smart production

Operai e smart working

E se anche gli operai potessero lavorare in smart working?

Con “Industria 4.0” si intende l’ondata di innovazione digitale nei processi operativi, dal punto di vista manifatturiero e logistico. Scopo: migliorare le condizioni di lavoro ed aumentare produttività e qualità produttiva degli impianti.

L’Industria 4.0 passa dalla smart production e dagli smart services. La prima rappresenta l’insieme di tecnologie produttive che creano collaborazione tra le varie parti aziendali – operatore, macchina, strumenti. I secondi, sono tutti gli strumenti informatici che collaborano per integrare sistemi e aziende.

La sfida non è impossibile. La digitalizzazione e l’innovazione tecnologica renderanno possibile lo smart working anche per chi oggi lavora alla catena di montaggio. La manutenzione potrebbe infatti in futuro venire eseguita in remoto.

Sono innumerevoli i vantaggi che porta con sé lo smart working, dunque perché non portarlo oltre gli uffici? Nelle fabbriche, nei punti vendita, negli ospedali, nelle filiali, in produzione?

Che cos’è la smart production?

Tecnicamente, la smart manufacturing ha l’obiettivo di ottimizzare le varie fasi di progettazione, realizzazione e distribuzione del prodotto. Si basa su tecnologie IT e produttive sempre più avanzate, per portare al massimo la flessibilità dei processi. Nell’ottica dell’aumento della produttività.

Per favorire la connessione tra le risorse, la smart production deve prevedere l‘applicazione di tecnologie digitali (come ad esempio il cloud). Queste devono necessariamente essere associate a tecnologie produttive (ad esempio produzione automatizzata, stampa 3D).

Una rivoluzione nel modo di lavorare

Il ricorso a nuove tecnologie produttive, permette di lavorare in modo nuovo in fabbrica. Infatti la loro applicazione prevede netti miglioramenti nella produzione, per esempio in fase di prototipazione o di riparazione. Utilizzando queste tecnologie operative, l’azienda ne beneficia in termini di produzione e di interazione (minori vincoli). Inoltre, vengono create nuove opportunità di business (ad esempio può aumentare facilmente la varietà produttiva) e richieste nuove competenze da parte del personale.

Si tratta di un processo di cambiamento anche a livello organizzativo. Mira a rendere flessibili i tempi e gli spazi di lavoro di tutti coloro che si occupano delle varie fasi dei processi. Dunque in fase di approvvigionamento, produzione, logistica, post vendita. Processi atti alla consegna del prodotto o servizio al cliente finale. Il centro deve sempre rimanere la persona, con le sue esigenze.

L’aiuto delle macchine in questo senso è essenziale. Con l’evoluzione informatica che stanno subendo, queste ultime saranno in grado nel giro di poco tempo di prendere parte a funzioni sempre più strategiche ed organizzative. Potranno così essere d’aiuto, in collegamento col calendario degli impegni del personale, nella programmazione dei turni. Oppure potranno svolgere ruoli sempre più chiave per la misurazione della salute fisica del personale.

Tecnologia a favore dell’uomo

Il centro rimane il lavoratore. Nell’ottica della smart production, ad esempio, i dipendenti che eseguono lavorazioni di routine, standardizzate e ripetitive, sprecano le loro energie. Queste, potrebbero invece essere impegnate per sviluppare soluzioni più efficienti e svolgere attività più produttive per l’azienda. In sostanza la smart production prevede l’uso smart del tempo e la conoscenza delle esigenze dei lavoratori.

Non si tratta di una sostituzione della forza-lavoro (da uomo a macchina). È un aiuto da parte della tecnologia nel mantenere alta la soddisfazione del personale e la produttività aziendale. Tecnologie digitali altamente specializzate potranno essere adottate dalle aziende per aumentare la cooperazione delle risorse e dei processi operativi, interni ed esterni alla fabbrica.

Welfare e produttività aziendale rimangono i punti chiave, sui quali deve ruotare l’evoluzione dei macchinari. Certamente deve essere svolta una preparazione delle figure preposte. Così, responsabili del personale e tecnici delle automazioni dovranno utilizzare un linguaggio comune che permetta loro di dialogare, nell’ottica di mantenere fisso l’obiettivo finale.

