tempo e non del denaro. Tutti offrono qualcosa agli altri, in cambio ricevono ciò di cui hanno bisogno.  Il tempo-correntista non diventa creditore o debitore di qualcuno ma della banca; in questo modo la casalinga che offrirà un’ora per la spesa ad un anziano, avrà diritto ad un’ora di lezione dall’insegnante di yoga, o ancora l’appassionata  di cake design che in tre ore preparerà la torta di compleanno di Camilla, potrà richiedere per lo stesso quantitativo di tempo l’aiuto di Marco per sgombrare  il vecchio garage. L’unica unità di misura è l’ora, tutte le prestazioni si pongono sullo stesso livello, senza distinzioni e disparità. Come potete capire, si tratta dunque di una forma di condivisione senza scopo di lucro; gli attori della Banca del Tempo ricevono benefici e mirano al risparmio unicamente attraverso le interazioni sociali che si creano e l’aiuto reciproco.

Noleggio oltre ogni immaginazione

Un’altra forma di sharing che punta al risparmio ma in modi nettamente diversi è il noleggio, sempre più in voga negli ultimissimi anni. Nella sua continua espansione e nel suo incessante  tentativo di raggiungere e soddisfare ogni bisogno delle persone, il noleggio ha raggiunto settori a dir poco inusuali. Vi stupirà sapere quali  e quante cose strane si noleggiano oggi.

Il noleggio dei familiari

Sembra incredibile, ma in Giappone esistono delle vere e proprie agenzie che noleggiano familiari. Perché farlo? I motivi che spingono i giapponesi ad usufruire di questo servizio sono i più disparati: c’è chi richiede invitati finti per il proprio matrimonio, chi noleggia figli mai avuti, chi vuole una moglie che ricordi quella deceduta, ci sono figli che affittano genitori o madri single che cercano un finto padre per il proprio bambino.  Ma la richiesta va oltre il ruolo di familiare, sul lavoro ad esempio c’è chi necessita di un sostituto che si scusi con il cliente o con un superiore in caso di errori e chi cerca qualcuno che faccia ramanzine ai propri sottoposti. In Cina, come nell’Antica Grecia, addirittura si noleggiano persone che piangano e si mostrino sofferenti durante i funerali.

Come noleggiare la notorietà

Negli Stati Uniti tutti possono diventare famosi per un giorno, con un unico pacchetto si noleggiano infatti paparazzi e fans sfegatati con tanto di guardia del corpo. Per sentirsi oltre che famosi anche molto ricchi, c’è il lussuoso jet noleggiabile ad ore. Nessun costo per il carburante, anche perché l’aereo non parte! Lo  scopo del noleggio consiste nel farsi fare un vero e proprio book fotografico all’interno, dopo esser stati truccati e vestiti di tutto punto. Insomma, tante foto da postare per dare a tutti l’illusione di vivere nel lusso sfrenato.

Il contratto si adatta al noleggio: da “a consumo” a “tutto compreso”

ebook

Il prezzo fisso

Il pagamento di una cifra “forfettaria” dove tutto (o quasi) è compreso piace sempre di più. Un tempo si pagava esclusivamente in funzione dell’utilizzo, del consumo reale. Oggi questi contratti non solo non vengono più proposti commercialmente, ma non esistono più (ad esempio nella telefonia). Pensiamo ai contratti internet, per privati e aziende: sempre più compagnie propongono cifre forfettarie a seconda dei giga che si ipotizza si consumeranno. Lo stesso discorso vale per la corrente, il gas: conoscendo indicativamente qual è il consumo medio a famiglia, le compagnie propongono contratti ad hoc a cifre prestabilite mensili. Il consumatore d’altro canto, pagherà una cifra molto conveniente, raramente (e di solito consapevolmente) oltrepassando i limiti imposti.

Il consumatore percepisce il risparmio e sarà spinto ad utilizzare sino al limite ciò che ha a disposizione (certamente, potendo controllare costantemente i consumi reali). Certo è che il rischio di spendere di più è dietro l’angolo: ecco che allo scoccare del primo giga oltre il limite consentito da contratto, la bolletta salirà apparentemente in maniera smisurata, in realtà oltre quel limite, tornerà a spendere “a consumo”. Si tratta di un concetto che si sta allargando a macchia d’olio a tutti i settori. Pensiamo al mondo della ristorazione: sempre più ristoranti propongono menu “all you can eat”, prezzo fisso e menu potenzialmente illimitato. Se esageri ed avanzi? Paghi per quanto sfori.

