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L’evoluzione del lavoro: lo smart working

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Cambia lo spazio di lavoro, non solo in termini di dimensioni, ma anche dal punto di vista della tipologia. A maggio, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul lavoro autonomo, riconoscendo di fatto lo smart working, o lavoro agile, e dando maggiori tutele ed agevolazioni non soltanto ai liberi professionisti, ma anche a grandi e piccole imprese (nonché alle pubbliche amministrazioni) che si affaccino a questa realtà.

Lo scopo è sempre lo stesso: per il datore, aumentare la produttività e diminuire i costi di gestione dell’ufficio, andando a ridurre le spese immobiliari; per il lavoratore, aumentare la conciliazione tra casa e lavoro.

Ma come funziona, in sostanza, lo smart working? Si tratta di una modalità oggi attiva a tutti gli effetti, attraverso la quale il rapporto di lavoro può essere svolto sia all’interno dei locali aziendali, sia all’esterno, a discrezione dell’impiegato e/o dell’azienda. Il lavoratore può scegliere dove lavorare: da casa, dal bar, dal coworking; grazie allo sviluppo della rete, alla connessione wifi e a lavori che sempre più sfruttano la tecnologia cloud, ecco che si riduce lo spazio lavorativo necessario (lo sapevate che negli ultimi 10 anni, lo spazio individuale per ogni impiegato è passato dai 23 ai 17 mq?) e diminuiscono gli strumenti di cui il lavoratore necessita.

Nessun vincolo di orario (ad esempio 9.00 – 18.00), sempre però entro i termini orari stabiliti da contratto. Vengono stabiliti i tempi di riposo, i dispositivi da utilizzare (il datore è comunque il responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore) e le misure da adottare per assicurare la disconnessione dagli strumenti.

Come avviene però effettivamente il controllo del lavoro svolto fuori dall’ufficio? Tramite obiettivi, posti dall’azienda; il trattamento economico è lo stesso di quello riconosciuto per la stessa attività svolta nei locali all’interno dell’azienda.

Quali i benefici? Gli Osservatori del Politecnico rilevano come nelle aziende che adottano lo smart working si assista ad un generale aumento della produttività, alla riduzione dei costi immobiliari, ad una netta riduzione dell’assenteismo, nonché al miglioramento del clima aziendale.

La stampante del coworking: quali caratteristiche?

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All’interno di un qualunque spazio di lavoro, certamente non può mancare una stampante, sebbene il termine “stampante” sia riduttivo. Infatti il dispositivo deve permettere non solo di stampare (da pc o chiavetta), ma anche di fare copie, scansioni su chiavetta o via mail e all’occorrenza anche gestire invio e ricezione di fax. L’ideale è che il dispositivo stampi in più formati (A3, A4, A5) e che sia possibile scegliere se stampare/copiare in bianco e nero o a colori.

In uno spazio di coworking però, trattandosi di un dispositivo in condivisione, è fondamentale che la stampante risponda a determinati fondamentali requisiti. Innanzitutto, la privacy deve essere garantita: i processi di stampa devono essere controllati e comandati dall’attivazione tramite badge o codice. Solo nel momento in cui viene digitato il codice personale o viene passato e riconosciuto il badge personale precedentemente attivato, i processi in coda saranno tutti visibili sullo schermo della stampante.

Un grande vantaggio è offerto inoltre dalla possibilità di annullare la stampa: quante volte capita di mandare in stampa documenti per sbaglio. Ebbene, la stampante deve dare la possibilità fino all’ultimo momento di scegliere se eliminare un lavoro mandato erroneamente in stampa.

Il dispositivo poi deve essere posizionato in un luogo comodamente accessibile, dovrebbe essere rapido e dall’utilizzo intuitivo, semplice da utilizzare e sicuro.

Chiaramente che le stampe siano comprese o meno nel costo della postazione, deve esserci un controllo sul numero di copie: niente di meglio di un software che ne controlli non solo la quantità, ma anche la tipologia delle pagine mandate in stampa (scansione? Copia? Stampa? Bianco/nero o colore?) per ogni singolo utilizzatore, e che permetta per esempio a più utilizzatori sotto una stessa partita IVA di ricevere un’unica fattura.

L’assistenza deve essere immediata: con dispositivi sempre più evoluti è sempre più complesso per persone non del mestiere intervenire in caso di guasti; l’assistenza, possibilmente anche da remoto, deve sempre giungere tempestiva.