Aziende in fase di sperimentazione

Hanno deciso di partecipare a questa sfida alcune grandi aziende quali Edison, Tetra Pak, Volvo, UBI Banca. In queste aziende è infatti in corso dal 2014 un progetto di sperimentazione, volto a definire se ed in che modo sia possibile la sinergia tra persone e macchine, a favore del benessere e della produttività. Dunque, per capire se lo smart working può evolvere nella catena di montaggio in smart production.

Un’altra azienda nel pieno della fase di sperimentazione della smart manifacturing è la Omron, colosso giapponese dell’elettronica. L’azienda sta verificando l’applicabilità della produzione intelligente.

Cosa deve fare un’azienda per diventare “smart”?

Prendiamo un caso pratico, della Ormon, appunto.

Per poter applicare pienamente la smart production, si è reso necessario innanzitutto fondare una buona architettura integrata, che consenta uno scambio informativo su più livelli. L’azienda ne ha beneficiato in differenti modi. Innanzitutto, può effettuare la manutenzione predittiva, che consente mediante determinate tecnologie di individuare quanto tempo manca al guasto. In secondo luogo, può effettuare il controllo verticale, che permette di individuare e modificare i componenti delle fasi del processo che portano ad una bassa efficienza. In terzo luogo, ne beneficia nel controllo dei tempi di attesa e di conseguenza dell’immagazzinamento delle scorte.

Stabilita una potente architettura integrata, per raggiungere l’ottimizzazione dei processi produttivi, l’azienda procede alla fase di ricerca, raccogliendo dati. La raccolta dei dati può avvenire tramite monitoraggio accurato delle fasi produttive, con ausilio di macchinari sensorizzati e connessi tra loro, oltre che dotati di capacità di storage.

Infine, deve esserci la possibilità in qualunque momento di “entrare” all’interno dei sensori stessi, per cambiarne i parametri di lavoro. Questo per funzionalità diagnostiche, di cablaggio, del monitoraggio da remoto e di configurazione dei sensori.

L’azienda usufruisce inoltre dei vantaggi della smart production mediante tre elementi di sistema. Si tratta di lettori di Qr code, per la tracciabilità dei prodotti. Inoltre Intelligenza Artificiale, per eliminare i cosiddetti “fermi macchina”. A questi va aggiunta la robotica.

E le altre aziende?

Non tutte le aziende possono permettersi di realizzare e gestire una infrastruttura estremamente evoluta ed integrata come quella realizzata da Omron. Certo l’azienda giapponese rappresenta un ottimo esempio di applicabilità della smart production. Infatti sebbene in fase di sperimentazione, sta già portando i suoi frutti a livello di produttività. Gli imprenditori potrebbero dunque usare l’esempio di Omron come spunto, per rendere più smart le loro aziende.

 

_Elena

connessione

Smart working: gli strumenti utili

Lavorare bene ed essere più produttivi, non significa necessariamente stare tra le mura dell’ufficio, ma crearsi il giusto ambiente di lavoro, ovunque esso sia. Per fare ciò, sono necessari: la giusta mentalità (da parte in primis del datore di lavoro, ma anche di base del lavoratore), i giusti strumenti “fisici” (forniti dall’azienda ed integrati in funzione delle proprie necessità) ed i giusti strumenti “virtuali”.

I requisiti per lo smart working: l’infrastruttura

Innanzitutto, l’impresa deve strutturarsi e mettere quindi il dipendente nella condizione di lavorare anche fuori dall’ufficio. La postazione di lavoro dovrebbe essere fedelmente riprodotta da remoto. La connessione internet deve essere valida e garantita. La privacy deve essere mantenuta (l’azienda dovrà investire in modo da garantire la sicurezza dei dati che dall’azienda stessa escono). Inoltre, l’azienda dovrà dotare il lavoratore di una infrastruttura adeguata.

Grazie alla tecnologia, l’impresa può dotare il lavoratore smart dei giusti strumenti virtuali. Il ricorso al cloud è fondamentale nello smart working, per poter svolgere la propria mansione e mantenere il contatto con colleghi e capi. Grazie al cloud, infatti, oggi è permessa la consultazione, l’utilizzo e la modifica dei documenti presenti in ufficio, da qualunque dispositivo in qualunque posto. Bisogna essere autorizzati e possedere credenziali di accesso, e il gioco è fatto.