Noleggio = prezzo fisso

Il concetto di una quota fissa (giornaliera, settimanale, mensile) è strettamente legato al noleggio, di beni mobili ed immobili. Questo infatti presuppone il pagamento di una cifra forfettaria per avere un servizio tutto compreso e senza sorprese. La spesa è in funzione del tempo di utilizzo (un vestito, una stampante, un’auto, oppure una scrivania, un ufficio, una sala riunioni), niente di più. Tutti quelli che sono problemi (manutenzione, burocrazia, bollette, perdite di tempo ecc.) sono gestiti e devono essere risolti da qualcun altro, un servizio compreso nella quota di noleggio.

Pensiamo alla telefonia: nel caso in cui si voglia anche l’apparecchio fisico oltre ad un contratto di utilizzo dati, per tutta la durata del contratto si noleggia uno smartphone. Il pagamento mensile non dipenderà solo dall’utilizzo della linea telefonica e dati, ma anche dal tipo di telefono.

Lo stesso discorso vale per le auto: sempre più utilizzato è il noleggio a medio termine. Il servizio è sempre utile per lo spostamento da aeroporto a luogo di destinazione, per intenderci, ma oggi si affitta anche l’auto come bene di rappresentanza. Le compagnie propongono sempre più spesso auto di lusso. Ma di lusso o meno, è un servizio che nasce per non possedere nulla e pagare tasse di conseguenza, per fare bella figura con un cliente, per il piacere di guidare una bella macchina che altrimenti non ci si può permettere, e non da ultimo per il gusto di cambiarla spesso.

Il noleggio diventa virtuale

Il noleggio però ha fatto passi avanti: se infatti un tempo gli oggetti che si noleggiavano erano fisici, sempre più oggi sono diventati virtuali. Ai tempi del Blockbuster, per esempio, l’oggetto fisico (il cd, il dvd) veniva affittato a tempo. Oggi, tramite app si può ascoltare la canzone che si vuole quando si vuole, vedere il film desiderato anche appena uscito al cinema, leggere il “libro” desiderato, semplicemente pagando una cifra forfettaria mensile, e senza più possedere nulla di fisico. Certo con questo tipo di noleggio nulla rimane. Vero è che ci sarà sempre chi vorrà toccare con mano e possedere cd e dvd, che continuano ad essere ad oggi tra i modi migliori per ascoltare o vedere in alta qualità.

Pensiamo ai libri: un tempo chi non li acquistava li prendeva in prestito, da amici o biblioteche: anche in questo caso si è persa la fisicità, con l’avvento degli ebook. Certo i vantaggi sono innumerevoli: scelta, disponibilità immediata e costo. Ci sarà comunque sempre chi preferirà voltare la pagina cartacea e non toccare uno schermo, ma il futuro è in questa direzione, e i numeri del mercato parlano chiaro.

All’estremo del virtuale, addirittura c’è chi noleggia il tempo: nel 2011 in Russia è nato il primo “bar a tempo”, spazio dove tutto è compreso, l’unica cosa che si paga è il tempo in cui si rimane all’interno del bistrot.

Le applicazioni che controllano il noleggio

Per quanto riguarda il prestito di libri, anche in questo caso si sta facendo un ulteriore passo avanti nella condivisione. Accanto infatti ai classici locali dove si trovano librerie per lo scambio di libri, ecco che compaiono piattaforme on line che portano questo concetto ad un livello più tecnologico. Non ci si basa più su fiducia e bontà degli utilizzatori: l’oggetto del noleggio rimane fisico, cartaceo, ma lo scambio diventa controllato tramite punti, che si accumulano e danno diritto ad altri scambi. Lo stesso principio si vede nel settore dell’abbigliamento: esistono portali dove in cambio di vestiti nuovi o poco usati, si possono accumulare punti per acquistare a sua volta vestiti nuovi o poco usati, generalmente di ottime marche.

Per quanto riguarda le auto, esistono sempre più applicazioni che permettono di noleggiare l’auto per brevi, anche brevissimi spostamenti all’interno della città, visualizzando sullo schermo del proprio smartphone dove sono parcheggiate tutte le auto disponibili nella zona.

