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Libero professionista vs dipendente: lo smart working

Che lavoro farò da grande?

A volte, si sa, è impossibile scegliere quale lavoro svolgere. Spesso ci si adatta a quello che si trova, senza purtroppo avere potere decisionale. Ci si trova così nella situazione in cui per mancanza di posto fisso ma dovendo comunque monetizzare, si decida di aprire partita IVA. In altri casi si sogna invece di potersi permettere il lavoro in proprio esattamente nell’ambito dei propri studi. Per arrivare a questo obiettivo serve passare qualche anno da dipendente per potersi permettere l’apertura della partita IVA. Insomma, i casi sono innumerevoli. Quello che non cambia, è che spesso accade che chi lavora in proprio provi “invidia” per chi invece lavora come dipendente (sostanzialmente per le maggiori tutele e garanzie date a chi non è autonomo). Chi invece lavora come dipendente prova “invidia” verso il freelance (soprattutto per quello che riguarda la libertà della gestione del proprio tempo).

Vantaggi e svantaggi della libera professione

Il libero professionista ha, nella maggior parte dei casi, la libertà di scegliere dove lavorare e come gestire il proprio tempo. Dunque è flessibile, ma ha comunque delle scadenze da rispettare, solitamente più ferree di quelle del dipendente. Infatti, portare a termine un lavoro significa riceverne prima il pagamento. Certamente, il libero professionista può scegliere di non svolgere un lavoro, ma questo comporterà la mancanza di un’entrata. L’orario è sì flessibile, ma questo può significare non avere limiti. Lavorare fino a tardi e senza pause, pur di rispettare le scadenze. Il lavoratore autonomo non ha ferie né mutua: se non lavora, non incassa. Il vantaggio naturalmente c’è, in quanto potenzialmente il freelance può guadagnare anche molto, in funzione della professione, dei clienti che trova e del tempo che decide di dedicare al lavoro.

Normalmente il freelance non ha compiti assegnati, deve inventarsi ogni giorno. Non ha tutele o ne ha molto poche, dal punto di vista della legge. E rischia l’isolamento. D’altro canto può scegliere dove lavorare. Un aiuto in questi termini può giungere da coworking e business center che ben rispondono alle sue esigenze di flessibilità. Sotto più aspetti: dal punto di vista degli orari di accesso, degli spazi a disposizione e non per ultimo dei costi favorevoli, spesso riservati a determinate categorie lavorative. All’interno del coworking il freelance può anche trovare terreno fertile per sviluppare le sue idee, conoscendo altri professionisti del suo o di altri settori. Può uscire quindi dall’isolamento, anche prendendo parte agli eventi organizzati dal coworking stesso.

Le sfaccettature professionali del freelance

Il freelance deve essere più professionalità in una. Deve saper gestire le finanze della sua “azienda”, per quanto autonoma. Certo può (o deve) appoggiarsi a commercialista e consulente del lavoro, ma deve conoscere la sua situazione in tempo reale. Il lavoratore autonomo deve dunque essere un buon amministratore di se stesso. Dovrebbe possedere doti da commerciale per saper proporre e vendere il proprio prodotto. Deve saper gestire gli acquisti e appoggiarsi a fedeli fornitori, pochi o tanti che siano. Il professionista deve saper gestire i clienti, solitamente molto esigenti. Deve anche saper gestire il suo ufficio: che sia una stanza di casa oppure uno spazio all’interno di un coworking o di un business center, della ricerca e dei preventivi se ne deve occupare personalmente. Gli spazi condivisi vengono per questo in aiuto dei freelance, dal momento che tolgono una parte di lavoro (relativamente a accollamento bollette e burocrazia).

Il lavoro dipendente

Un dipendente non ha queste incombenze: certo, deve comunque sapere gestire le proprie finanze ed arrivare a fine mese, è indubbio, ma dal punto di vista lavorativo c’è qualcun altro che gestisce per lui i rapporti con le figure preposte. Anche il dipendente avrà delle scadenze da rispettare, ma che abbia più o meno lavoro da svolgere, normalmente un certo giorno del mese comunque riceverà lo stipendio. Quest’ultimo però non potrà variare molto. Per avere aumenti deve produrre di più, dimostrare di aver prodotto di più, o sfruttare straordinari (se previsti); avrà però tredicesima (e in qualche caso anche quattordicesima).