Scegliere dove lavorare

Lavorare da remoto non significa necessariamente lavorare da casa. Se non si vuole (per non portare il lavoro nella vita privata) o non si può (non si ha lo spazio fisico) lavorare da casa, ci si può appoggiare a spazi ad hoc, come i coworking. Numerose applicazioni aiutano nella ricerca di spazi in funzione della zona e delle caratteristiche ricercate. DeskNear.me permette di trovare la “scrivania” desiderata, nel mondo. WorkSnug si basa su feedback dei clienti, per trovare non solo coworking, ma spazi con connessione internet e le condizioni ambientali idonee. ShareDesk permette di trovare spazi di coworking o uffici arredati, nel mondo.

Gli strumenti fisici per il lavoro da remoto

Oltre alle applicazioni ed alla consultazione di documenti da remoto, l’azienda dovrà fornire all’impiegato i giusti mezzi fisici per poter lavorare da casa. Smartphone, cuffie, pc e tablet, webcam, strumenti per consentire le videochat e gli aggiornamenti in tempo reale con lo spazio di lavoro. Il lavoratore può poi apportare le proprie modifiche a ciò che dall’azienda gli viene fornito.

Un’ottima alternative alle cuffie auricolari, ad esempio, per isolarsi dai rumori di fondo (presenti in casa o nello spazio di coworking, con il vicino costantemente al telefono) sono le cuffie professionali wireless “noise-cancelling”, per sentire e farsi sentire meglio.

E’ possibile utilizzare sul proprio pc, in ufficio o da remoto, l’app F.lux. Questa adatta la luminosità dello schermo al momento della giornata, per non affaticare la vista.

Una caricabatterie prtatile o “power bank” potrebbe essere fondamentale per poter ricaricare sempre ed ovunque i propri dispositivi. Specie per lo smart worker che lavori al di fuori delle quattro mura.

Le app utili allo smart worker

Sono molte le applicazioni on line, facilmente utilizzabili, che con differenti scopi permettono di lavorare da remoto.

  • Controllo

    TeamViewer o equivalenti, un sistema che tramite credenziali di accesso, rende possibile accedere al desktop del proprio pc o direttamente del server, in ufficio.

  • Condivisione di documenti

    Google Drive permette di trascinare in cloud in cartelle suddivise tutti i documenti che si vogliono avere a disposizione ovunque. Permette anche di condividerne la visualizzazione (in modalità sola lettura o con possibilità di porre modifiche) con altri utenti registrati ed autorizzati. WeTranfer consente di spedire velocemente via mail contenuti anche molto pesanti.

  • Firma di documenti

    Docusign consente la firma elettronica di documenti on line.

  • Telefonate

    Skype, app in voga ormai da anni, permette call conference e videochiamate. Messagenet o simili, basati sulla tecnologia VoIP (dunque necessitano di linea internet), molto utile per chiunque non si appoggi alla linea fissa, ma voglia comunque un numero di telefono. Il numero è gestito tramite app sul proprio smartphone o tramite trasferimento di chiamata. Whatsapp può tornare utile, qualora si abbia a disposizione un telefono aziendale, per condividere velocemente informazioni in gruppi dedicati.

  • Check-list

    Evernote è un’applicazione che consente di organizzare e condividere note.

  • Monitoraggio e condivisione delle attività lavorative

    Basecamp consente di monitorare le attività lavorative, comunicare con colleghi e responsabili, pianificare progetti. Asana e Trello permettono di lavorare in team da remoto, Trello in particolare, consente non solo di condividere progetti e to-do-list con altri utenti, ma anche di assegnare i singoli task dei membri del team; permette di gestire promemoria e checklist. Slack è strumento di comunicazione aziendale che permette tra il resto di effettuare scambi informativi e di business. Idonethis invia quotidianamente report su attività e progressi dei lavoratori connessi.

  • Fatturazione

    Expensify consente tramite foto, di salvare sul proprio smartphone documenti come fatture e di registrarli in contabilità. Utile in aggiunta ai programmi che eventualmente fornisce l’azienda per fatturare.

  • Registrazione vocale

    Dragon Dictation, app di registrazione vocale, offre la possibilità di dettare messaggi e testi in genere, anziché scriverli, risparmiando tempo. Any.do, sempre tra le applicazioni atte alle to-do-list, ha lo scopo di appuntare liste di attività grazie però al riconoscimento vocale.