Noleggio è riutilizzo e risparmio

Nel mondo sempre più consumistico c’è dunque in un certo senso un ritorno al passato, si assiste cioè ad una forma di riutilizzo dei beni (fisici) oppure ad un minore accumulo degli stessi. Caratteristiche del noleggio? Velocità nell’ottenere il bene, risparmio. Certo la scelta non è illimitata come nel caso dell’acquisto, ma solitamente nel range di ciò che viene proposto troviamo ciò che fa a caso nostro.

Noleggio vs possesso

noleggio

Parola d’ordine: risparmiare. Ma anche condividere. Nell’epoca infatti della sharing economy, si preferisce utilizzare un bene piuttosto che possederlo. Un tempo (ma non tanti anni fa), le cose si possedevano: si acquistavano e si custodivano, utilizzavano e curavano, per molti anni, spesso fino a che non smettevano di funzionare. Oggi, vuoi per un sempre maggiore desiderio di cambiare, vuoi per risparmiare (l’idea di pagare una cifra “forfettaria”, solitamente mensile, dove tutto è compreso piace sempre di più), i beni si noleggiano, condividendoli dunque con altri utilizzatori precedenti e successivi. Gli oggetti continuano a lavorare fino a che funzionano, ciò che cambia è il fatto che per tutta la loro vita variano costantemente “proprietario”.

Il noleggio di beni mobili

E così, ci troviamo in un’epoca dove è possibile noleggiare davvero di tutto. Partiamo dai beni più “classici”, le auto, forse i mezzi che da più anni si utilizzano con la formula del noleggio, a breve o a lungo termine. Mentre fino a qualche anno fa le protagoniste del lungo termine erano le auto nuove, oggi sta prendendo piede anche il noleggio a lungo termine delle auto usate (che comunque non superino i 24 mesi di vita ed un certo numero di km). E così, con una cifra pattuita inizialmente, a seconda del modello e della durata, non solo l’azienda ma anche il privato, pagherà una quota mensile comprensiva di tassa di proprietà, assistenza stradale, copertura assicurativa e manutenzione ordinaria e straordinaria.

Dunque si condividono viaggi: tramite auto (con servizio di spostamento e parcheggi riservati all’interno della città o con organizzazione di veri e propri viaggi condivisi) oppure con bus, che con tappe predefinite portano persone alle mete più disparate a prezzi vantaggiosissimi, oppure con taxi ossia con autista compreso. Il tutto integrato e aiutato da applicazioni sempre più tecnologicamente avanzate e adattate alla velocità anche dei pagamenti. Ancora, con mezzi quali scooter o biciclette, che funzionano con lo stesso principio delle auto in noleggio a breve termine.

Si condividono parcheggi: posti cioè prenotati a tempo e posizionati in determinati punti strategici delle città.

Il noleggio dei beni immobili

C’è poi chi mette a disposizione in condivisione una stanza della propria casa. Certo nessuno si è inventato niente in questo settore: ben precedente all’avvento della sharing economy era la condivisione di stanze della stessa casa da parte di più studenti. Ma oggi tutto questo è controllato da contratti ad hoc, che tutelano proprietario e noleggiatore. C’è chi mette a disposizione la propria casa, e non più solo a medio o lungo termine, ma anche a breve termine (ad esempio una notte).

Il noleggio in ufficio

Per quello che riguarda l’ambiente lavorativo, anche in questo settore si preferisce il noleggio al possesso: l’azienda ne guadagna in termini di costi e anche di visibilità, proponendo a dipendenti e clienti sempre prodotti nuovi o semi nuovi. Due sono i casi ai quali si assiste: il noleggio oppure il comodato d’uso gratuito dei beni. Col noleggio di macchinari da ufficio quali stampanti oppure docking station, i vantaggi per il consumatore sono innumerevoli, in quanto ad un costo fisso mensile, ci si solleva da una serie di problemi e spese accessorie (installazione dei software di gestione, assistenza tecnica e non per ultimo consumabili). Vi sono poi fornitori che invece propongono il comodato d’uso, che si accollano cioè l’acquisto e la manutenzione di macchinari, dati ad uso gratuito a clienti finali (previo minimo d’ordine periodico di consumabili); è il caso di prodotti quali stampanti, piuttosto che macchine del caffè oppure distributori di snack o ancora dispenser di sapone e carta.

