Lavoro di mamma

Un tempo per lavorare, un tempo per i figli

La Legge di bilancio 2019 abbiamo visto che privilegia le mamme nei primi 3 anni di vita del piccolo, all’accesso al lavoro smart. Perché nella conciliazione maternità-lavoro, è proprio il tempo a farla da padrone.

Cambia il concetto del tempo

Senza cadere nei luoghi comuni, nelle famiglie di un tempo era l’uomo che lavorava, mentre la donna era a casa ad accudire i figli. Poi è arrivato il tempo in cui il benessere permetteva di poter scegliere, per la mamma, se lavorare o stare a casa. Oggi sempre più è impossibile questa scelta. Vuoi per l’esigenza di portare a casa due stipendi, vuoi perché la donna ha giustamente pari opportunità rispetto all’uomo.

In questi cambiamenti, è ovviamente variato anche il tempo da dedicare alle varie attività. Naturalmente un tempo la donna si occupava della casa e dei figli; oggi oltre a questo lavoro, deve anche andare in ufficio/fabbrica. Il tempo a disposizione dei figli si riduce e ne migliora la qualità, a discapito di altre attività. Si compiono quotidianamente delle scelte, si scende ogni giorno a compromessi. Pur di soddisfare a pieno tutti i propri ruoli. Così, la mamma che lavora diventa sempre più una sorta di super eroina del “faccio tutto io”. A discapito di attività per sé, tempo libero, e principalmente sonno.

Mamme e smart working

Una mamma lavoratrice passa la maggior parte del suo tempo in ufficio oppure a casa (a lavorare certamente più che in ufficio). Lo smart working rappresenta un buon compromesso per il rientro a lavoro. Poter poi svolgere il proprio lavoro in un ambiente come un coworking o un business center, è sicuramente il modo ottimale per una mamma per uscire dall’isolamento imposto dal rapporto madre-figlio.

L’allattamento e orario ridotto

L’allattamento è un tema particolarmente delicato. Spesso è difficile intraprenderlo e alcune mamme si arrendono presto, non essendo adeguatamente supportate. A volte è una scelta, quella che la mamma porta avanti, di non allattare. È certamente impegnativo. E spesso non si può/vuole/riesce a conciliare l’allattamento con il rientro a lavoro. Fino all’anno di età del bambino, è diritto della mamma avere orario ridotto per poter allattare. Certamente quando il bimbo è molto piccolo, anche la riduzione nel caso di full time a 6 ore può non bastare.

Si pensi ad esempio alle mamme che lavorano lontano da casa/nido: il numero di ore lontano dal piccolo aumenta di molto a causa del viaggio. Se l’allattamento è a richiesta, poi, il bebè potrebbe non essere d’accordo con gli orari di mamma. Certo il piccolo è più in grado di adattarsi agli orari di mamma, di quanto mamma stessa creda. E questo lo si scopre generalmente con il secondo figlio.

Il rientro a lavoro: un bisogno per alcune

Diciamo una cosa molto importante, e senza sensi di colpa: per molte mamme il rientro a lavoro è un bisogno. Non stiamo parlando di un’esigenza economica, ma proprio della necessità di staccare la spina. Da pannolini, pianti, giochi e impegno a 360° con un piccolo che succhia energie più di una corsa in montagna. Passando dalla maternità facoltativa, in modalità part time, in smart working, in ufficio come in coworking, in negozio oppure in fabbrica. Qualunque sia la modalità di rientro o la mansione, la mamma può avere la necessità di tornare al lavoro, per riuscire a distrarsi anche solo qualche ora dal proprio ruolo di mamma.

E il papà?

Comunemente in fondo un papà, a parte qualche giorno di congedo alla nascita del piccolo, poi torna in piena forza a lavoro. Certo, più disponibile a variazioni rispetto al periodo in cui i piccoli non c’erano. E se anche lui può avere accesso al lavoro agile, sicuramente sarà di grande aiuto per la famiglia. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, a meno che non si scelga il contrario, per lui lavorativamente parlando non cambia molto con l’arrivo di un piccolo. Quanto meno in Italia.

 

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Mamme lavoratrici #2

Abbiamo già parlato di mamme lavoratrici nel precedente articolo. Oggi vogliamo parlare di aziende ed enti che concretamente sostengono mamme che lavorano.