  • Calendari

    GoogleCalendar o applicativi equivalenti, permettono di programmare le attività, gli eventi, le prenotazioni, gli appuntamenti, in condivisione con il proprio team di lavoro. Così tutti ne rimangano aggiornati in tempo reale.

Le app per gestire le pause

Lavorare da remoto significa gestire il proprio tempo nel migliore dei modi; esistono così una serie di applicazioni nate con lo scopo di gestire le pause.

Da un lato, è più facile distrarsi. Arriva in soccorso RescueTime: lasciata in background, monitora la quantità di tempo speso nelle varie attività, bloccando i siti precedentemente da noi indicati come potenziali distrazioni.

D’altro canto, si rischia di non staccare mai la spina. Per questo è nata FocusBooster, che tiene traccia dei tempi di lavoro, suddividendo le attività da svolgere in task di 25 minuti di durata (intervallate da 5 minuti di pausa).

 

_Elena

ordine

L’importanza di ordine ed organizzazione

L’ordine nello spazio di lavoro

In ogni spazio di lavoro (che sia in ufficio, casa, coworking, ufficio condiviso, ecc.) la parola chiave dovrebbe essere l’ordine. In primis della scrivania. Dunque delle proprie attività. Anche (e spesso soprattutto) per la gestione dei rapporti con i colleghi. Specie se si tratta di uno spazio condiviso, in utilizzo con altri colleghi o con perfetti sconosciuti, è fondamentale dare l’idea di pulizia e di ordine. Certo lo spazio di lavoro può e deve essere personalizzato, ma non in maniera eccessiva, ad esempio senza posizionare troppe fotografie della propria famiglia o del proprio cane, o disegni del proprio nipote. Desktop sempre libero e pulito dai troppi documenti; meglio se sulla scrivania del proprio pc siano presenti cestino e collegamenti alle varie app.

Lo spazio di lavoro non dovrebbe presentare troppe distrazioni. Sebbene sia necessario staccare la spina, non è bene che determinati oggetti o app facciano parte dello spazio di lavoro. Va sempre tenuto in mente il raggiungimento finale degli obiettivi imposti.

L’ordine passa dalla pulizia

La pulizia nel proprio spazio di lavoro è fondamentale. Pulizia intesa sia come igienizzazione degli ambienti sia come organizzazione. Sarebbe opportuno prevedere più o meno regolarmente una eliminazione di ciò che non si utilizza. Ogni tanto vanno eliminati tutti quei fogli “di brutta” piuttosto che tutti quegli oggetti o documenti che non necessariamente devono essere conservati.

Dal punto di vista igienico, la scrivania rappresenta un punto cruciale, in quanto è lo spazio prevalentemente utilizzato nel corso della giornata lavorativa, spesso da più persone. Dunque luogo di accumulo di sporcizie. Per arrivare ai bagni, che specie se sono in condivisione devono essere igienizzati più frequentemente.

L’organizzazione del team di lavoro #1: lo spazio

L’organizzazione passa sì dal singolo, ma gli obiettivi devono essere chiari a tutta la squadra. Nel caso in cui si lavori in team, infatti, l’organizzazione deve essere stabilita a priori. Che si tratti di una applicazione in condivisione, oppure di una scrivania fisica, meglio “perdere tempo” prima e mettersi a tavolino con i colleghi che utilizzeranno lo stesso spazio. Questo per fare sì che chiunque lo utilizzi sia in grado di trovare quello che sta cercando ma anche di sapere dove mettere nuovi salvataggi o oggetti e carte.

L’organizzazione del team di lavoro #1: il tempo

L’organizzazione del proprio tempo e del tempo da dedicare ad attività con colleghi è fondamentale. Alcune aziende, per scelta, decidono di dedicare qualche ora un giorno fisso della settimana (ad esempio, il lunedì) per fare il punto della situazione ed organizzare i task di ogni impiegato o del team. Il tempo dedicato alla programmazione, può comunque risultare fondamentale, nell’ottica di aumentare la produttività e di fare in modo che tutte le persone coinvolte siano disponibili, dando una cadenza fissa all’appuntamento.

Ordine e back-up

L’importanza dei backup è fondamentale. Se si gestisce un proprio sito o se un esterno se ne occupa, meglio programmare costanti salvataggi. Anche tutti i documenti di uso quotidiano e il server devono essere backuppati regolarmente, per evitare spiacevoli inconvenienti di perdite di dati. Questo può essere ovviamente fatto su server fisico ma anche su server virtuale, a seconda delle esigenze specifiche.