Da qualche anno a questa parte poi la formula del noleggio viene applicata anche sullo spazio fisico di lavoro: scrivanie ed uffici vengono dati in condivisione. Prezzo fisso al mese (o all’ora o al giorno), tutti i principali servizi compresi, nessuna preoccupazione per l’utilizzatore finale. Le stesse aziende, sempre più si appoggiano a questo tipo di soluzioni per i loro dipendenti.

Il noleggio nel privato

E poi si condividono articoli per la casa, attrezzature sportive, utensili di vario genere, apparecchi fotografici, materiale da campeggio, giochi da tavola, tovaglie, tavoli e sedie, gonfiabili, vestiti da matrimonio, vestiti e giochi per bambini. La novità è che il concetto è arrivato al privato, e non è dedicato esclusivamente all’azienda o al possessore di partita IVA.

Nel mondo dei piccoli, il noleggio ancora una volta da il suo contributo a chi non si possa permettere l’acquisto ma non voglia o non possa rinunciare a determinati oggetti più o meno indispensabili. Pensiamo al mondo dei pannolini lavabili: esistono siti che danno in noleggio kit predefiniti a costi vantaggiosi (spesso per chi è “green” è difficile permettersi l’acquisto). O ancora passeggini, oppure culle, lettini, fasce e marsupi. Da qualche anno anche le farmacie permettono il noleggio di strumenti altrimenti estremamente costosi, il cui uso spessissimo è confinato ad un determinato periodo: pensiamo a bilance e tiralatte, a noleggio a giornata. Certo ci sarà sempre chi comunque questi prodotti li acquisterà, ma consapevole dell’esistenza di una ottima alternativa.

Cambia il concetto di “usato”

Il mercato dell’usato certamente c’è sempre stato, in ogni settore; quello che cambia oggi è che viene data la possibilità a sconosciuti, di utilizzare un bene già usato da qualcun altro ma senza dover pensare noi stessi al passaggio di questi beni ad altri utilizzatori. Tramite app specifiche e mezzi on line si prende in prestito un oggetto (appunto fisico o virtuale), per il tempo necessario, pagando una cifra precedentemente stabilita e senza problemi di sorta (assicurazione, guasto, furto, ecc.). Il dopo? Non è più un problema nostro.

Traduttori e coworking

L’aiuto del coworking ai lavoratori solitari

Opportunità per tutti

Quando diciamo che il coworking fa bene a tutti, lo pensiamo davvero.

Una parola per descriverlo? Opportunità. I vantaggi sono tanti e tangibili, non solo per chi sceglie lo spazio di lavoro condiviso per lavorarci ma anche per chi lo gestisce.

In un coworking gli stimoli non finiscono mai: capiterà di incontrare giovani alle prese con l’invenzione di una nuova professione e, al tempo stesso, chi ha già un’esperienza ormai consolidata e si rimette in gioco partendo dal contatto con una nuova comunità.

L’importanza del coworking per certe professioni

Non è difficile in questi ambienti entrare in contatto con professioni appena nate o mestieri poco diffusi. E tra una pausa e l’altra, ogni giorno una scoperta: chi utilizza lo spazio condiviso per puri motivi economici, chi ne ricava vantaggi in termini di contatti e stimoli lavorativi e chi più semplicemente lo sceglie per combattere la solitudine.

I mestieri solitari

Alcuni mestieri, più di altri, portano il professionista ad un vero e proprio distacco dal mondo esterno. Pensate alla concentrazione di uno scrittore tecnico che passa il suo tempo a tentare di scrivere manuali d’istruzione comprensibili a tutti, o ad un traduttore, che assorto fra mille vocaboli, cerca di riprodurre il testo nella maniera più fedele possibile. Entrambi ruoli  fondamentali, ma praticamente  invisibili.

I benefici del coworking per i traduttori

Il traduttore,  durante i tre i mesi stimati per la traduzione di un libro di media lunghezza, lavora solitamente a distanza;  pochissimi sono i contatti con i clienti che, per ovvie ragioni, si trovano  in un’altra nazione; così come è molto raro che più revisori, chiamati a lavorare su uno stesso progetto, appartengano alla stessa città. Senza contare il rischio del mancato riconoscimento, ingiustamente spesso il nome del traduttore tende a scomparire dentro il proprio lavoro.

E allora quale posto migliore se non il coworking per farsi conoscere? Se ci aggiungiamo anche un po’ di buona compagnia tra un caffè e l’altro, il gioco è fatto.