Un caso a sostegno delle mamme: l’Università di Trento

Bisogna dire che molte aziende o enti pubblici, già vanno incontro alle esigenze delle mamme. L’Università di Trento ha messo a disposizione spazi dedicati all’allattamento ed al cambio dei neonati, spazi intimi e puliti. A disposizione di dipendenti universitari, di studenti, ma anche all’occorrenza per gli esterni. Ha messo a disposizione dei propri dipendenti dei nidi interni oppure convenzionati, in modo che i dipendenti possano accedervi in maniera privilegiata e con scontistiche. Sono stati creati sportelli a supporto di genitori e figli, e percorsi di accompagnamento per mamme al rientro a lavoro. Viene data la possibilità ai genitori di appoggiarsi ai centri estivi interni. Non poteva certo mancare per l’Università di Trento anche la possibilità per i propri dipendenti, di accedere allo smart working ed alla flessibilità oraria.

Il caso Stantec: tempo indeterminato a mamme in gravidanza

Non è la prima volta che l’azienda Stantec, leader di consulenza ingegneristica ed architettonica, assume a tempo indeterminato una donna in avanzato stato di gravidanza. L’ha fatto anche concedendo flessibilità oraria, smart working e part-time. Non è però questa l’unica misura a favore delle donne: negli anni ha infatti eliminato la disparità di genere e di trattamento retributivo. Perché in Stantec quello che conta è la qualità del proprio lavoro, vengono riconosciuti ed apprezzati il talento e le potenzialità dei propri dipendenti. Non l’impegno in termini di ore lavorate. Perché lavorare in un ambiente che permetta la conciliazione vita-lavoro, aumenta la produttività. Cercare di conciliare i bisogni delle lavoratrici con quelli dell’azienda è per Stantec fondamentale. Infatti, una mamma può essere una professionalità molto valida e dal punto di vista aziendale, già formata. Il rischio di perdere una professionalità tale è pericoloso economicamente, perché significherebbe perdere tempo, soldi ed energie a formare una nuova figura che si occupi di quella mansione. Il concetto è: vado incontro alle esigenze della madre, perché sono consapevole di cosa rischio di perdere.

Zeta Service: la divisione “Felicità e Valori”

L’azienda Zeta Service, specializzata in human resources e consulenza del lavoro, ha uno staff rappresentato all’80% da donne. Mette al centro del proprio business la felicità dei dipendenti. Per questo ha creato la divisione “Felicità e Valori”. Attraverso sondaggi, l’azienda monitora continuamente le esigenze dei propri collaboratori. Negli anni ha integrato politiche di orari flessibili, smart working e presenza di una sorta di “tuttofare” aziendale, a disposizione dei propri collaboratori. Per un aiuto nelle faccende di tutti i giorni (pulizia dell’auto, cambio delle gomme, ecc.). Inoltre favorisce visite mediche in azienda, incontri, yoga. Il risultato? La soddisfazione dei dipendenti, in primis, e di conseguenza un maggiore sviluppo aziendale. Un altro esempio insomma, di come un’azienda al femminile, che misura l’impegno più che il tempo, miri al benessere, all’ascolto ed al coinvolgimento dei collaboratori.

Il caso Nestlè

In Nestlè, hanno pensato sia alla mamma sia al papà. Il congedo di paternità è infatti esteso a 15 giorni retribuiti (anziché 4+1 previsti per legge). Poi accesso allo smart working libero, nido aziendale e strutture convenzionate, acquisto agevolato di libri scolastici. Queste sono solo alcune delle modalità intraprese dall’azienda tutta italiana per andare incontro alle esigenze dei propri dipendenti. Anche il direttore delle risorse umane di Nestlè sfrutta per primo i vantaggi del lavoro agile, appoggiandosi a questa modalità un paio di giorni al mese.
Il cartellino? Si timbra solo per sapere se il dipendente quel giorno è in sede, per questioni di sicurezza. Se qualche tempo fa la responsabilizzazione riguardava solo i commerciali, oggi la fiducia viene data a tutte le cariche. Ne resta esclusa, al momento, solo la produzione.
Cambia anche la disposizione degli spazi, privilegiando la collaborazione, ma disponendo zone dove è mantenuta la privacy. Inoltre, aree relax, biblioteche e zone pet-friendly; ma anche studi dove svolgere prelievi ed esami di laboratorio e stati di salute per prevenzione.

L’azienda funziona? I dipendenti avranno più figli, diminuiranno le assenze e i costi

In Stantec, il 46% dei dipendenti è donna; di queste il 16% ha figli di età inferiore ai 3 anni e il 24% di età superiore ai 3 anni. In Nestlè, la media è di 1,5 figli a dipendente (11% in più rispetto alla media nazionale). Sempre in Nestlè le assenze sono inferiori all’1%. Sono stati ridotti i costi, in quanto sono diminuiti gli straordinari e dunque le ferie residue. Una quota del premio può essere utilizzata per previdenza complementare e assistenza; c’è un contributo per chi arriva a lavoro con la metro, per incentivare gli spostamenti coi mezzi.

 

_Elena