Hub e coworking per l’Africa

Africa“Penso che la soluzione migliore al momento sia agevolare la crescita di Hub e coworking in Africa per incentivare la circolazione delle conoscenze sul mondo delle start up e delle imprese”. Queste le parole di Lorenzo D’Amelio, uno dei giovani imprenditori sociali che hanno partecipato all’Africa Summer School, una settimana formativa interculturale iniziata il 29 luglio scorso, durante la quale, i 50 partecipanti hanno avuto il privilegio di approfondire cultura e storia del Continente, affiancati da docenti ed esperti africani e italiani. Scopo dell’iniziativa infondere conoscenze e stimoli necessari per la creazione di progetti di business da sviluppare in Africa, il migliore dei quali riceverà un premio e sarà accompagnato nella sua fase di incubazione. La missione più importante? Liberare l’Africa dalla percezione comune di “Paese da salvare”, riconoscendola piuttosto come una Terra ricca e potenzialmente interessante, promuovendo un’educazione all’intraprendenza e all’autoimprenditorialità.

Perché nuovi Hub e coworking potrebbero fare al caso di questa Terra? Per creare ritrovi fisici, spazi di interazione sempre connessi ad Internet, dove rendere possibili il dialogo e la circolazione delle idee e di nuovi progetti, allo scopo di incentivare lo sviluppo delle imprese locali, permettendo alle popolazioni di  guadagnare finalmente la propria indipendenza. Insomma distribuire opportunità laddove i talenti non mancano. Non a caso diverse multinazionali stanno già investendo su giovani africani, Amazon ad esempio è presente nel Continente con attività di sostegno alle startup, Google ha come obiettivo la formazione di 1 milione di Africani alle competenze digitali, Mark Zuckerberg (fondatore e amministratore delegato di Facebook) ha destinato ben 24 milioni di dollari ad Andela, una startup di New York la cui missione è la formazione di sviluppatori software in Africa. Del resto non dimentichiamo che le migliori soluzioni nascono sempre dalle sfide più difficili!

Serena

Buone ferie dallo staff 599 europa!

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Anche lo staff di 599 europa stacca la spina per ricaricarsi e ripartire con tantissime novità autunnali, prima tra tutte l’ampliamento degli spazi.

Vi ricordiamo che il servizio di reception non sarà attivo dal 10 al 28 agosto compresi, ma rimarremo comunque a disposizione per ricevere vostre comunicazioni, idee, richieste e prenotazioni al numero di cellulare 366/9253261, al numero fisso 011/9953889 e via mail su info@coworking-europa.it

Buone ferie e arrivederci al 29 agosto!

 

Lavorare in paradiso

spiaggiaÈ ufficialmente partito il countdown per le vacanze, voi cosa state aspettando? Siete ancora alle prese con le valigie o vi state già godendo il sole in spiaggia?

 Per molti prendere una pausa dal lavoro, dallo stress del mondo digitale, dalla routine quotidiana è indispensabile; per altri invece è fondamentale essere in grado di lavorare anche quando si viaggia. Stiamo parlando di loro, degli instancabili, di quelli che non hanno nessuna voglia di mandare in vacanza il proprio progetto. Popolo dei freelance niente paura, partite anche voi, potrete lavorare ovunque! Lo sapete infatti, sono sempre più numerosi gli attrezzatissimi spazi di coworking vista mare nel mondo. Ma che il fenomeno sia ormai più che diffuso non è una novità,  non è infatti di questo che voglio parlare oggi!

 Avete mai pensato di andare in workation? O forse non sapete neppure di che cosa si tratti? Il termine è un  neologismo che nasce dall’unione dei due vocaboli inglesi “work” e “vacation” e ben rappresenta la nuova era digitale. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno due concetti così opposti si sarebbero fusi in un’unica realtà? Con questa formula ci spingiamo oltre il semplice coworking, parliamo di pacchetti unici che includono sia l’alloggio che lo spazio di lavoro, il tutto in luoghi di vacanza incantevoli. E dove si trovano? Quale potrebbe essere la destinazione più adatta a voi? Le Canarie ad esempio offrono una vasta scelta di coworking e workation, in particolare Gran Canaria e Tenerife; oltre Europa invece scegliete il Messico con Next Coworking , Punspace a Chiang Mai, una delle principali città della Thailandia, o volate a Bali verso Co-work Paradise. Queste sono solo alcune delle mete dove è possibile viaggiare, divertirsi, conoscere altre culture e riposare senza mai sentirsi in colpa per avere accantonato il lavoro. Insomma per chi proprio non può farne a meno, la possibilità di dedicare qualche ora agli impegni lavorativi anche nei paradisi tropicali c’è! Fate però attenzione a non farvi prendere troppo la mano perché il rischio è quello di rinunciare alle vacanze vere e proprie. Ritagliatevi sempre dei giorni senza pc per staccare veramente la spina! Buone vacanze a tutti!