I dubbi del lavoratore solitario e la soluzione

É davvero possibile inserirsi in un ambiente di coworking per chi lavora in solitudine ormai da anni? Cambiare le vecchie abitudini non è mai cosa semplice. L’ufficio condiviso potrebbe essere la giusta soluzione per eliminare una volta per tutte la solitudine della propria stanzetta senza però incappare nelle distrazioni di un ambiente condiviso più ampio. Provare per credere, basta un pc per iniziare.

Spazio di lavoro: l’importanza dei dettagli

Scrivania

In media, almeno un terzo della giornata si passa in ufficio, o meglio, alla scrivania. Che si tratti di home office, di un ufficio tradizionale o ancora di un ufficio arredato a noleggio, è bene fare alcune serie considerazioni, dunque, nella progettazione/sistemazione della propria postazione. Lo spazio di lavoro dovrebbe essere accogliente, ben organizzato, ergonomico, personalizzato.

Quali sono dunque gli elementi da valutare per rendere migliore la propria postazione?
  1. Posizione della scrivania: contro una parete o al centro della stanza, spalle al muro o verso la finestra? Si tratta di una scelta, spesso dettata dalla dimensione dell’ufficio; se si può scegliere, meglio non avere di fronte la finestra per questioni di luce, e meglio vedere la porta.
  2. Dimensione della scrivania: a qualcuno basterà un appoggio per portatile e mouse, ad altri non basteranno 2 m di tavolo per appoggiare fogli, penne, notes, schermi. Lineare o ad angolo?
  3. Suddivisione degli spazi: che si lavori con altre persone oppure da soli, è comunque bene tenere i propri spazi con l’ordine personale; la scrivania dovrebbe essere spaziosa o comunque proporzionata al tipo di lavoro.
  4. Illuminazione: la scrivania deve essere in un punto ben illuminato, meglio se da luce naturale, ovviamente integrata da luce artificiale che deve giungere dalla giusta angolazione. Importante può essere la presenza di tende.
  5. Ergonomia della seduta: tanto è il tempo che si passa seduti in ufficio, e allora perché non essere seduti comodamente ed evitare fastidiosi mal di schiena? Esistono sedie con rotelle dalle mille regolazioni, come sedie fisse in legno che permettono di mantenere la posizione corretta sempre.
  6. Ricezione clienti: se si devono ricevere clienti o tenere corsi, è bene valutare il numero di persone che lo spazio dovrà supportare. Bastano due sedie visitatori da aggiungere alla propria scrivania oppure è da considerare uno spazio apposito, come una sala riunioni?
  7. Archivio: se i documenti prodotti si salvano in cloud o su un hard disk esterno, potrebbe essere necessaria solo una piccola cassettiera chiusa dove riporre i beni. Altrimenti, se tutto quello che viene prodotto è da archiviare in maniera cartacea o se si ha del materiale di magazzino, bisognerà considerare appositi spazi di archiviazione, temporanei o meno (armadi, librerie, cassettiere).
  8. Personalizzazione dello spazio: se si vuole “portare” la famiglia al lavoro, sulla scrivania vi saranno foto oppure disegni di figli/nipoti; sui muri un quadro a cui si è particolarmente affezionati; post-it pieni di liste di cose da fare, comprare, ricordare. Una pianta che è stata regalata.
  9. Accessori e cancelleria: un telefono (analogico, digitale o VoIP?), una stampante (fotocopiatrice o multifunzione?) e poi penne, notes, agenda, pinzatrice, scotch, evidenziatori, fanno parte del proprio spazio di lavoro. Il fax sta sempre più uscendo di scena, ma per qualcuno è ancora in uso.
  10. Rete: per collegamenti tra apparecchi/computer e connessione internet, meglio cavo, WIFI o entrambi?
Scelta dello spazio di lavoro

Lo spazio di lavoro dunque, inteso come scrivania e accessori ad essa collegati, è fondamentale per poter produrre ed essere efficienti. Questi elementi sono dunque da tenere in forte considerazione, non soltanto di per sé, ma anche nella scelta del luogo di lavoro: sarà quindi meglio appoggiarsi ad un ufficio proprio, dove tutto ha un costo, oppure ad un centro uffici, dove qualcun altro crea le basi dalle quali è possibile personalizzare, dove è possibile realizzare la propria scelta nell’allestimento ed il prezzo è fisso?

A voi la scelta!

