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Smart working contro i più scettici

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Nonostante i notevoli successi riscossi, lo smart working ha ancora un nemico dal quale guardarsi: lo scetticismo. Non a caso, nella classifica europea relativa alla sua diffusione, l’Italia è il fanalino di coda, con solo il 7% di lavoratori che ne fanno uso. Tanto è vero che, se da un lato molte aziende diffidano dall’adottare nuove soluzioni, dall’altro quasi il 40% dei lavoratori italiani è scettico al riguardo.

Come spiegare che è possibile lavorare anche comodamente seduti sul divano di casa?

É ancora troppo radicata l’idea che il farsi vedere mentre si lavora sia più importante di ciò che si fa lavorando e che valgano più le ore di permanenza in ufficio rispetto gli obiettivi raggiunti.

Tanto temute, inoltre, sono le distrazioni casalinghe: famigliari, figli, coinquilini; senza contare la preoccupazione del dover fare le faccende domestiche o le continue tentazioni a cui si è sottoposti lavorando fianco a fianco con il frigorifero.

Come ovviare al problema?

Qui entriamo in campo noi, o meglio, la sempre più diffusa offerta di spazi condivisi di lavoro, proprio come il nostro, grazie ai quali è possibile lavorare vicino a casa, gestire l’orario in totale autonomia e dove le occasioni di contatto umano, che di certo non mancano, eliminano completamente la percezione di isolamento ed alienazione nella quale possono invece ricadere coloro che lavorano da casa.

_Serena

Smart working dal punto di vista del lavoratore

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Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, circa il 7% degli impiegati adotta lo smart working; si tratta nella maggior parte di uomini (69%) con età media 41 anni.

Lo smart worker è un lavoratore sempre più isolato, che mantiene contatti virtuali con l’azienda. Per periodi determinati (ad esempio qualche giorno al mese), può non essere più fisicamente presente in ufficio ma resta collegato virtualmente ad esso.

Poter decidere di ricorrere allo smart working è un vantaggio sotto molti aspetti: per le donne, che possono così gestire meglio gli orari per andare incontro alle esigenze famigliari; per i pendolari, perché l’ufficio flessibile riduce i tempi degli spostamenti, e ciò che ne guadagna è la produttività. Lo smart worker deve essere messo in grado di operare con i giusti strumenti tecnologici, per lo svolgimento del lavoro da remoto, e questo dipende comunque dal datore di lavoro. Il lavoratore deve, come normativa prevede, poter scegliere di appoggiarsi al lavoro agile: non tutti infatti sono pronti ad approcciarsi a questa modalità di lavoro; deve avere la possibilità di provare e di tornare alle condizioni precedenti qualora non si sentisse portato al lavoro da remoto. Da un lato, chi adotta il lavoro agile ha maggiore autonomia e indipendenza; d’altro canto, deve possedere un forte senso di responsabilità, una forte capacità di concentrazione ed un buon senso dell’organizzazione. Scattano dunque una serie di meccanismi impliciti: l’home worker tenderà ad essere più competitivo, dovrà rendere più di un office worker perché deve dimostrare di poter svolgere lo stesso lavoro anche al di fuori delle pareti dell’ufficio classico. Non dovrà cedere alle distrazioni e dovrà essere dotato degli stessi mezzi del collega in ufficio, dovrà avere una adeguata connessione ed una potente rete per accedere in cloud a tutti i documenti a cui accede il collega in postazione standard.

_Elena

Smart working e aziende

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Le aziende costantemente si adattano all’evoluzione del lavoro: dal momento che è stato regolato, sempre più puntano allo smart working, facendo svolgere il lavoro ai loro dipendenti da casa oppure da spazi di coworking.

Per le imprese, il ricorso al lavoro “smart” deve significare in primis un sensibile calo delle spese immobiliari e di gestione, dunque un aumento della produttività, una accelerazione dell’innovazione e della competitività ed anche una maniera per attirare i migliori talenti. Alcune imprese mirano a diminuire gli spazi non utilizzati adottando la scrivania “flessibile”, la modalità nella quale la postazione del dipendente non sarà fissa all’interno dell’ufficio ma questa varierà in funzione della disponibilità o della prenotazione; altre applicano lo allo smart working in toto. Perché il lavoro agile funzioni, è chiaro che le imprese si debbano adeguare, dotandosi di una buona infrastruttura virtuale, ossia di applicazioni che mettano in contatto il personale per avere sempre sotto controllo la situazione; di sistemi per svolgere riunioni e meeting da remoto; di programmi che permettano di accedere in cloud ai dati presenti in ufficio come di sistemi per mantenere la sicurezza informatica sui dati che “escono” e potenziare l’attuale rete aziendale.

