Una scrivania nel bosco

forest-272595_640Pensi mai a quanto potrebbe essere più produttiva la tua attività se lavorassi circondato da qualcosa che veramente ti piace? Più leggerezza, meno oppressione e nuovi stimoli. Le relazioni con i colleghi e l’ambiente possono influire tantissimo sul lavoratore e i suoi risultati. L’armonia e la serenità sono importanti per vivere e lavorare al meglio, per questo spesso dedichiamo gli articoli del nostro blog ad argomenti che possano incuriosirvi, darvi nuovi spunti per i vostri progetti e perché no anche  farvi sognare. Insieme abbiamo scoperto uffici galleggianti, coworking in paradisi tropicali, cabine telefoniche che si trasformano in postazioni di lavoro, ma ancora non abbiamo detto nulla sulle scrivanie nel bosco. In Italia gli amanti del verde dovranno ancora aspettare, perché il progetto al momento si trova solo nei Paesi Bassi, ma lo staff spera che l’idea possa prendere piede anche in altri Paesi, come Svezia, Grecia, Spagna e Stati Uniti. Kantoor Karavaan (che dall’olandese può essere tradotto come ufficio in roulotte) è un progetto di Tipping Point Foundation, partito nel 2015, che prende spunto da Sustainsville, un hub immerso nella natura, una comunità di creativi che lavora per lo più in casette sugli alberi. Kantoor Karavaan è “una versione più mobile di questo concetto” dice Tom van de Beek, uno dei fondatori.

Dall’incontro tra business e natura nascono tante piccole vecchie roulotte convertite in uffici, posizionate in contesti completamente verdi, tra foreste e campagne olandesi. Queste scrivanie condivise sono dotate di connessione wifi, macchinette del caffè, una mini cucina per il pranzo e sono ecocompatibili perché utilizzano l’energia solare. Basta portare il computer da casa ed il gioco è fatto! E se si lavora in team, non ci sono problemi perché sono a disposizioni anche roulotte più grandi pronte ad ospitare gruppi di lavoro. Con il silenzio di cui hai bisogno, la massima libertà e tutto il senso di pace che ne deriva, ricarichi il pc, lo smartphone e te stesso senza alcuno stress.

_Serena

Il coworking contagia il lusso

springplaceNon pensiate che la sharing economy venga utilizzata unicamente da chi è costretto a modificare le proprie abitudini di consumo per ridurre le spese. L’economia della condivisione non è solo una delle risposte più efficaci alla crisi, ma un nuovo modo di vivere e lavorare, che facilita scambi professionali, creativi e culturali fra tutti, indipendentemente dal tenore di vita di chi ne usufruisce. Tanto è vero che negli Stati Uniti, la sharing economy diventa di lusso. In che modo? Nascono i coworking per le celebrità.

Spring Place a New York è uno spazio condiviso esclusivo, una sorta di club privato, polo creativo, riservato ad alte personalità dell’arte, del design, ma anche ad imprenditori della moda e del cinema, come lo stilista Maxwell Osborne o gli attori Adrian Brody e Leonardo Di Caprio. Attivo da giugno 2016 nel quartiere di Tribeca, il coworking dello sfarzo si sviluppa grazie ai due imprenditori italiani Francesco Costa e Alessandro Cajrati Crivelli, mossi dalla considerazione che negli USA il 40% della popolazione non utilizza più il tradizionale ufficio ormai obsoleto, trattandosi di free lance o mini strutture di due/tre persone.

Ma cosa spinge personaggi di questo calibro a frequentare un coworking? Spring Place è un luogo dove lusso ed esclusività si svecchiano e cercano di incorporare il nuovo. Uno spazio condiviso dove lavorare, organizzare eventi mondani, sfilate, set fotografici, convocare meeting e fare network. Insomma anche le star per sentirsi più cool stanno adottando pian piano nuovi approcci al lavoro.

Serena

Hub e coworking per l’Africa

Africa“Penso che la soluzione migliore al momento sia agevolare la crescita di Hub e coworking in Africa per incentivare la circolazione delle conoscenze sul mondo delle start up e delle imprese”. Queste le parole di Lorenzo D’Amelio, uno dei giovani imprenditori sociali che hanno partecipato all’Africa Summer School, una settimana formativa interculturale iniziata il 29 luglio scorso, durante la quale, i 50 partecipanti hanno avuto il privilegio di approfondire cultura e storia del Continente, affiancati da docenti ed esperti africani e italiani. Scopo dell’iniziativa infondere conoscenze e stimoli necessari per la creazione di progetti di business da sviluppare in Africa, il migliore dei quali riceverà un premio e sarà accompagnato nella sua fase di incubazione. La missione più importante? Liberare l’Africa dalla percezione comune di “Paese da salvare”, riconoscendola piuttosto come una Terra ricca e potenzialmente interessante, promuovendo un’educazione all’intraprendenza e all’autoimprenditorialità.

Perché nuovi Hub e coworking potrebbero fare al caso di questa Terra? Per creare ritrovi fisici, spazi di interazione sempre connessi ad Internet, dove rendere possibili il dialogo e la circolazione delle idee e di nuovi progetti, allo scopo di incentivare lo sviluppo delle imprese locali, permettendo alle popolazioni di  guadagnare finalmente la propria indipendenza. Insomma distribuire opportunità laddove i talenti non mancano. Non a caso diverse multinazionali stanno già investendo su giovani africani, Amazon ad esempio è presente nel Continente con attività di sostegno alle startup, Google ha come obiettivo la formazione di 1 milione di Africani alle competenze digitali, Mark Zuckerberg (fondatore e amministratore delegato di Facebook) ha destinato ben 24 milioni di dollari ad Andela, una startup di New York la cui missione è la formazione di sviluppatori software in Africa. Del resto non dimentichiamo che le migliori soluzioni nascono sempre dalle sfide più difficili!

Serena