_Elena

Coworking e studi medici

Coworking e studi medici

Quali sono le caratteristiche che rendono idoneo uno studio medico?

  • presenza di almeno tre ambienti (sala d’aspetto, sala di visita e servizi igienici) dotati di caratteristiche definite quali aerazione ed illuminazione idonee, coibentazione termica adeguata, giusto dimensionamento degli spazi, strumenti per la ricezione di chiamate;
  • arredamento e attrezzature indispensabili all’esercizio della medicina generale;
  • lavandino in studio;
  • rispetto della normativa vigente circa lo smaltimento di rifiuti speciali;
  • non è necessario prevedere l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • non è necessaria l’autorizzazione da parte del sindaco per l’idoneità igienico-sanitaria.

Gli studi medici inoltre non necessitano di autorizzazione da parte del Comune per apertura e funzionamento (a meno che non siano presenti attrezzature per prestazioni particolari). I locali possono essere adibiti a studio medico ad uso esclusivo oppure inseriti all’interno di un contesto di civile abitazione, con spazi appositamente dedicati; nel caso in cui lo studio fosse situato all’interno di strutture adibite ad altre attività non mediche, questo dovrebbe avere ingresso indipendente e dovrebbe essere eliminata ogni sorta di comunicazione tra le due strutture.

Vi sono perciò studi medici che nascono come tali e danno spazio a medici convenzionati, con servizi annessi e connessi. Un tempo non lo chiamavano certo “coworking”, ma il principio era ed è lo stesso: c’è una reception con personale che prende appuntamenti e risponde in maniera personalizzata; c’è una stanza attrezzata a seconda dell’esigenza; un medico utilizza la stanza in determinati momenti; c’è una zona di attesa e ci sono servizi. Poca differenza dunque da quello che può offrire uno spazio di coworking.

Due sono invece le modalità attraverso le quali il concetto di “coworking” si applica al campo medico:

  • gli studi medici che nascono come tali ma danno spazi in coworking ad altri professionisti sempre dello stesso ambito/settore (come gli spazi di coworking specializzati in determinati settori, in questo caso il settore medico); ne è un esempio il Centro Medico Psicologico di Lonato del Garda o il Centro Belfiore a Milano;
  • i coworking che evolvono in studi medici o integrano agli uffici anche studi per medici, con i pochi accorgimenti richiesti per legge; un esempio il Business Center Temporary Office di Parma.

Dal momento dunque che le esigenze sono quelle sopra indicate, se è vero che il concetto del “coworking” è da molti anni applicato nel settore degli studi medici, d’altro canto sempre più coworking e business center sfruttano questi pochi accorgimenti per creare uffici ad hoc in grado di accogliere medici convenzionati.

_Elena

Smart working contro i più scettici

smart_working

Nonostante i notevoli successi riscossi, lo smart working ha ancora un nemico dal quale guardarsi: lo scetticismo. Non a caso, nella classifica europea relativa alla sua diffusione, l’Italia è il fanalino di coda, con solo il 7% di lavoratori che ne fanno uso. Tanto è vero che, se da un lato molte aziende diffidano dall’adottare nuove soluzioni, dall’altro quasi il 40% dei lavoratori italiani è scettico al riguardo.

Come spiegare che è possibile lavorare anche comodamente seduti sul divano di casa?

É ancora troppo radicata l’idea che il farsi vedere mentre si lavora sia più importante di ciò che si fa lavorando e che valgano più le ore di permanenza in ufficio rispetto gli obiettivi raggiunti.

Tanto temute, inoltre, sono le distrazioni casalinghe: famigliari, figli, coinquilini; senza contare la preoccupazione del dover fare le faccende domestiche o le continue tentazioni a cui si è sottoposti lavorando fianco a fianco con il frigorifero.

Come ovviare al problema?

Qui entriamo in campo noi, o meglio, la sempre più diffusa offerta di spazi condivisi di lavoro, proprio come il nostro, grazie ai quali è possibile lavorare vicino a casa, gestire l’orario in totale autonomia e dove le occasioni di contatto umano, che di certo non mancano, eliminano completamente la percezione di isolamento ed alienazione nella quale possono invece ricadere coloro che lavorano da casa.

_Serena

Smart working dal punto di vista del lavoratore

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Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, circa il 7% degli impiegati adotta lo smart working; si tratta nella maggior parte di uomini (69%) con età media 41 anni.