Ad oggi, il 30% delle grandi imprese in Italia sfrutta i vantaggi del lavoro agile. Se è vero che il fenomeno tra le grandi aziende italiane è sempre più diffuso, difficile è che riescano a gestirlo le piccole imprese, per due ordini di motivi: innanzitutto, una mancanza di cultura nel settore, si tratta di un fenomeno ancora troppo giovane perché molte aziende siano aperte e pronte a recepirlo. In secondo luogo, l’adeguamento ha un certo prezzo, che non tutti sono pronti a sobbarcarsi.

Quali aziende in Italia, effettivamente, sono ricorse al lavoro agile? Tra le grandi aziende, anche le pubbliche amministrazioni. Ferrovie dello Stato ha avviato un periodo di prova di un anno: 500 dipendenti possono lavorare da qualsiasi luogo prescelto da 4 a 8 giornate al mese; l’azienda fornisce ad ogni lavoratore tutti gli strumenti informatici necessari e pone ad ogni lavoratore obiettivi misurabili.

Tra i grandi nomi spuntano anche American Express, Vodafone, Ferrero, Barilla, Enel, Siemens, Microsoft; Fastweb è ricorsa al lavoro agile dal 2015. Ma anche Alstom, Philips, Sisal, Unicredit, Qui!Group, Sanofi.

_Elena

L’evoluzione del lavoro: lo smart working

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Cambia lo spazio di lavoro, non solo in termini di dimensioni, ma anche dal punto di vista della tipologia. A maggio, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul lavoro autonomo, riconoscendo di fatto lo smart working, o lavoro agile, e dando maggiori tutele ed agevolazioni non soltanto ai liberi professionisti, ma anche a grandi e piccole imprese (nonché alle pubbliche amministrazioni) che si affaccino a questa realtà.

Lo scopo è sempre lo stesso: per il datore, aumentare la produttività e diminuire i costi di gestione dell’ufficio, andando a ridurre le spese immobiliari; per il lavoratore, aumentare la conciliazione tra casa e lavoro.

Ma come funziona, in sostanza, lo smart working? Si tratta di una modalità oggi attiva a tutti gli effetti, attraverso la quale il rapporto di lavoro può essere svolto sia all’interno dei locali aziendali, sia all’esterno, a discrezione dell’impiegato e/o dell’azienda. Il lavoratore può scegliere dove lavorare: da casa, dal bar, dal coworking; grazie allo sviluppo della rete, alla connessione wifi e a lavori che sempre più sfruttano la tecnologia cloud, ecco che si riduce lo spazio lavorativo necessario (lo sapevate che negli ultimi 10 anni, lo spazio individuale per ogni impiegato è passato dai 23 ai 17 mq?) e diminuiscono gli strumenti di cui il lavoratore necessita.

Nessun vincolo di orario (ad esempio 9.00 – 18.00), sempre però entro i termini orari stabiliti da contratto. Vengono stabiliti i tempi di riposo, i dispositivi da utilizzare (il datore è comunque il responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore) e le misure da adottare per assicurare la disconnessione dagli strumenti.

Come avviene però effettivamente il controllo del lavoro svolto fuori dall’ufficio? Tramite obiettivi, posti dall’azienda; il trattamento economico è lo stesso di quello riconosciuto per la stessa attività svolta nei locali all’interno dell’azienda.

Quali i benefici? Gli Osservatori del Politecnico rilevano come nelle aziende che adottano lo smart working si assista ad un generale aumento della produttività, alla riduzione dei costi immobiliari, ad una netta riduzione dell’assenteismo, nonché al miglioramento del clima aziendale.