_Serena

Anche Enel si affida alle startup

StartupL’ultima trovata di Enel? Puntare sulle startup. L’11 luglio scorso il colosso dell’energia ha colpito nel segno, inaugurando il primo Innovation Hub di così grandi dimensioni a Tel Aviv, scegliendo non a caso quella conosciuta come “la Nazione delle startup”.

Ma facciamo un passo indietro, di che cosa si tratta? Come potrebbe essere definito un Hub? Perché ne parliamo noi che invece ci occupiamo di coworking? L’Hub viene inteso come uno spazio fisico o virtuale nel quale si incontrano professionalità diverse provenienti da luoghi differenti. È il regno delle startup, che ne escono arricchite di conoscenze e progetti. Il coworking è uno stile lavorativo che prevede l’utilizzo di uno stesso ambiente, dove ogni lavoratore, come sapete, ha la possibilità di mantenere indipendente la propria attività. Il denominatore comune però è lo stesso: la condivisione di idee e di spazi. Nell’Innovation Hub di Tel Aviv il lavoro di squadra è d’obbligo, più startup, che verranno selezionate dai rappresentanti Senior di Enel, potranno usufruire di uno spazio creato ad hoc, dove saranno libere di sprigionare tutta la loro creatività, affinchè sogni e ambizioni possano trasformarsi in idee concrete destinate a diventare business vincente. Finanziate non soltanto da Enel, ma anche dal ministero dell’Economia Israeliano, lavoreranno allo scopo di sviluppare e realizzare servizi e prodotti all’avanguardia, di individuare nuovi usi dell’energia al fine di renderla accessibile ad un numero sempre maggiore di persone. E così anche Enel si affida alle startup, mossa vittoriosa per un’azienda che riconosce come punto saldo della propria strategia aziendale la modernità e l’innovazione teconologica.

_Serena

La testimonianza di Microsoft

keyboard-829330_640La carrellata di informazioni sul mondo dello smart working continua… A questo punto potremmo chiederci: “Funzionerà o no? Prenderà il sopravvento nelle realtà italiane? Trasformerà i lavoratori in persone più felici?”. Per rispondere a queste domande la cosa più giusta da fare è basarsi sui casi concreti, su tutte quelle aziende che, avendo abbracciato questo modello prima di altre, possono dare prova della sua funzionalità. Fra tante testimonianze, oggi ho deciso di proporvene una niente male: il caso Microsoft.

Perché proprio questa azienda? Se vogliamo parlare di pionieri dello smart working, Microsoft fa al caso nostro. Il colosso americano ha stretto amicizia con questo “New World of Work” ben dieci anni fa e non se n’è di certo pentito. Il suo percorso continua indisturbato più forte che mai in questa direzione e ne dà prova la nuova sede di Milano in zona Porta Volta che sarà inaugurata il prossimo febbraio. Un progetto all’insegna di flessibilità e innovazione. Una ricerca interna presentata il 18 febbraio 2016 in occasione della Giornata del Lavoro Agile, ha evidenziato che ben il 57% dei dipendenti Microsoft fa smart working tutti i giorni. Un plusvalore per molti, soprattutto per le donne che rappresentano il 36% dei dipendenti, la cui maggioranza è mamma. D’altronde non c’erano dubbi sulla buona riuscita dell’operazione. Proprio il core business dell’azienda ha permesso il raggiungimento di certi risultati prima di altri. Non dimentichiamo infatti che la natura stessa di Microsoft consiste nella produzione di quegli strumenti tecnologici  che stanno alla base dello smart working. Ogni dipendente viene automaticamente dotato della strumentazione necessaria (portatile, smartphone, connessione wireless) per poter lavorare ovunque e a qualsiasi ora. Insomma, sempre nel rispetto di regole ferree, più libertà e autonomia al lavoratore.