Lo smart worker è un lavoratore sempre più isolato, che mantiene contatti virtuali con l’azienda. Per periodi determinati (ad esempio qualche giorno al mese), può non essere più fisicamente presente in ufficio ma resta collegato virtualmente ad esso.

Poter decidere di ricorrere allo smart working è un vantaggio sotto molti aspetti: per le donne, che possono così gestire meglio gli orari per andare incontro alle esigenze famigliari; per i pendolari, perché l’ufficio flessibile riduce i tempi degli spostamenti, e ciò che ne guadagna è la produttività. Lo smart worker deve essere messo in grado di operare con i giusti strumenti tecnologici, per lo svolgimento del lavoro da remoto, e questo dipende comunque dal datore di lavoro. Il lavoratore deve, come normativa prevede, poter scegliere di appoggiarsi al lavoro agile: non tutti infatti sono pronti ad approcciarsi a questa modalità di lavoro; deve avere la possibilità di provare e di tornare alle condizioni precedenti qualora non si sentisse portato al lavoro da remoto. Da un lato, chi adotta il lavoro agile ha maggiore autonomia e indipendenza; d’altro canto, deve possedere un forte senso di responsabilità, una forte capacità di concentrazione ed un buon senso dell’organizzazione. Scattano dunque una serie di meccanismi impliciti: l’home worker tenderà ad essere più competitivo, dovrà rendere più di un office worker perché deve dimostrare di poter svolgere lo stesso lavoro anche al di fuori delle pareti dell’ufficio classico. Non dovrà cedere alle distrazioni e dovrà essere dotato degli stessi mezzi del collega in ufficio, dovrà avere una adeguata connessione ed una potente rete per accedere in cloud a tutti i documenti a cui accede il collega in postazione standard.

_Elena

Smart working e aziende

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Le aziende costantemente si adattano all’evoluzione del lavoro: dal momento che è stato regolato, sempre più puntano allo smart working, facendo svolgere il lavoro ai loro dipendenti da casa oppure da spazi di coworking.

Per le imprese, il ricorso al lavoro “smart” deve significare in primis un sensibile calo delle spese immobiliari e di gestione, dunque un aumento della produttività, una accelerazione dell’innovazione e della competitività ed anche una maniera per attirare i migliori talenti. Alcune imprese mirano a diminuire gli spazi non utilizzati adottando la scrivania “flessibile”, la modalità nella quale la postazione del dipendente non sarà fissa all’interno dell’ufficio ma questa varierà in funzione della disponibilità o della prenotazione; altre applicano lo allo smart working in toto. Perché il lavoro agile funzioni, è chiaro che le imprese si debbano adeguare, dotandosi di una buona infrastruttura virtuale, ossia di applicazioni che mettano in contatto il personale per avere sempre sotto controllo la situazione; di sistemi per svolgere riunioni e meeting da remoto; di programmi che permettano di accedere in cloud ai dati presenti in ufficio come di sistemi per mantenere la sicurezza informatica sui dati che “escono” e potenziare l’attuale rete aziendale.

Ad oggi, il 30% delle grandi imprese in Italia sfrutta i vantaggi del lavoro agile. Se è vero che il fenomeno tra le grandi aziende italiane è sempre più diffuso, difficile è che riescano a gestirlo le piccole imprese, per due ordini di motivi: innanzitutto, una mancanza di cultura nel settore, si tratta di un fenomeno ancora troppo giovane perché molte aziende siano aperte e pronte a recepirlo. In secondo luogo, l’adeguamento ha un certo prezzo, che non tutti sono pronti a sobbarcarsi.

Quali aziende in Italia, effettivamente, sono ricorse al lavoro agile? Tra le grandi aziende, anche le pubbliche amministrazioni. Ferrovie dello Stato ha avviato un periodo di prova di un anno: 500 dipendenti possono lavorare da qualsiasi luogo prescelto da 4 a 8 giornate al mese; l’azienda fornisce ad ogni lavoratore tutti gli strumenti informatici necessari e pone ad ogni lavoratore obiettivi misurabili.

Tra i grandi nomi spuntano anche American Express, Vodafone, Ferrero, Barilla, Enel, Siemens, Microsoft; Fastweb è ricorsa al lavoro agile dal 2015. Ma anche Alstom, Philips, Sisal, Unicredit, Qui!Group, Sanofi.

_Elena