Ebbene, da 599 europa sono presenti esattamente due dispositivi che rispondono a tutte le esigenze precedentemente elencate per uno spazio di coworking.

Quando una mamma torna al lavoro: l’aiuto del coworking

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Ne abbiamo già parlato in passato, ma l’argomento ci sta particolarmente a cuore: come conciliare l’essere mamma con l’essere lavoratrice, se non ci sono i “santi” nonni? Ebbene, alcune grandi aziende rispondono a questa esigenza in diversi modi:

  • creando nidi aziendali (ad esempio Unicredit, Micfrosoft Italia) interni o convenzionati;
  • creando nidi in condivisione tra diverse aziende (ad esempio Fiat, Geox, Nestlé, nonché diverse realtà pubbliche), gestiti da società esterne;
  • promuovendo lo smart working (ad esempio Vodafone), dando cioè la flessibilità, in termini di orari e spazi di lavoro, alle mamme al rientro della maternità.

Quest’ultima soluzione è anche quella che più fa a caso delle mamme libere professioniste: i coworking oltre a dare loro uno luogo fisico e/o virtuale dove lavorare, danno parallelamente spazio ai loro bimbi all’interno di asili affiancati e convenzionati, gestiti da educatrici qualificate. Sull’onda di Piano C, il primo spazio di questo tipo nato alcuni anni fa a Milano, a gennaio ha aperto le porte anche Comama, realtà di Bari che si pone l’obiettivo di diventare uno spazio di ripresa graduale del lavoro post-maternità.

Tra le mamme, siano esse dipendenti o freelance, i benefit maggiormente apprezzati sono la possibilità di appoggiarsi allo smart working e l’accesso a bonus per baby sitter e asilo, piuttosto che sfruttare nidi aziendali, più esosi e poco flessibili in termini di orari. Inoltre tramite agevolazioni alle aziende che promuovono lo smart working, si mira ad un maggiore utilizzo del congedo parentale anche da parte dei papà: dunque vedremo sempre più mamme e papà portare i figli all’asilo accanto al loro ufficio temporaneo!

_Elena

European Freelancer Week 2016

freelancerFinalmente anche il libero professionista può celebrare la sua settimana, nasce la prima European Freelancer Week, 7 giorni (dal 17 al 23 ottobre 2016) dedicati ad eventi in tutta Europa, incentrati unicamente sul freelancer e sulla sua crescente importanza nel mondo del lavoro contemporaneo. Sono già programmate iniziative a Roma, Torino, Berlino, Bruxelles, Varsavia e Zagabria. Singoli, organizzazioni e spazi di coworking sono invitati ad entrare a far parte della grande community dei freelancer per contribuire insieme al riconoscimento della figura. Definiti dall’Economist: “la nuova forza lavoro della on–demand economy”, un sistema nel quale le persone vengono impiegate solo per il tempo in cui sono strettamente necessarie. Insieme vogliono battersi per creare una comunità più compatta ed ottenere risposte e normative adeguate.

Nell’immaginario comune il libero professionista viene connotato come un individuo che lavora in piena libertà e sregolatezza, senza orari e luoghi di lavoro fissi. Ma nonostante lavori quando e dove vuole, il tempo della sua attività è sempre frutto di un’attenta impostazione e organizzazione. Operare al di là del tradizionale rapporto di lavoro genera opportunità e sfide, gli aspetti negativi accompagnano sempre quelli positivi: l’instabilità di reddito e il rischio di rimanere isolati.

La European Freelancer Week 2016 è resa possibile grazie all’attività volontaria di una coalizione di otto associazioni di freelancer di diversi paesi europei. Tutti possono parteciparvi e proporre eventi (conferenze, workshop, sessioni di networking) da aggiungere al calendario. Sono invitati a contribuire all’iniziativa anche i coworking, che sono ormai diventati il luogo preferito dei liberi professionisti, quasi una seconda casa. Questa lotta è infatti dedicata anche a loro, lo scopo assoluto è permettere una volta per tutte il riconoscimento del valore che freelancer e reti di coworking apportano all’economia e alla società moderna.

Le aziende danno il benvenuto allo smart working

man-person-apple-iphoneSpronato da una società in continua evoluzione, il mondo del lavoro ha deciso negli ultimi anni di rimettersi in gioco. Da un esame accurato dei tradizionali vincoli legati a luogo e orario nasce lo smart working, conosciuto anche come “lavoro agile”. Con questa definizione si identifica la prestazione del dipendete che non deve necessariamente essere eseguita da una postazione fissa, ma può essere svolta ovunque: da casa, da un ufficio decentrato o da un coworking.