App che aiutano nella programmazione

L’organizzazione passa dalle proprie capacità decisionali, ma vi sono innumerevoli applicazioni che aiutano ad ordinare le idee ed organizzare le proprie scadenze. La scelta di appoggiarsi e consultare un calendario (fisico o virtuale, a consultazione personale oppure in condivisione), è cruciale per non perdere di vista le cose da fare, gli obiettivi, le priorità, gli appuntamenti.

Fondamentale è una buona programmazione, non solo delle tempistiche ma anche degli aggiornamenti delle pagine social, piuttosto che del proprio blog, se in possesso di uno. Molti social e gestori di blog permettono una buona programmazione, per stabilire una pubblicazione cadenzata e costante. Esistono in alternativa buoni programmi in cloud (ad esempio Hootsuite) che permettono di gestire, in maniera gratuita, post anche su più social contemporaneamente.

L’ordine e il raggiungimento degli obiettivi

In alcuni casi, l’impiegato non ha potere in merito a determinate decisioni organizzative. Così, sarà costretto ad adattarsi a ciò che viene imposto dall’alto, col malcontento che può derivarne. In altri casi può scegliere il metodo da utilizzare all’interno di un range fornito da qualcun altro; oppure può avere libera scelta.

Che si tratti di lavoro dipendente o indipendente, la mansione ricoperta prevede che vengano effettuati determinati passi per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo. In alcuni settori, specie nell’ambito della produzione, c’è una tabella da rispettare strettamente. L’operaio ad esempio non potrà né dovrà apportare modifiche, rispettando tempi e modalità di esecuzione, anche stabilite dai macchinari. In innumerevoli altri settori, deve essere portato a termine il proprio obiettivo, ma la modalità per il raggiungimento dello stesso dipende in parte o in toto da chi esegue il lavoro.

Nelle libere professioni si arriva all’estremo del concetto di libertà, in quanto il libero professionista potrà essere oberato dal lavoro oppure faticherà per trovarne di nuovo, ma dovrà comunque avere una particolare propensione nell’organizzazione dello stesso. E se non è in grado di organizzare il proprio tempo, sarà meno dispendioso in molti casi affidarsi ad altre figure professionali (ad esempio, l’aiuto di una segretaria che prenda gli appuntamenti).

 

_Elena

I benefici della corsa sul lavoro d’ufficio

Con l’arrivo della bella stagione e l’avvicinarsi delle ferie, la voglia di prendersi cura della propria forma fisica colpisce tutti. Ma come può un lavoratore impegnato più di otto ore in ufficio conciliare attività fisica e vita lavorativa? Negli ultimi anni lo sport più praticato dai lavoratori a tempo pieno sembrerebbe essere la corsa, una delle poche attività fisiche che non richiede abbonamenti, non comporta vincoli di orario e si può praticare soli o in compagnia. C’è chi corre al mattino prima di andare in ufficio, chi in pausa pranzo, chi preferisce farlo dopo il lavoro con i colleghi e addirittura c’è chi utilizza la corsa per andare a lavoro al posto di auto o mezzi pubblici. Diverse ricerche e studi hanno evidenziato come la correlazione tra jogging e lavoro alla scrivania sia sempre più forte. Ma come può la corsa influire positivamente sul lavoro d’ufficio?

Correre al mattino prima di andare a lavoro

Viste le alte temperature estive, tanti decidono di  correre la mattina prima di andare in ufficio. “Da pazzi” potrebbero pensare molti, in realtà il momento ideale per fisico e mente sembrerebbe essere proprio quello e tanti runners l’hanno già capito. Ma perché il mattino? Correre appena svegli aiuta il metabolismo a rimanere ottimale per tutto il corso della giornata. Il primo consiglio però è quello di fare una colazione sostanziosa solo dopo aver fatto attività, il motivo è semplice: la corsa richiede al fisico molte energie, le stesse necessarie anche al processo di digestione che fatto in contemporanea verrebbe così rallentato. Inoltre, non deve mai mancare il riscaldamento iniziale, fase in cui, oltre alla preparazione dei muscoli, il corpo ha la possibilità di passare gradualmente dal riposo al momento di massima funzionalità.

