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Il diritto alla disconnessione

La tecnologia che rende sempre connessi

Essere lontani dalla postazione di lavoro tradizionale, oggi non rende i professionisti più distaccati dal lavoro. Anzi: la tecnologia permette di essere sempre connessi. Dunque se da un lato si è sempre più fisicamente distaccati dal proprio ufficio, si è sempre più connessi digitalmente con lo stesso. Si è raggiungibili sempre ed ovunque. E per quanto lo smart working in Italia, attraverso il Ddl su lavoro autonomo e agile (Legge 81/17), abbia regolato il tempo da dedicare al lavoro e alla vita privata, tramite il “diritto alla disconnessione”, noi stessi decidiamo di non staccarci dal lavoro. Tutti abbiamo la curiosità di sapere cosa sta accadendo, e anche quando possiamo dedicarci ad altro, decidiamo di occupare comunque il nostro tempo libero con la tecnologia. Anche nel tempo libero infatti, vogliamo mantenere il contatto con la realtà “parallela” per non rimanere estranei ai fatti o non aggiornati.

Inoltre, il rischio di immergersi troppo nel proprio lavoro è dietro l’angolo. Non avendo le pause programmate, ci si potrebbe dimenticare di sgranchirsi le gambe. Questo però va contro i principi stessi dello smart working, che prevede di lavorare ai propri ritmi per migliorare il delicato equilibrio tra vita professionale e vita privata. In questo senso, ne abbiamo già parlato in questo articolo, esistono applicazioni ad hoc, che programmano le pause.

Lavoro flessibile e reperibilità

Il lavoro flessibile non deve significare assolutamente reperibilità 24h. Ecco che in quest’ottica, alcune aziende propongono l’accesso a determinati applicativi lavorativi solo in determinati range di orario.

Oppure permettono di impostare la segreteria telefonica o la risposta automatica alle email, al di fuori di determinati orari.

Il giusto tempo per se stessi

Ormai non siamo più in grado di trovare il tempo per noi stessi. Così, alcune aziende provano a “guidare” la disconnessione del dipendente dal lavoro. Lo fanno principalmente perché la produttività del dipendente è strettamente legata al suo benessere e senso di appagamento. Dunque viene data la possibilità al dipendente di scegliere/accedere a particolari benefit.

Psicologicamente, infatti, il lavoratore è più contento di avere maggiore tempo libero piuttosto che un maggior stipendio (sempre che possa scegliere, ovviamente).

Quali sono questi benefit?

  • Smart working

In primis, il ricorso delle aziende allo smart working. Ne abbiamo parlato molto spesso. Si tratta di uno strumento che da la possibilità anche solo per qualche giorno al mese di gestire i propri tempi lavorativi come meglio la persona reputi. Non è però l’unico metodo al quale le aziende ricorrono per migliorare il welfare dei propri dipendenti.

  • Servizi utili alla persona

Alcune aziende pagano, al posto degli straordinari, servizi utili alla persona, quali lavanderia, baby sitting, pulizie. In altri casi ed in aziende più worker-friendly, viene anche data la possibilità di accedere a servizi quali assistenza sanitaria integrativa, buoni pasto, incentivi per nidi e trasporti, formazione, assistenza e assicurazioni, contributi di previdenza, mutui e borse di studio.

Anche alcune aziende italiane quali Lamborghini, Bonfiglioli, Ducati, hanno dato la possibilità ai lavoratori di scegliere tra stipendio più alto oppure più tempo libero; nella stragrande maggioranza i dipendenti scelgono il tempo, che equivale anche a risparmiare soldi tra ore di asilo, baby sitter ecc. potendo seguire personalmente anche solo per qualche preziosa ora in più i propri figli.

  • Car pooling aziendale

Ricorrono al car pooling aziendale, ossia all’utilizzo condiviso di automobili private tra dipendenti, per il tragitto casa-lavoro. Oltre al risparmio di tempo e denaro, meno emissioni, meno traffico, meno fatica a trovare parcheggio.

