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Laurea

Transizioni occupazionali e nuove professioni

Dal tempo indeterminato al tempo determinato

Fino a qualche decina di anni fa, quando il mercato del lavoro era molto fiorente e non c’era traccia della crisi, nella normalità il contratto era di tipo indeterminato. Il lavoratore da studente si specializzava in un settore e nello stesso solitamente terminava la propria carriera lavorativa. Molto spesso terminava la carriera lavorativa addirittura nella stessa azienda dove l’aveva iniziata. Normalmente andava in pensione con una serie di aumenti previsti vuoi per scatti di anzianità, vuoi per sempre maggiori responsabilità.

Il mercato del lavoro in evoluzione

Oggi il mercato del lavoro è sempre più frenetico. Di conseguenza i corsi di preparazione al lavoro non sempre sono aggiornati al mercato del lavoro che cambia in maniera così repentina. Cresce il numero di laureati (soprattutto in corsi triennali ma sempre più in master). Le conseguenze dirette di questo fenomeno sono che:

  • sempre più giovani trovano lavoro più tardi;
  • sono sempre più specializzati in un determinato settore che al momento del termine degli studi può non essere più così richiesto;
  • i corsi (specie quelli non a numero chiuso) sono sempre più frequentati e dunque la domanda per quel settore lavorativo sarà sempre molto maggiore della richiesta;
  • iniziando tardi il loro percorso lavorativo devono competere con chi è in quel settore da molti più anni di loro e quindi dal lato pratico è molto più preparato;
  • spesso ci si trova di fronte a corsi di laurea che già partono non aggiornati all’offerta lavorativa richiesta;
  • gli ordinamenti diventano “vecchi” e poi “vecchissimi” nel lasso di soli 10 anni.

L’evoluzione dei settori di applicabilità

Certi corsi, è vero, non possono subire modifiche sostanziali. Pensiamo ad esempio a corsi di laurea in scienze naturali, oppure in ingegneria chimica. Certamente le basi di uno o dell’altro sono le stesse, anche a distanza di molti anni. Quello che cambia sono i settori di applicabilità di ogni singolo corso di laurea, e dunque se vogliamo le specializzazioni. In quest’ottica perciò, sono le specializzazioni che dovrebbero cambiare in funzione della richiesta lavorativa di quel determinato settore. Ed anche in quello specifico periodo.

In sostanza, per poter competere e trovare il proprio spazio, il neolaureato deve combattere con tutte le forze. Inoltre, se vuole rimanere nel proprio settore, dovrà fare la gavetta per più che qualche anno, sotto forma di stage o tirocinio, generalmente sottopagato e con bassi margini di continuità. Insomma, il rischio di incappare nella precarietà è dietro l’angolo.

Molti neolaureati si trovano così costretti a cambiare le loro prospettive future, per applicarsi in altri settori. Devono avere la capacità di riadattarsi alle richieste, portando in sé un bagaglio culturale che non sempre può essere sfruttato dal punto di vista lavorativo, se non marginalmente.

Il tempo determinato: una continua evoluzione del lavoratore

Tra le conseguenze di questo scenario attuale, ma anche in funzione del cambiamento del mercato del lavoro, sempre più spesso il lavoro è a tempo determinato. A volte i tempi di assunzione sono brevissimi (qualche giorno o una settimana). I lavoratori si trovano così a dover repentinamente cambiare non solo azienda, ma anche settore. La situazione sempre più frequente diventa quindi quella di cambiare esperienza lavorativa frequentemente (e non per scelta). Nelle diverse fasi di transizione tra un “tempo determinato” e l’altro, il lavoratore dovrebbe costantemente rimanere formato ed informato. Questo perché il passaggio non sia percepito come negativo ma come una continua evoluzione. Per fare ciò deve esserci la giusta sinergia tra fase di orientamento e formazione, tra politica, centri per l’impiego e aziende.

Le nuove professioni

Determinati settori lavorativi sono destinati a scomparire, come determinate mansioni. Per contro, ne compariranno di nuovi, e il mercato del lavoro sarà costretto ad adeguarsi sempre più repentinamente. Passi avanti sono già stati fatti verso lo smart working, oggi regolamentato. Così, dovranno evolversi anche i contratti lavorativi, in funzione dei cambiamenti futuri. Il mercato del lavoro è e deve essere in divenire.

Come già detto in questo articolo, le macchine non andranno a sostituire la forza-lavoro, ma ad integrare la stessa, in modo che persone e macchine insieme potranno collaborare. Infatti il ricorso al machine learning potrebbe vedere la nascita di nuove figure professionali, con competenze anche più complesse di quelle del personale oggi presente nelle imprese. Ad oggi, inoltre, il ricorso a tecnologie di intelligenza artificiale da parte di alcune aziende non deve preoccupare, in quanto è avvenuto più come leva competitiva esterna che non per aumentarne la produttività interna.

 

_Elena