L’influenza della corsa mattutina sulla vita lavorativa

Ma veniamo al punto, perché correre dovrebbe aumentare l’efficienza in ufficio? Pensate a quanto l’autostima giochi un ruolo importante nei successi lavorativi di un individuo. Cosa c’entra tutto questo con la corsa? Un esercizio costante, permette di raggiungere passo dopo passo risultati inaspettati, con il tempo aumentano gradualmente distanza percorsa e quindi resistenza. Cresce con la corsa la consapevolezza dei propri limiti ma anche delle proprie potenzialità. Non a caso, infatti, sono molti i manager di spicco che praticano la corsa; pensate che nei paesi anglosassoni hanno addirittura inventato il triathlon per amministratori delegati (CEO Challanges). Al riguardo esistono più studi di quanto si possa pensare, tutti concordi nell’affermare che correre renda lavorativamente parlando più intelligenti: i lavoratori che corrono elaborano le decisioni con maggiore facilità e lo fanno più velocemente.

La carica per lavorare meglio

Durante la corsa il nostro organismo produce leptina, le cui  quantità sono direttamente associate a quelle della dopamina, conosciuta anche come ormone del benessere. Da questo dipende quello stato di soddisfazione quasi euforia che spesso prova chi percorre lunghe distanze. Dopo una corsa, specialmente se mattutina, nonostante sforzo e fatica ci si sente carichi e pronti ad affrontare con più grinta una nuova giornata lavorativa.

Correre insieme ai colleghi

C’è chi invece decide di coinvolgere i colleghi nella corsa. Sono molte le realtà aziendali che decidono di incentivare l’attività fisica ed in particolare il jogging fra compagni di scrivania. Perché così interesse da parte delle aziende? La corsa insieme ai colleghi aumenta la collaborazione, incentiva il lavoro in team e soprattutto diminuisce  litigi e tensioni sul posto di lavoro. Fare attività fisica insieme permette di conoscersi meglio e vedere i colleghi in maniera diversa. Lavoro e sport non sono mondi così lontani: per ottenere risultati bisogna credere in ciò che si fa, obiettivi comuni rendono il gruppo coeso.

Andare in ufficio correndo

Per unire l’utile al dilettevole e tenersi in forma risparmiando anche tempo e denaro, c’è chi decide di andare in ufficio correndo, percorso permettendo ovviamente. Un modo di fare jogging non ancora molto diffuso in Italia, dove ha invece più successo l’utilizzo alternativo della bici. Il Run Commuting si pratica oggi soprattutto a Londra e nei paesi britannici in generale, seguono Amsterdam e Parigi.  Una vera e propria ragione del perché in Italia non abbia ancora preso piede non c’è, un motivo potrebbe essere la mancanza di uffici dotati di doccia e spogliatoio, presenti invece all’estero.

Perché andare a lavoro facendo jogging conviene?

Andando in ufficio correndo, il lavoratore ha innumerevoli vantaggi. Innanzitutto risparmia denaro: si eliminano spese relative al carburante per l’auto o agli abbonamenti per i mezzi pubblici; e risparmia tempo, evitando di rimanere imbottigliato nel traffico. Senza dimenticare l’impatto positivo che fare jogging ha sull’ambiente, perché riduce smog e inquinamento.

A lavoro non solo di corsa

Se pensate che utilizzare la corsa come mezzo per andare in ufficio al posto di auto, bus o treno, sia un’idea strampalata, sappiate che c’è chi in ufficio va tutti i giorni nuotando. Tutte le mattine Benjamin David si tuffa nel fiume Isar (in Germania a Monaco di Baviera) e nuotando per circa 2 km raggiunge l’ufficio, evitando stress derivante da traffico, ricerca di parcheggio e interminabili attese dei mezzi pubblici, di cui era ormai succube da anni. Estate o inverno, con una muta o il semplice costume e le scarpette di gomma, Benjamin non teme temperature e intemperie. Con uno zainetto speciale impermeabile dove infila pc e vestiti asciutti, nuota risparmiando tempo e arriva in ufficio decisamente più rilassato di prima e meno stressato rispetto tutti i colleghi.

 

_Serena

pendolari

Il viaggio a lavoro

I pendolari italiani, secondo il rapporto 2018 del Censis, sono 13 milioni ed impiegano in media 80 minuti per gli spostamenti lavorativi giornalieri.