Nonostante in Italia sia ancora troppo bassa la percentuale di piccole-medie imprese che lo adottano (peccato perché proprio le Pmi otterrebbero oggi i migliori benefici in termini di produttività), l’utilizzo dello smart working è destinato ad aumentare  perché favorito dalla crescente diffusione degli spazi di coworking. Ha invece ottenuto una fortuna maggiore nel campo delle grandi imprese e multinazionali, che in numero sempre maggiore, lo accolgono a braccia aperte. Padova ne è l’esempio: Vodafone (da aprile 2014) e Safilo (aprile 2016) stanno sperimentando questo nuovo modello  con buoni risultati. In Safilo chi aderisce al progetto, vi destina il 20 % del proprio orario settimanale, mentre i dipendenti Vodafone lo utilizzano fino ad un giorno a settimana.

Il fatto che non sia più il capo a dettare le regole su come e quando si lavora, comporta benefici sia al lavoratore sia all’azienda stessa. Il dipendente  può gestire al meglio gli orari quindi la propria vita familiare, ciò riduce l’assenteismo, i costi e aumenta l’efficienza dell’individuo stesso.

_Serena

Anche i negozi finiscono in coworking

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Nell’immaginario comune, quando si sente parlare di coworking si pensa alla condivisione di uno spazio da parte di liberi professionisti, piccole aziende e start-up, all’interno di uffici. Perché quindi non allargare il concetto all’ambito dei negozi? Il coworking ben si adatta infatti alla condivisione tra più attività commerciali o produttive, tra due licenze o partite IVA differenti.

Almeno da un anno infatti si parla di coworking per i negozi. Il concetto è finora sempre stato valutato sul piano teorico. La domanda sempre crescente da parte dei commercianti, è stata finalmente presa in considerazione a Savona, dove da qualche giorno una delibera regolamenta la condivisione dello spazio per più attività commerciali. Certo queste dovranno sottostare a specifiche norme, che dipenderanno dalle differenti attività commerciali che si installeranno nei locali. Con gli opportuni adeguamenti, entrando da una stessa porta sarà possibile trovare due differenti negozi. E non si tratta di una riqualifica delle licenze (il panettiere che vende anche salumi, o il fruttivendolo che vende anche formaggi), come già accade da tempo. Da oggi a Savona un panettiere ed un fruttivendolo potranno svolgere le loro attività all’interno dello stesso locale, mantenendo la loro indipendenza pur condividendo le spese di gestione del locale stesso e risparmiando bollette e affitto.

Ci sono molti casi di condivisione dello spazio di lavoro in senso generale: basti pensare alla ben nota “poltrona in affitto” (la cosiddetta “booth rental station”), il contratto portato dall’America attraverso il quale acconciatori ed estetisti concedono in affitto poltrone a colleghi operanti nello stesso ambito. La novità oggi è che viene regolamentata anche la condivisione tra ambiti commerciali differenti. Dunque più commercianti, ognuno con la propria merce e la propria licenza, potranno convivere sotto uno stesso tetto. Prerequisito? Non superare i 250 mq di superficie, oltre i quali  si rientra nella regolamentazione dei centri commerciali.

Coworking vs home office

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Ne abbiamo parlato più volte in questo blog, ma tra le motivazioni che spingono alla scelta del coworking come stile di lavoro c’è in primis il bisogno di separare lo spazio di lavoro da quello di casa. Sono infatti molti i lavoratori che arrivano al coworking, appena ne scoprono l’esistenza, dopo aver provato sulla loro pelle l’esperienza dell’home office.

Sono indubbiamente numerosi i vantaggi del lavoro a casa.

Non hai limiti di orario. Gestisci il tempo da dedicare al lavoro in piena autonomia. Dunque la sveglia suona ma la rimandi, “tanto c’è tempo”. E ti ritrovi a fare colazione alle 10.00. Dalle 8.00 quando avevi programmato la sveglia.

Accendi la televisione “solo per il tempo della colazione”. E scopri che stanno passando l’unica puntata della tua serie preferita che non hai ancora visto. Come fai a rinunciare?! Tanto puoi andare avanti fino a tardi, col lavoro!