Smart working: esclusi i liberi professionisti

Due facce, pro e contro. C’è però una sorta di via di mezzo, che raccoglie i vantaggi di entrambe le tipologie. Riservata, però, come l’accesso ad altri servizi integrativi, esclusivamente ai lavoratori dipendenti. Si tratta degli smart worker, ossia lavoratori dipendenti che nella maggior parte del loro tempo lavorano all’intero del proprio ufficio, ma per alcuni periodi possono lavorare dove vogliono agli orari che vogliono. Visto sotto questo punto di vista, questo rappresenta il caso più fortunato.

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Smart working: la famiglia al centro

Lavoro agile: per donne o per uomini?

Si stima in Italia che il 20% delle mamme lavoratrici, abbandoni la professione entro i primi due anni del primo figlio. Con questo dato alla mano, nel momento in cui è nato il concetto del lavoro agile, si pensava che questo fosse prevalentemente scelto dalle donne, in vista di una migliore conciliazione casa-lavoro. Ma non è stato così: infatti, nella fascia di età dai 30 ai 50, lo smart working è utilizzato nella stessa misura da donne come da uomini. Questo anche in funzione di un cambiamento sia nelle esigenze della famiglia, sia nelle responsabilità della stessa. Si pensi al fatto che ad oggi, anche i papà hanno gli stessi diritti delle mamme ad accedere al congedo di paternità. Cambiano le esigenze, cambia la cultura, cambiano i diritti.

Meglio il tempo o i soldi?

Abbiamo già visto in questo articolo, come i dipendenti ai quali ne venga data la possibilità, tra tempo e soldi, scelgano (quando possibile) il tempo. Da dedicare alla famiglia o ai propri hobbies, a seconda delle esigenze. Il tempo è infatti considerato un bene di lusso. I dipendenti sfruttano tutto il tempo che viene loro. Dalle 90 aziende certificate Top Employers Italia 2018, emerge che:

  • il 74% dei dipendenti usufruisce di orari flessibili;
  • il 30% utilizza lo smart working;
  • il 34% sfrutta la possibilità di ridurre le trasferte di lavoro;
  • il 52% dei dipendenti utilizza congedi speciali per i genitori;
  • il 44% contributi per assistenza ai bimbi;
  • il 48% la possibilità di portare famiglia o bambini in azienda un giorno lavorativo.

Sono sempre di più dunque le aziende che danno benefit a favore di del work-life balance, nell’ottica di creare un rapporto di fiducia azienda-dipendente. Ad esempio, alcune aziende elargiscono ore di permesso supplementari, retribuite, al dipendente che si sia distinto nella produttività. Tali benefici sono anche condivisibili tra colleghi diversi, a favore di una solidarietà aziendale.

Poter scegliere il lavoro agile

Da una ricerca di Regus, la multinazionale di spazi di lavoro flessibili, emerge che l’85% di mamme e papà se ne hanno la possibilità, preferiscono sfruttare lo smart working, per poter meglio gestire i propri impegni famigliari. Sarebbero disposti non solo a rinunciare ad altri benefit pur di ottenere il lavoro flessibile. Ma il 74% degli stessi si è addirittura detto disposto a lasciare il proprio lavoro a favore di uno che dia maggiore flessibilità.

In aziende ad impronta più rigida, sarebbe auspicabile avere la possibilità di usufruire del lavoro flessibile almeno in casi di emergenze, ad esempio recuperando ore oppure gestendo tale flessibilità con i colleghi, qualora debbano essere coperte un tot di ore giornaliere per esigenze di contatto col pubblico.

Modifiche nell’orario di lavoro

Molti genitori vorrebbero variare i propri orari di lavoro. Ad esempio, sono molti quelli disposti a rinunciare alla pausa pranzo, o anche ad accorciarla, pur di terminare prima la propria mansione. Come molti vorrebbero avere la possibilità di scegliere di accedere prima al luogo di lavoro (ad esempio entrare alle 7.30 anziché alle 8.30). L’importante, in fondo, sono i risultati: spesso, la possibilità di entrare prima (e di conseguenza uscire prima) permette specie al mattino di sfruttare quel tempo in cui in ufficio non c’è ancora nessuno per concentrarsi di più, dunque essere più produttivi.

La scelta del luogo dove lavorare in maniera flessibile

Scegliere dove lavorare (avendone la possibilità), può dipendere da più fattori. Lo spazio può essere casa propria, oppure un coworking, o ancora un bar, o un business center. La scelta varia in funzione del costo, in primis, ma anche della comodità: meglio che sia vicino a casa oppure vicino alla scuola dei propri figli? O ancora nelle vicinanze della casa dei nonni?

 

_Elena