La destinazione del viaggio lavorativo

Al di là dei casi estremi di chi per lavoro deve muoversi da una meta ad un’altra (ad esempio hostess e steward), solitamente l’obiettivo di chi viaggia per lavoro è raggiungere una destinazione. Questa può essere l’azienda di riferimento oppure un cliente, dove presentare un prodotto o effettuare un sopralluogo. Per farlo, i tempi possono variare estremamente. Vi sono casi in cui la meta è ad esempio una piattaforma, e il lavoratore è costretto a stare lontano da casa anche per diversi mesi all’anno. Oppure, il lavoratore può stare nella meta designata solo per qualche giorno al mese. Ancora, il pendolare “costante” è colui che indipendentemente dal mezzo di trasporto, compie lo spostamento in giornata, più o meno distante, per tutto il mese lavorativo.

Come si raggiunge il posto di lavoro?

Sono molti i modi in cui si raggiunge il posto di lavoro. A piedi, in bicicletta, in auto, in treno, in battello o nave, in bus, in aereo. Normalmente, in funzione della distanza e della disponibilità dei mezzi. Il lavoratore può essere dotato di auto aziendale, oppure di auto propria percependo rimborso chilometrico. Il viaggio può avvenire in maniera solitaria oppure condivisa, con colleghi o sconosciuti. È il caso di pullman aziendali che “raccolgono” i lavoratori ai caselli autostradali, oppure dei viaggiatori che condividono il posto auto.

Anche gli stessi mezzi pubblici possono variare: ad esempio, a Milano tra i mezzi più utilizzati vi è la metropolitana; a Venezia, il battello.

I passatempi di chi viaggia per lavoro

Il passatempo più classico del viaggio in auto è la radio, strumento utilizzato anche da chi viaggia in treno, aereo o taxi. Se non è la radio è la musica di proprio gusto, tramite cuffie e app dedicate. Un buon metodo per passare il tempo è leggere un libro, meglio se di piacere, ma può anche essere argomento di approfondimento lavorativo. C’è chi viaggia non “sprecando” il proprio tempo, ma lavorando sul laptop, comunque, grazie alla connessione wifi ed alla presa di corrente. Altri passano il tempo aggiornandosi sulle news tramite il buon vecchio giornale cartaceo o abbonamento all’app. Qualcuno gioca, tramite videogiochi da scaricare sul telefono. Alcuni semplicemente chiacchierano col vicino, conosciuto o meno.

Lo stress da viaggio

La recente ricerca del Journal of Occupational and Environmental Medicine, ha evidenziato che le ore di viaggio verso il luogo di lavoro hanno un impatto sulla salute, anche mentale, dei lavoratori. Chi viaggia per circa 20 notti al mese, ha più probabilità di sviluppare disturbi (quali dipendenza da fumo o da alcool, cattiva qualità del sonno, depressione, sedentarietà, ansia), rispetto a chi per lavoro viaggia da una a sei notti in un mese.

Sebbene in maniera proporzionata, anche il pendolare giornaliero subisce una forma di stress. Uno studio dell’Office for National Statistics ha evidenziato infatti che i pendolari costretti a lunghi viaggi per raggiungere la sede di lavoro, sono più probabilmente insoddisfatti e ansiosi di coloro che non viaggiano, anche se ricevono stipendi più alti.

In cerca della sedentarietà

Qualcuno invece, non viaggia affatto: sono i lavoratori da casa e gli smart workers. I primi hanno deciso di dedicare una stanza della propria abitazione a studio. I secondi hanno deciso di interrompere il ritmo frenetico casa-ufficio almeno per qualche giorno al mese. A volte, gli smart workers comunque sono pendolari, ma verso un luogo più comodo alle loro esigenze (è il caso dei lavoratori agili che si appoggiano a spazi di coworking).

In Svizzera, per ridurre il pendolarismo, la cooperativa Village Office ha creato una rete di uffici condivisi, portando il coworking nelle città più piccole del Paese. Il progetto non è dedicato ai cosiddetti nomadi digitali (freelance e indipendenti), ma agli impiegati d’ufficio, il costo infatti è a carico del datore di lavoro.  Questo, per ridurre in viaggio di lavoro dei dipendenti (e dunque tutti i problemi derivanti) a solo 15 minuti da casa.

 

_Elena