Smart working e turismo: l’ufficio ovunque

Smart working è lavorare ovunque. Ecco perché qualcuno lo sceglie per fare turismo

Scritto da Elena Tosatto il 9 Giugno 2021 @ 12:31 - News

Smart working e turismo: una stretta collaborazione

Sembra proprio che lo smart working possa rilanciare il turismo. In Italia, molti borghi o luoghi, anche isolati, sono stati ripopolati ed abitati durante la pandemia. In particolar modo da lavoratori in smart working. La riscoperta di questi luoghi ha permesso non solo il loro ripopolamento, ma anche il recupero e la riqualificazione. Si, perché affittare per qualche mese una casa può voler anche dire prendersi cura del borgo, con lavori utili al territorio.

Certo l’adattamento deve essere reciproco. Da una parte, il borgo deve essere in grado di offrire ciò che il lavoratore sta cercando. D’altro canto, il lavoratore deve essere consapevole di cosa potrebbe non trovare, nel borgo. Agi e comodità, servizi e accessori a portata di mano, in un contesto però che è fuori dalla città. Dunque, i borghi montani devono essere in grado di progettare la fruizione del territorio, valorizzando le opportunità che lo stesso possiede. Devono essere pronti a potenziare la rete di trasporti come quella della rete internet. Anche e soprattutto per non far finire chi ci abita nell’isolamento. Dal quale cerchiamo tutti di scappare, visto il lungo periodo nel quale alla solitudine si è stati costretti.

E così quella che può essere una prova, temporanea, può diventare l’occasione per far partire nuovi progetti, del tutto inaspettati. E un progetto che parte legato al turismo, può diventare invece un modo per ripopolare in maniera permanente luoghi che altrimenti sarebbero destinati all’abbandono.

Un valore aggiunto: smart working e turismo

I lavoratori smart scelgono mete fuori dalle città, nel verde, per poter da un lato lavorare in piena autonomia e libertà. E dall’altra poter assaporare i piaceri di vivere il proprio tempo libero fuori dalla città.

Ollolai è un borgo in Sardegna in provincia di Nuoro. Si tratta di uno dei primi borghi che ha aderito al progetto “Case a 1 euro”. Nel 2018 infatti Ollolai è stato adocchiato da numerosi stranieri, che tramite questo progetto hanno potuto acquistare casa ad un solo euro. In cambio di una completa ristrutturazione dell’immobile. Così, qui molti russi, francesi, tedeschi, durante la pandemia hanno potuto fare smart working.

Ollolai è un caso particolare. Ma nella ricerca di luoghi dove lavorare in smart, vi sono anche montagne e mare. Airbnb ha stretto un accordo con Trentino Marketing, per far sì che lavoratori in smart possano scegliere strutture attrezzate per lavorare questa estate, anche con soggiorni lunghi. Il meraviglioso Trentino dunque potrà essere la base per lavorare, in ferie.

Alcuni borghi sono diventati veri e propri “smart village”. Così Santa Fiora, sull’Amiata in provincia di Grosseto, con il suo progetto “Vivi in Paese” offre agli smart workers la possibilità di affittare casa nel borgo, per lavorare. Tramite bando, con un contributo mensile di massimo 200 €, è possibile infatti affittare la propria abitazione per periodi medio lunghi. L’Amministrazione Comunale inoltre, elenca e presenta tutti i servizi disponibili nel paese. Non si tratta di un’offerta meramente turistica, ma mirata a ripopolare il paese.

La sede aziendale diffusa: il caso di Head Quarter Village

La start up pisana Head Quarter Village, ha deciso di creare delle sedi aziendali diffuse, selezionando una serie di borghi da riqualificare e valorizzare. È il caso di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, la prima sede scelta. Lavorare in una sede remota, in un borgo tra i più belli d’Italia, offre infatti l’occasione ai propri lavoratori di coniugare ferie, con famiglia al seguito, e lavoro. Con tutte le comodità ed i confort, offre anche la possibilità a chi possiede case nel borgo di valorizzare le proprie abitazioni e farle rendere. Così il borgo diventa l’ufficio periferico dell’azienda, con affitto a medio termine. Inoltre convenzioni con le strutture ricettive e non, della zona (ristoranti, imprese di pulizie, supermercati). Naturalmente la possibilità è offerta anche dalla risposta che gli abitanti dei borghi hanno, rispetto all’arrivo di nuove persone che li abitino. Affitti da 3 a 6 mesi, con costi variabili in funzione delle caratteristiche degli immobili e dei servizi richiesti. Il dipendente paga un noleggio mensile, con servizi a parte.

Conciliare il lavoro in smart con la voglia di fare vacanza.

Unire l’utile al dilettevole, è proprio il caso di dirlo. Sì, perché quest’estate sono ancora molti i lavoratori in smart. E perché lavorare da casa, quando si può scegliere di lavorare dal proprio luogo del cuore? Seconde case oppure affitti a lungo termine, non più solo a settimane. Moltissime le mete gettonate, in Italia, scelte dagli italiani. Perché il turismo continua ad esserci, ed evolve: per il secondo anno di fila, in Italia i turisti saranno infatti per la maggior parte italiani. Perché non si hanno certezze sulle modalità di soggiornare all’estero. E scelgono spazi aperti, con giardino o terrazzo, e connessione internet veloce. Tanto che in alcune zone particolarmente gettonate si registra già il tutto esaurito. Anche del turismo di alto rango.

Smart working e turismo: l’ufficio ovunque

Si possono unire smart working e turismo: la vacanza va al passo col lavoro da remoto, cercando luoghi per poter lavorare fuori dalla casa, nella quale siamo stati chiusi troppo tempo.

Molti lavoreranno negli stabilimenti balneari, che si attrezzano per dotare le spiagge di impianti di wifi. In modo da poter portare la connessione sulle sdraio. Così alcuni campeggi, ad esempio nei dintorni del lago di Iseo, hanno organizzato i loro spazi a misura dei lavoratori stanziali e regionali in smart working. Con spazi dedicati, dotati dell’immancabile connessione internet.

E poi lo abbiamo detto, baite e borghi, mare e montagna, diventano la meta ideale. Ma anche navi da crociera: a giugno è partita infatti la prima crociera MSC per lavoratori agili.

Una nuova normalità

La pandemia ha certamente cambiato le abitudini dei lavoratori. Ha messo l’accento su quelli che sono i bisogni del singolo. Così, oggi, più della metà dei lavoratori sarebbe disposto a prendere uno stipendio ridotto, pur di lavorare fuori dalla propria abitazione di città. Il luogo in cui si vive è diventato meno importante per le proprie opportunità lavorative. Tanto che ad oggi molti scelgono di lasciare la città. Naturalmente potendo continuare a svolgere la propria mansione anche da remoto. Vengono scelti luoghi più tranquilli, a contatto con la natura e con un costo della vita più basso. Molti in realtà con la pandemia hanno scoperto di essere in grado di lavorare ovunque. Questo modo di lavorare porta sicuramente ad essere più produttivi, e ad una maggiore consapevolezza della sostenibilità ambientale.

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