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Orario di lavoro #2

Orario lavorativo: è possibile la riduzione?

Abbiamo già discusso dell’orario di lavoro nel precedente articolo. Perché la diminuzione dell’orario di lavoro porti benessere e produttività, dovrebbero verificarsi alcuni requisiti. In particolare:

  • una diminuzione effettiva della quantità di lavoro. In caso contrario, aumenta ulteriormente lo stress, a discapito del rendimento;
  • un pari trattamento economico rispetto all’orario standard;
  • una uguale o maggiore produttività rispetto all’orario standard;
  • una diminuzione del livello di stress da parte del lavoratore, dunque una maggiore soddisfazione.

Cambio di prospettive per una maggiore flessibilità

Una rivoluzione nell’orario di lavoro è comunque in corso in molte piccole e medie realtà. Sono tante le soluzioni adottate dalle aziende. Come già detto, in primis il ricorso al lavoro agile. Dunque la possibilità di accedere a particolari soluzioni di flessibilità oraria.

Rivoluzione nell’orario di lavoro: l’aiuto della tecnologia

La prospettiva di migliorare o almeno mantenere la produttività, non variando il salario ma riducendo lo stress dei dipendenti, è allettante anche per i sindacati. Secondo questi infatti, la vera rivoluzione sarebbe di sfruttare i progressi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. A favore di una riduzione nell’orario di lavoro dei dipendenti. Tanto che è stata recentemente avanzata dall’Inghilterra la proposta, da parte proprio della presidente della Federazione sindacale, di passare da 5 a 4 giorni lavorativi alla settimana.

La tecnologia potrebbe infatti non tanto andare a sostituire la presenza umana, quanto collaborare con essa a fare le cose più velocemente. Ciò potrebbe portare ad una riduzione dell’orario lavorativo. A favore di un maggiore tempo libero.

La IDC, azienda specializzata in ricerche di mercato, stima che entro il 2023 i manager dirigeranno dipendenti in maniera sempre meno dipendente dal luogo e dal tempo di lavoro. Dunque dovranno essere rivalutati gli orari di lavoro. Stima inoltre che le aziende doteranno i propri dipendenti di strumentazione sempre più tecnologica (dispositivi indossabili) per migliorare la sicurezza e la produttività del personale.

Ordinario e straordinario

C’è chi vorrebbe lavorare meno, ma prendere lo stesso stipendio, e chi in effetti lavora di più, e comunque prende lo stesso stipendio. Le aziende oggi possono decidere come pagare le ore straordinarie. Queste ore aggiuntive effettuate dal lavoratore dipendente possono essere effettivamente pagate. Oppure possono finire in un monte ore dal quale il lavoratore stesso “pesca” nel momento del bisogno. Un caso particolare è però rappresentato dal ricorso al lavoro agile, nel quale il concetto dello “straordinario” perde di significato. Infatti lo smart working prevede per definizione il lavoro per obiettivi e non per ore. Il datore ne guadagna in quanto non paga le ore eventualmente eccedenti. D’altro canto il dipendente, non avendo obiettivi temporali, non può richiedere uno stipendio maggiore, lavorando fuori dall’ufficio tradizionale.

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La testimonianza di Microsoft

La carrellata di informazioni sul mondo dello smart working continua… A questo punto potremmo chiederci: “Funzionerà o no? Prenderà il sopravvento nelle realtà italiane? Trasformerà i lavoratori in persone più felici?”. Per rispondere a queste domande la cosa più giusta da fare è basarsi sui casi concreti. Basarsi cioè su tutte quelle aziende che, avendo abbracciato questo modello prima di altre, possono dare prova della sua funzionalità. Fra tante testimonianze, oggi ho deciso di proporvene una niente male: il caso Microsoft.

Smart working: il caso Microsoft

Perché proprio questa azienda? Se vogliamo parlare di pionieri dello smart working, Microsoft fa al caso nostro. Il colosso americano ha stretto amicizia con questo “New World of Work” ben dieci anni fa e non se n’è di certo pentito. Il suo percorso continua indisturbato più forte che mai in questa direzione. Ne dà prova la nuova sede di Milano in zona Porta Volta che sarà inaugurata il prossimo febbraio. Un progetto all’insegna di flessibilità e innovazione. Una ricerca interna presentata il 18 febbraio 2016 in occasione della Giornata del Lavoro Agile, ha evidenziato che ben il 57% dei dipendenti Microsoft fa smart working tutti i giorni. Un plusvalore per molti, soprattutto per le donne che rappresentano il 36% dei dipendenti, la cui maggioranza è mamma. D’altronde non c’erano dubbi sulla buona riuscita dell’operazione. Proprio il core business dell’azienda ha permesso il raggiungimento di certi risultati prima di altri. Non dimentichiamo infatti che la natura stessa di Microsoft consiste nella produzione di quegli strumenti tecnologici che stanno alla base dello smart working. Ogni dipendente viene automaticamente dotato della strumentazione necessaria (portatile, smartphone, connessione wireless) per poter lavorare ovunque e a qualsiasi ora. Insomma, sempre nel rispetto di regole ferree, più libertà e autonomia al lavoratore.

_Serena