  • Attività sportive

Alcune aziende svedesi danno invece la possibilità ai propri dipendenti di dedicarsi ad attività sportive, durante l’orario di lavoro.

  • Asilo nido aziendale

Non è una novità che le aziende mettano a disposizione nidi aziendali.

  • Paga flessibile

Lo stipendio viene normalmente accreditato, per ogni azienda, un periodo fisso del mese. Alcune aziende rivoluzionano questo concetto, dando la possibilità al lavoratore di scegliere quando vedersi accreditata la paga mensile. Tramite una applicazione il dipendente può scegliere quando essere pagato. Così potrà avere maggiore controllo delle proprie finanze.

Il lavoratore formato ed informato

Il dipendente andrebbe però in quest’ottica formato, ossia dotato degli strumenti per poter scegliere, tra le potenzialità che l’azienda offre, quale servizio possa essere più adatto per se stesso e la sua famiglia. Certamente, qualcuno non può scegliere tra più soldi o più tempo: è un “dilemma” che solo dipendenti con un reddito non basso possono porsi, in quanto la maggior parte dei lavoratori non può permettersi di rinunciare ad uno stipendio più alto.

 

_Elena

smart production

Operai e smart working

E se anche gli operai potessero lavorare in smart working?

Con “Industria 4.0” si intende l’ondata di innovazione digitale nei processi operativi, dal punto di vista manifatturiero e logistico. Scopo: migliorare le condizioni di lavoro ed aumentare produttività e qualità produttiva degli impianti.

L’Industria 4.0 passa dalla smart production e dagli smart services. La prima rappresenta l’insieme di tecnologie produttive che creano collaborazione tra le varie parti aziendali – operatore, macchina, strumenti. I secondi, sono tutti gli strumenti informatici che collaborano per integrare sistemi e aziende.

La sfida non è impossibile. La digitalizzazione e l’innovazione tecnologica renderanno possibile lo smart working anche per chi oggi lavora alla catena di montaggio. La manutenzione potrebbe infatti in futuro venire eseguita in remoto.

Sono innumerevoli i vantaggi che porta con sé lo smart working, dunque perché non portarlo oltre gli uffici? Nelle fabbriche, nei punti vendita, negli ospedali, nelle filiali, in produzione?

Che cos’è la smart production?

Tecnicamente, la smart manufacturing ha l’obiettivo di ottimizzare le varie fasi di progettazione, realizzazione e distribuzione del prodotto. Si basa su tecnologie IT e produttive sempre più avanzate, per portare al massimo la flessibilità dei processi. Nell’ottica dell’aumento della produttività.

Per favorire la connessione tra le risorse, la smart production deve prevedere l‘applicazione di tecnologie digitali (come ad esempio il cloud). Queste devono necessariamente essere associate a tecnologie produttive (ad esempio produzione automatizzata, stampa 3D).

Una rivoluzione nel modo di lavorare

Il ricorso a nuove tecnologie produttive, permette di lavorare in modo nuovo in fabbrica. Infatti la loro applicazione prevede netti miglioramenti nella produzione, per esempio in fase di prototipazione o di riparazione. Utilizzando queste tecnologie operative, l’azienda ne beneficia in termini di produzione e di interazione (minori vincoli). Inoltre, vengono create nuove opportunità di business (ad esempio può aumentare facilmente la varietà produttiva) e richieste nuove competenze da parte del personale.

Si tratta di un processo di cambiamento anche a livello organizzativo. Mira a rendere flessibili i tempi e gli spazi di lavoro di tutti coloro che si occupano delle varie fasi dei processi. Dunque in fase di approvvigionamento, produzione, logistica, post vendita. Processi atti alla consegna del prodotto o servizio al cliente finale. Il centro deve sempre rimanere la persona, con le sue esigenze.

L’aiuto delle macchine in questo senso è essenziale. Con l’evoluzione informatica che stanno subendo, queste ultime saranno in grado nel giro di poco tempo di prendere parte a funzioni sempre più strategiche ed organizzative. Potranno così essere d’aiuto, in collegamento col calendario degli impegni del personale, nella programmazione dei turni. Oppure potranno svolgere ruoli sempre più chiave per la misurazione della salute fisica del personale.