_Elena

Quando una mamma torna al lavoro: l’aiuto del coworking

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Ne abbiamo già parlato in passato, ma l’argomento ci sta particolarmente a cuore: come conciliare l’essere mamma con l’essere lavoratrice, se non ci sono i “santi” nonni? Ebbene, alcune grandi aziende rispondono a questa esigenza in diversi modi:

  • creando nidi aziendali (ad esempio Unicredit, Micfrosoft Italia) interni o convenzionati;
  • creando nidi in condivisione tra diverse aziende (ad esempio Fiat, Geox, Nestlé, nonché diverse realtà pubbliche), gestiti da società esterne;
  • promuovendo lo smart working (ad esempio Vodafone), dando cioè la flessibilità, in termini di orari e spazi di lavoro, alle mamme al rientro della maternità.

Quest’ultima soluzione è anche quella che più fa a caso delle mamme libere professioniste: i coworking oltre a dare loro uno luogo fisico e/o virtuale dove lavorare, danno parallelamente spazio ai loro bimbi all’interno di asili affiancati e convenzionati, gestiti da educatrici qualificate. Sull’onda di Piano C, il primo spazio di questo tipo nato alcuni anni fa a Milano, a gennaio ha aperto le porte anche Comama, realtà di Bari che si pone l’obiettivo di diventare uno spazio di ripresa graduale del lavoro post-maternità.

Tra le mamme, siano esse dipendenti o freelance, i benefit maggiormente apprezzati sono la possibilità di appoggiarsi allo smart working e l’accesso a bonus per baby sitter e asilo, piuttosto che sfruttare nidi aziendali, più esosi e poco flessibili in termini di orari. Inoltre tramite agevolazioni alle aziende che promuovono lo smart working, si mira ad un maggiore utilizzo del congedo parentale anche da parte dei papà: dunque vedremo sempre più mamme e papà portare i figli all’asilo accanto al loro ufficio temporaneo!

_Elena

Lo smart working s’imbatte nella pubblica amministrazione

pexels-photoSe avete letto l’articolo precedente, sapete già quanto le grandi imprese italiane stiano sentendo negli ultimi anni la necessità di un rinnovamento dell’ormai attempato rapporto datore-dipendente. Ma il governo come intende intervenire in tutto questo? All’alba del 2016 il Parlamento si è mosso: il 28 gennaio è stato approvato il disegno di legge sul lavoro agile, finalmente è stata creata una normativa ad hoc per lo smart working. Ma la novità assoluta sta nel rimando esplicito alla possibilità di applicazione del modello flessibile anche ai dipendenti degli enti pubblici. D’altronde in passato se n’era già parlato con la riforma Madia nell’agosto 2014, il cui articolo 14 prevede che “le pubbliche amministrazioni adottino misure organizzative per la sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa allo scopo di promuovere la conciliazione di tempi di vita e di lavoro dei dipendenti”.

La speranza è che lo smart working diventi una pratica sempre più diffusa, non solo una prassi possibile ma un traguardo. Lo scopo è ottenere una maggiore flessibilità che sia pur sempre tutelata nei contratti. Un primo assaggio di responsabilizzazione del dipendente era già stato abbozzato con il telelavoro, tentativo fallito, causa la scarsa propensione all’innovazione della pubblica amministrazione.

Vogliamo parlare dello svecchiamento che lo smart working porterebbe  a questo settore? Una scossa di entusiasmo ad una gestione manageriale ormai secolare e sopita, creando così le condizioni ideali per la nascita di un ambiente nuovo, dove lavoratori motivati possano ritrovare fiducia nelle proprie capacità. Una cultura del lavoro basata sui risultati e non più solo sul rigido adempimento di procedure burocratiche.

_Serena

I Business Center alla prova dello smart working

Bologna 10 Giugno BusinessAnche Coworking 599 europa parteciperà all’evento dell’anno firmato ufficiarredati.it, che si terrà venerdì 10 e sabato 11 giugno presso il Centro Easy Office  di Bologna.

 I protagonisti dei Business Center e del Coworking avranno la possibilità di incontrarsi e sedere alla stessa tavola rotonda  intitolata “I Business Center alla prova dello smart working” per conoscersi, confrontarsi e migliorarsi. Oltre alle sedi affiliate che hanno confermato la loro partecipazione, potranno prendere parte all’incontro anche i non iscritti che siano fortemente attratti dal concetto di condividere idee e spazi di lavoro. Scopo della manifestazione è la creazione di nuove sinergie fra gli addetti del settore, fornendo loro un’occasione professionale unica per confrontarsi  riguardo l’evoluzione delle modalità e degli ambienti di lavoro.