Non devi vestirti bene, né truccarti. E a meno che tu non abbia un cane, scopri che in un attimo la mattinata è passata e tu ancora non ti sei tolta il pigiama né hai messo il naso fuori casa (il cane sì ti fa uscire di casa, ma a guardare bene bene da sotto il giaccone sbuca una orribile tuta insieme a delle altrettanto inguardabili scarpe da ginnastica consumate).

Ti siedi e accendi il pc, ma ti senti troppo in colpa per non dare una sistemata al disastro che hai sul tavolo. E anche per non svuotare la lavastoviglie.

Ti ritrovi a mangiare di continuo perché hai tutto a portata di mano e non sai bene come, perdi il controllo della tua dieta.

Puoi scegliere in ogni momento della giornata dove lavorare. E scopri che la connessione wireless prende anche in camera da letto. Casualmente lo scopri verso le 14.00, quando è ora del riposino.

Quando riesci finalmente a trovare la concentrazione, squilla il telefono fisso. Eppure nessuno ha il numero. Che tu sappia. Infatti è uno sconosciuto che cerca di proporti una connessione migliore di quella attuale. Quando finalmente lo convinci che la tua connessione è ottima e non cambieresti il tuo piano neanche se ti offrisse le stesse condizioni alla metà del prezzo e metti giù il telefono, il tuo pc si è ormai attaccato alla rete libera del vicino di casa perché la tua non funziona più.

Mentre aspetti che tutto riparta, vai in bagno. E qui ti cade l’occhio sul cesto della biancheria, che straborda di lenzuola e panni da lavare. Non riesci a lasciarlo dov’è ancora per un po’ e fai una lavatrice.

Accesa la lavatrice finalmente lavori per due ore al pc. Scoprendo quanto è scomoda la sedia che stai usando. Non è esattamente ergonomica e ti lascia dei solchi sotto le cosce perché è fatta per starci seduta al massimo il tempo della cena.

Si sono fatte le 18.00 e tu non riesci a staccare perché ti sembra di non aver prodotto nulla. Quando ti suona il cellulare. Tua mamma che giustamente pensa che ormai tu la tua giornata lavorativa l’abbia terminata. A spiegarle che non è così, che solo loro ai loro tempi riuscivano a conciliare famiglia-marito-figli-lavoro-casa-pulizie-suocera e che noi giovani non lo sappiamo più fare.

Terminata la telefonata, ti rimetti al lavoro. Quando è ora di preparare qualcosa per cena. Ma lo scopri solo a causa di quei fastidiosi crampi allo stomaco. Andrai avanti dopo cena.

E ti ritrovi stanca e con gli occhi gonfi alle 22.00 a crollare sulla tastiera del pc. Senza neanche avere steso.

 

Dicevamo che sono numerosi i vantaggi del lavoro da casa?!

Non sei ancora convinto che il coworking sia la soluzione giusta? Provare per credere!!

Global Coworking Unconference Conference

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Dal 6 all’8 maggio scorsi si è tenuta a Berkeley (California) la GCUC USA, la Global Coworking Unconference Conference.

E sapete quali sono i benefici che gli utilizzatori di spazi in coworking rilevano?

  • l’89% degli intervistati apprezza l’ottimizzazione dei costi di gestione;
  • l’86% un abbattimento delle spese di manutenzione e pulizia del proprio ufficio;
  • l’80% vede il coworking come strumento per ampliare le relazioni con fornitori e partner commerciali;
  • il 79% reputa il coworking un metodo per entrare in contatto con nuovi potenziali clienti;
  • il 73% ne guadagna in spirito imprenditoriale;
  • il 73% apprezza l’ambiente di lavoro estremamente flessibile che oltre a consentire la personale gestione degli orari di lavoro, consente di poter modificare lo spazio da utilizzare in tempi immediati e senza penali: spesso accade che le realtà che cominciano ad utilizzare il coworking come “prova” poi si evolvano in realtà sempre più grandi con esigenze di spazio maggiori, alle quali il coworking generalmente può rispondere;
  • il 72% vede il coworking come uno spazio ottimale per aumentare lo scambio di conoscenze e sviluppare di conseguenza nuove idee.

Pare che il coworking porti benefici non solo sul piano lavorativo, ma anche su quello personale: in media 8 persone su 10, dopo aver scelto il coworking, si sentono più felici, meno sole, più fiduciose e socievoli.

Non siete ancora convinti sul coworking?? Non vi resta che provarlo!!

Elementi di portfolio