Tecnologia a favore dell’uomo

Il centro rimane il lavoratore. Nell’ottica della smart production, ad esempio, i dipendenti che eseguono lavorazioni di routine, standardizzate e ripetitive, sprecano le loro energie. Queste, potrebbero invece essere impegnate per sviluppare soluzioni più efficienti e svolgere attività più produttive per l’azienda. In sostanza la smart production prevede l’uso smart del tempo e la conoscenza delle esigenze dei lavoratori.

Non si tratta di una sostituzione della forza-lavoro (da uomo a macchina). È un aiuto da parte della tecnologia nel mantenere alta la soddisfazione del personale e la produttività aziendale. Tecnologie digitali altamente specializzate potranno essere adottate dalle aziende per aumentare la cooperazione delle risorse e dei processi operativi, interni ed esterni alla fabbrica.

Welfare e produttività aziendale rimangono i punti chiave, sui quali deve ruotare l’evoluzione dei macchinari. Certamente deve essere svolta una preparazione delle figure preposte. Così, responsabili del personale e tecnici delle automazioni dovranno utilizzare un linguaggio comune che permetta loro di dialogare, nell’ottica di mantenere fisso l’obiettivo finale.

Aziende in fase di sperimentazione

Hanno deciso di partecipare a questa sfida alcune grandi aziende quali Edison, Tetra Pak, Volvo, UBI Banca. In queste aziende è infatti in corso dal 2014 un progetto di sperimentazione, volto a definire se ed in che modo sia possibile la sinergia tra persone e macchine, a favore del benessere e della produttività. Dunque, per capire se lo smart working può evolvere nella catena di montaggio in smart production.

Un’altra azienda nel pieno della fase di sperimentazione della smart manifacturing è la Omron, colosso giapponese dell’elettronica. L’azienda sta verificando l’applicabilità della produzione intelligente.

Cosa deve fare un’azienda per diventare “smart”?

Prendiamo un caso pratico, della Ormon, appunto.

Per poter applicare pienamente la smart production, si è reso necessario innanzitutto fondare una buona architettura integrata, che consenta uno scambio informativo su più livelli. L’azienda ne ha beneficiato in differenti modi. Innanzitutto, può effettuare la manutenzione predittiva, che consente mediante determinate tecnologie di individuare quanto tempo manca al guasto. In secondo luogo, può effettuare il controllo verticale, che permette di individuare e modificare i componenti delle fasi del processo che portano ad una bassa efficienza. In terzo luogo, ne beneficia nel controllo dei tempi di attesa e di conseguenza dell’immagazzinamento delle scorte.

Stabilita una potente architettura integrata, per raggiungere l’ottimizzazione dei processi produttivi, l’azienda procede alla fase di ricerca, raccogliendo dati. La raccolta dei dati può avvenire tramite monitoraggio accurato delle fasi produttive, con ausilio di macchinari sensorizzati e connessi tra loro, oltre che dotati di capacità di storage.

Infine, deve esserci la possibilità in qualunque momento di “entrare” all’interno dei sensori stessi, per cambiarne i parametri di lavoro. Questo per funzionalità diagnostiche, di cablaggio, del monitoraggio da remoto e di configurazione dei sensori.

L’azienda usufruisce inoltre dei vantaggi della smart production mediante tre elementi di sistema. Si tratta di lettori di Qr code, per la tracciabilità dei prodotti. Inoltre Intelligenza Artificiale, per eliminare i cosiddetti “fermi macchina”. A questi va aggiunta la robotica.

E le altre aziende?

Non tutte le aziende possono permettersi di realizzare e gestire una infrastruttura estremamente evoluta ed integrata come quella realizzata da Omron. Certo l’azienda giapponese rappresenta un ottimo esempio di applicabilità della smart production. Infatti sebbene in fase di sperimentazione, sta già portando i suoi frutti a livello di produttività. Gli imprenditori potrebbero dunque usare l’esempio di Omron come spunto, per rendere più smart le loro aziende.

 

_Elena