_Serena

Lo smart working s’imbatte nella pubblica amministrazione

pexels-photoSe avete letto l’articolo precedente, sapete già quanto le grandi imprese italiane stiano sentendo negli ultimi anni la necessità di un rinnovamento dell’ormai attempato rapporto datore-dipendente. Ma il governo come intende intervenire in tutto questo? All’alba del 2016 il Parlamento si è mosso: il 28 gennaio è stato approvato il disegno di legge sul lavoro agile, finalmente è stata creata una normativa ad hoc per lo smart working. Ma la novità assoluta sta nel rimando esplicito alla possibilità di applicazione del modello flessibile anche ai dipendenti degli enti pubblici. D’altronde in passato se n’era già parlato con la riforma Madia nell’agosto 2014, il cui articolo 14 prevede che “le pubbliche amministrazioni adottino misure organizzative per la sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa allo scopo di promuovere la conciliazione di tempi di vita e di lavoro dei dipendenti”.

La speranza è che lo smart working diventi una pratica sempre più diffusa, non solo una prassi possibile ma un traguardo. Lo scopo è ottenere una maggiore flessibilità che sia pur sempre tutelata nei contratti. Un primo assaggio di responsabilizzazione del dipendente era già stato abbozzato con il telelavoro, tentativo fallito, causa la scarsa propensione all’innovazione della pubblica amministrazione.

Vogliamo parlare dello svecchiamento che lo smart working porterebbe  a questo settore? Una scossa di entusiasmo ad una gestione manageriale ormai secolare e sopita, creando così le condizioni ideali per la nascita di un ambiente nuovo, dove lavoratori motivati possano ritrovare fiducia nelle proprie capacità. Una cultura del lavoro basata sui risultati e non più solo sul rigido adempimento di procedure burocratiche.

_Serena

Le aziende danno il benvenuto allo smart working

man-person-apple-iphoneSpronato da una società in continua evoluzione, il mondo del lavoro ha deciso negli ultimi anni di rimettersi in gioco. Da un esame accurato dei tradizionali vincoli legati a luogo e orario nasce lo smart working, conosciuto anche come “lavoro agile”. Con questa definizione si identifica la prestazione del dipendete che non deve necessariamente essere eseguita da una postazione fissa, ma può essere svolta ovunque: da casa, da un ufficio decentrato o da un coworking.

Nonostante in Italia sia ancora troppo bassa la percentuale di piccole-medie imprese che lo adottano (peccato perché proprio le Pmi otterrebbero oggi i migliori benefici in termini di produttività), l’utilizzo dello smart working è destinato ad aumentare  perché favorito dalla crescente diffusione degli spazi di coworking. Ha invece ottenuto una fortuna maggiore nel campo delle grandi imprese e multinazionali, che in numero sempre maggiore, lo accolgono a braccia aperte. Padova ne è l’esempio: Vodafone (da aprile 2014) e Safilo (aprile 2016) stanno sperimentando questo nuovo modello  con buoni risultati. In Safilo chi aderisce al progetto, vi destina il 20 % del proprio orario settimanale, mentre i dipendenti Vodafone lo utilizzano fino ad un giorno a settimana.

Il fatto che non sia più il capo a dettare le regole su come e quando si lavora, comporta benefici sia al lavoratore sia all’azienda stessa. Il dipendente  può gestire al meglio gli orari quindi la propria vita familiare, ciò riduce l’assenteismo, i costi e aumenta l’efficienza dell’individuo stesso.

_Serena

The Student Hotel: il primo albergo ibrido in Italia.

studentHotelDopo un’enorme fortuna in Olanda, Charlie Mac Gregor ci riprova e punta sull’Italia. Il giovanissimo fondatore e amministratore delegato della società The Student Hotel ha scelto il Bel Paese per il suo progetto. Entro il 2017 l’abbandonato Palazzo del Sonno, conosciuto anche come Palazzo delle ex ferrovie di Viale Lavagnini a Firenze, si trasformerà nel primo esemplare italiano di albergo ibrido. Siete curiosi di sapere di che cosa si tratta? La struttura sarà albergo e al tempo stesso residenza a lungo termine per studenti, diventerà una meta per i viaggiatori, che potranno condividere il loro soggiorno con studenti, giovani professionisti e imprenditori. Il tutto in un contesto maestoso, la facciata ottocentesca rimarrà la stessa, ma l’interno sarà completamente ristrutturato in chiave moderna. Ci saranno 394 stanze, una biblioteca, una lavanderia e si parla persino di una piscina panoramica sulla terrazza. Non mancherà la piazza esterna aperta a tutti con caffetteria, ristorante e palestra, che diventerà presto punto di incontro di giovani toscani e non.

