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Il tempo a disposizione

Il tempo libero

Il tempo libero si riduce sempre più, tanto che diventa un obiettivo sempre più desiderato. Oggi, non è importante la quantità di ore da dedicare al proprio lavoro. Infatti, se si è in grado di concentrarsi, possono bastare poche ore ben lavorate per raggiungere i propri obiettivi.

La maggior parte delle attività lavorative richiede la presenza fisica in determinati luoghi, orari e periodi. In molti uffici si timbra ancora, per dimostrare la propria presenza in ufficio. Pensiamo ad esempio agli operai, oppure ai settore pubblico o quello commerciale. Ma quando possibile, poter decidere del proprio tempo è la miglior conquista di un lavoratore. Questo infatti non cerca per forza una riduzione dell’orario lavorativo, quanto la possibilità di scegliere quando lavorare e quanto tempo dedicare ad altre attività.

Cambia il concetto di reperibilità

Anche in aziende dove si timbra il cartellino, grazie ai device di cui i dipendenti sono dotati, questi ultimi risultano sempre reperibili. In un’azienda che si occupa di organizzazione eventi, ad esempio, sarà molto probabile dover preventivare nei weekend e durante le ferie, quando l’utente medio ha giustamente tempo di dedicarvisi. Sarà inoltre opportuno rispondere nel minore tempo possibile, perché questo impone la dura legge della competizione, dove spesso chi si aggiudica il cliente è proprio chi risponde prima.

Alcune aziende, hanno creato sistemi interni che bloccano la ricezione di mail in determinate giornate (nel weekend o nelle ferie). La Francia ad esempio ha introdotto il diritto al riposo dopo le 19.00, rendendo illegale lavorare oltre quell’orario. Altre aziende questo distacco non se lo possono permettere. Oppure gli impiegati preferiscono lavorare in momenti della giornata differenti da quelli canonici.

Disporre il proprio tempo

Quello che il lavoratore idealmente vorrebbe è come abbiamo detto poter disporre del proprio tempo. Come? Alcune misure sono in effetti adottate dalle aziende, per garantire la conciliazione tra vita e lavoro. In particolare, in queste aziende il lavoratore dipendente può liberamente accedere a:

  • flessibilità oraria: scegliendo quando iniziare e terminare la propria prestazione lavorativa, senza orario fisso di ingresso/uscita/pausa. A livello giornaliero e settimanale. Dunque estrema libertà e autonomia, con rispetto dell’orario stabilito dal contratto nazionale;
  • banca ore: le ore svolte oltre il normale orario di lavoro, non vengono retribuite come straordinari, ma inserite in una banca dalla quale attingere all’occorrenza;
  • aspettativa: possibilità di assentarsi dal proprio posto di lavoro, pur conservandolo, per svolgere i propri interessi.

Un caso particolare è il ricorso al part-time. La possibilità di passare all’orario ridotto viene data di diritto infatti solo a chi vive in particolari situazioni famigliari, dunque non per mera scelta del dipendente.

Le priorità del singolo e dell’azienda

A volte non si può scegliere. Altre, si tratta di capire quali sono le priorità del singolo e dell’azienda. Il lavoratore vuole avere la possibilità di scegliere: decido di lavorare durante le ferie, ma dispongo di una banca ore dove butto tutte le ore “straordinarie”, e ne usufruisco all’occorrenza.

Il tempo libero infatti rende più felici dell’equivalente in denaro. I Millennials (giovani tra i 22 e i 37 anni) ad esempio preferiscono aderire a programmi di lavoro agile e avere accesso ai benefit, piuttosto che avere maggiore stipendio. Sempre nell’ottica di poter disporre del proprio tempo. Preferirebbero inoltre poter entrare in ufficio prima, avere pausa pranzo ridotta ed uscire presto dall’ufficio.

Analogamente, quando ai padri viene data la possibilità di dedicarsi maggiormente ai figli (come nei paesi nordici), ne guadagnano in benessere le lavoratrici madri, dunque indirettamente tutta la famiglia. Allo stesso tempo i genitori che lavorano, preferiscono rinunciare alle pause e ad altri benefit, pur di avere più tempo da dedicare alla famiglia.

 

_Elena

orario di lavoro

Orario di lavoro #2

Orario lavorativo: è possibile la riduzione?

Abbiamo già discusso dell’orario di lavoro nel precedente articolo. Perché la diminuzione dell’orario di lavoro porti benessere e produttività, dovrebbero verificarsi alcuni requisiti. In particolare:

  • una diminuzione effettiva della quantità di lavoro. In caso contrario, aumenta ulteriormente lo stress, a discapito del rendimento;
  • un pari trattamento economico rispetto all’orario standard;
  • una uguale o maggiore produttività rispetto all’orario standard;
  • una diminuzione del livello di stress da parte del lavoratore, dunque una maggiore soddisfazione.

Cambio di prospettive per una maggiore flessibilità

Una rivoluzione nell’orario di lavoro è comunque in corso in molte piccole e medie realtà. Sono tante le soluzioni adottate dalle aziende. Come già detto, in primis il ricorso al lavoro agile. Dunque la possibilità di accedere a particolari soluzioni di flessibilità oraria.

Rivoluzione nell’orario di lavoro: l’aiuto della tecnologia

La prospettiva di migliorare o almeno mantenere la produttività, non variando il salario ma riducendo lo stress dei dipendenti, è allettante anche per i sindacati. Secondo questi infatti, la vera rivoluzione sarebbe di sfruttare i progressi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. A favore di una riduzione nell’orario di lavoro dei dipendenti. Tanto che è stata recentemente avanzata dall’Inghilterra la proposta, da parte proprio della presidente della Federazione sindacale, di passare da 5 a 4 giorni lavorativi alla settimana.

La tecnologia potrebbe infatti non tanto andare a sostituire la presenza umana, quanto collaborare con essa a fare le cose più velocemente. Ciò potrebbe portare ad una riduzione dell’orario lavorativo. A favore di un maggiore tempo libero.

La IDC, azienda specializzata in ricerche di mercato, stima che entro il 2023 i manager dirigeranno dipendenti in maniera sempre meno dipendente dal luogo e dal tempo di lavoro. Dunque dovranno essere rivalutati gli orari di lavoro. Stima inoltre che le aziende doteranno i propri dipendenti di strumentazione sempre più tecnologica (dispositivi indossabili) per migliorare la sicurezza e la produttività del personale.

Ordinario e straordinario

C’è chi vorrebbe lavorare meno, ma prendere lo stesso stipendio, e chi in effetti lavora di più, e comunque prende lo stesso stipendio. Le aziende oggi possono decidere come pagare le ore straordinarie. Queste ore aggiuntive effettuate dal lavoratore dipendente possono essere effettivamente pagate. Oppure possono finire in un monte ore dal quale il lavoratore stesso “pesca” nel momento del bisogno. Un caso particolare è però rappresentato dal ricorso al lavoro agile, nel quale il concetto dello “straordinario” perde di significato. Infatti lo smart working prevede per definizione il lavoro per obiettivi e non per ore. Il datore ne guadagna in quanto non paga le ore eventualmente eccedenti. D’altro canto il dipendente, non avendo obiettivi temporali, non può richiedere uno stipendio maggiore, lavorando fuori dall’ufficio tradizionale.