E adesso vi chiedo…in un progetto così moderno e prestigioso, poteva mancare uno spazio di coworking? Ebbene sì, la società olandese ha pensato anche a questo! Il coworking che ormai è ovunque, sarà presente anche all’interno dello Student Hotel di Firenze. Ci saranno spazi condivisi e sale riunioni dove tutti potranno comodamente lavorare.

Gli oltre due milioni di euro versati nelle tasche del comune serviranno ad una riqualificazione della città. The Student Hotel ha già pronti 600 milioni da puntare su nuovi palazzi italiani. Sarebbero già state adocchiate Milano, Roma, Padova, Torino, Bologna. Insomma, sindaci drizzate le orecchie, i prossimi potreste essere voi!

_Serena

E adesso un pò di storia… Le origini dei Business Center

06Possiamo dirlo, quello scorso è stato decisamente un weekend all’insegna dei Business Center. Partecipare alla tavola rotonda e al Workshop di Bologna è stato per noi più che stimolante. Abbiamo nuovi progetti, nuove idee… Insomma stiamo lavorando per voi!

I Business Center sono ormai una realtà sempre più diffusa in Italia e nel mondo. Tutti sanno cosa sono, ma quanti conoscono le loro origini? Per capire come nasce il fenomeno dobbiamo fare un grosso salto temporale e raggiungere il 1929, l’anno della grande depressione. Siamo in America, perché si sa, i grandi progetti partono sempre da lì! Tutto ha origine dalla genialità di alcuni gruppi di avvocati che, colpiti da una crisi economica soffocante, abbozzano un primo progetto di ufficio condiviso, dove utilizzare in comune librerie legali, raccolte giuridiche, sale riunioni ed anche segretarie (le nonne delle moderne segretarie virtuali). La circolazione di questo progetto permette la nascita, all’incirca 40 anni dopo, dei primi Business Center nel continente. Un iniziale franchising del settore viene alla luce a San Francisco verso la metà degli anni 70 da T. J. Tyson;  mentre Paul Feagan, avvocato di Los Angeles, tra il 1971 e il 1980 crea una rete di 180 centri, ridotti a 30-35, acquisiti in seguito da Barrister Executive Offices, tutt’oggi gruppo di successo nel settore.

E il nostro Paese come viene raggiunto dal fenomeno? Questo nuovo modo di intendere l’ufficio  oltrepassa l’Oceano e sbarca nel 1974 nella Penisola con Sebastiano Carpentieri, dirigente che aveva provato in prima persona l’esperienza durante un soggiorno di lavoro negli Stati Uniti. Inizia così l’era dei Business Center anche da noi!

_Serena

 

Addio cabine telefoniche, benvenuti uffici!

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A differenza dell’Italia dove già da tempo è stato dato l’addio alle vecchie cabine telefoniche, in Gran Bretagna le storiche “Phon Box” resistono! Anche se sempre meno utilizzate, a causa della diffusione dello smartphone, le storiche cabine rosse rappresentano un simbolo della cultura del Regno Unito, per questo non possono essere abbandonate! Per risolvere il problema si è pensato ad un restyling di queste icone, dando loro nuova vita attraverso un riutilizzo intelligente. Sono nate mini librerie, alcune sono diventate punti di ricarica gratuiti per cellulari e tablet, altre defibrillatori. E sapete qual è l’ultima tendenza? La trasformazione delle cabine in uffici.

La pazza idea nasce dalla società Bar Works, creatrice di spazi di coworking alternativi a New York, Leeds ed Edimburgo. Le postazioni saranno dotate di monitor per pc, mouse, scanner, stampante (si vocifera anche di caffè) e potranno essere utilizzate in qualsiasi momento dagli abbonati mediante il pagamento di una quota mensile di 19,99 sterline.

Un’ottima soluzione per liberi professionisti, imprenditori e giornalisti sempre in movimento che necessitino, ovunque si trovino, di una postazione dove gestire temporaneamente le questioni di lavoro.

 

_Serena